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PRESIDE SCUOLA FERDINANDO II DI SCAFATI PROF. VINCENZO GIANNONE

Posted by on Feb 22, 2016

PRESIDE SCUOLA FERDINANDO II DI SCAFATI PROF. VINCENZO GIANNONE

sabato 27 febbraio si terra un importante evento storico identitario in quel di Scafati organizzato dalla nostra ass. ident. alta terra di lavoro di concerto con il preside della scuola ferdinando II di scafati prof. vincenzo Giannone e di seguito vi invito a leggere un suo appassionato pensiero………………………….

Agli amici e conoscenti,  che amano la verità e la giustizia, che desiderano conoscere la vera storia, libro copertina la garibaldite2

che disdegnano la menzogna e la falsità, l’ipocrisia e la calunnia, comunico che sabato 27 febbraio, alle ore 16,30 in punto,  presso l’Auditorium  “Scafati Solidale” di Scafati in via Berlinguer, si terrà un convegno per ricordare la figura del giovane Re Francesco II e Maria Sofia, ultimi sovrani del Regno delle Due Sicilie, vittime della congiura internazionale capeggiata dal Piemonte per distruggere con la maschera dell’unificazione e della fratellanza italiana il nostro paese, retto dal 1734 da una monarchia saggia e timorata di Dio. Di tutto si disse, di tutto si fece ignobilmente  per distruggere l’immagine dei Borbone e in particolare dei due giovani regnanti, Francesco II e Maria Sofia, che il 14 febbraio 1861, dopo il bombardamento della città di Gaeta durato cinque mesi, lasciarono il Regno per non farvi più ritorno…

Fu detto: «Salito sul trono del padre suo il Caligola dei nostri tempi di eterna esecrazione a tutti gli uomini, Francesco II, quasi che avesse giurato di rendere il suo paese tale da sembrare un sepolcro e i sudditi non mandrie d’armenti, ma spettri e larve agonizzanti… Morta era l’industria e il commercio, avvilito e calpestato ogni progetto di vivere sociale e civile, dimentica nell’inòpia la borghesia, smunta e avvilita la nobiltà, il pubblico bene sottomesso alle trame gesuite e pretine….Talché pensando a quante centinaia di persone furono massacrate fino sugli altari… Pensando alle donne sgozzate o sventrate, ai saccheggi e alle devastazioni, alle crudeltà mostruose che ogni giorno si commettevano, un brivido invade l’anima nostra, e una maledizione ai Borboni suona ancora sulle labbra d’ogni gente civile… Tale fu il principio del regno di Francesco II… Il despota Francesco II… prometteva aiuto alla barca di Pietro (il Papa) pericolante col suo scimunito nocchiere…. »

Maria Sofia aveva 18 anni quando conobbe Francesco il 7 marzo 1859, aveva occhi azzurri e capelli castani, un aspetto nobile, modi di porsi gentili e un carattere vivace ed energico. Amava molto cavalcare e fare il bagno nel mare di Napoli. Nella fortezza di Gaeta «una notte, verso le ore due, la giovane regina Maria Sofia, ardita, instancabile, insonne, accompagnata da un generale, saliva su una casamatta e animava gli artiglieri della batteria S. Ferdinando, quando una bomba italiana scoppiando nel mare sprizzava violentemente l’acqua bagnandone la persona e facendole esclamare ridendo a voce forte: “Coraggio, soldati, questo è il battesimo della vittoria!” Quell’eroica giovinetta di giorno e di notte si recava all’ospedale centrale a visitare uno a uno i feriti, che animava, confortava e consolava con le sue parole, non di Regina ma di sorella e madre. Io l’ho veduta portare continuamente della frutta e dei dolci, che dava ella stessa ai feriti che potevano mangiarli.»

«Voi lo vedete, sono povera (disse a un cronista qualche mese prima di morire). Ed abito qui per concessione di un mio nipote; ché altrimenti dovrei abitare in un quartierino di sobborgo Schwibing o a Sendling. Monsieur Barcellona mi serve per devozione, non certo per il salario che gli posso pagare. Non ho neanche i mezzi per abbonarmi a qualche rivista italiana e per comprarmi le ultime novità di Trèves (una casa editoriale) , come mi era sempre piaciuto fare. I Savoia non sono stati chic con noi Borboni. Che Don Giovanni Rossi, che era impiegato della Casa Reale nostra, e che aveva la custodia del borderò di quattro milioni di ducati, proprietà privatissima di mio marito Francesco II, sia andato subito a presentarlo a Garibaldi, appena costui entrò a Napoli, e che Garibaldi l’abbia subito confiscato, non mi fa meraviglia….»;

In occasione del convegno sarà distribuito ai relatori e alle autorità presenti un saggio storico, da me scritto, dal titolo: “La garibaldine. Commedia eroica, farsa di cappa e di spada di Giuseppe Garibaldi”.

 «Garibaldi, scrisse G. Buttà, è in fama di gran Generale, di Scassatroni, di eroe dei due mondi; tutto questo lo sarà, non voglio metterlo in dubbio; anzi, se vi piace, lo chiameremo pure eroe di tre mondi includendo quello della luna. Però, i suoi ammiratori non dovrebbero negare che tutto quello che egli operò e compì di meraviglioso nel Regno delle Due Sicilie, l’avrebbe operato e compiuto un uomo qualunque se avesse avuto i mezzi e gli aiuti del nostro eroe: chi sa…! anche io o qualunque di voi, miei benevoli lettori, avremmo operato quella specie di eroiche e miracolose gesta!»

 «Liberò la Sicilia, sta bene; ma di grazia, con quali armi? Il generale risponda. Da chi ebbe i cannoni e le munizioni da guerra? E le somme ingenti di denaro? Perché, Generale entraste in Napoli senza colpo ferire? Chi ha fatto in modo che i capi disperdessero le loro truppe? Garibaldi vuol cacciare Cavour? Ci spieghi prima che fine hanno fatto le somme di pubblica ragione trovate in Palermo, e delle altre della stessa natura, ma anche più considerevoli, trovate in Napoli!»

Il massone Pietro Borrelli dichiarò su una rivista tedesca del 1882:  Gli iniziati sanno che tutta la rivoluzione in Sicilia fu fatta da Cavour, i cui emissari vestiti da merciaiuoli girovaghi, percorrevano l’isola e compravano a prezzo d’oro le persone influenti.

Il deputato Bottero, ebbe l’incarico dal conte di Cavour di cooperare al passaggio de’ garibaldini sul continente; a tal fine partì da Torino con 500 mila franchi; in appresso una uguale somma portò in Sicilia l’egregio ex-deputato Bartolomeo Casalis.

Scrisse nel 1879 lo storico romano Paolo Mencacci: «Italiano, arrossisco che l’unità d’Italia sia il frutto di tanti delitti… Nei sette anni di assiduo lavoro che v’impiegai, spesse volte credetti sognare, tanto sembravanmi incredibili le cose ch’ero costretto a registrare!».

Poiché il saggio sarà stampato in un ridotto numero di copie per i relatori e gli ospiti di riguardo, coloro che vogliono conoscere la verità e  sapere come Garibaldi di miracolo in miracolo conquistò il Regno delle Due Sicilie, possono prenotarne una copia  con una e-mail a: giannonesa@tiscali.it ; dopo la lettura del testo vi si apriranno gli occhi e lo sdegno vi scuoterà l’animo.

Il saggio non sarà in vendita ma potete prenotarne una copia al costo effettivo di stampa, di dieci euro. Vi aspetto, non mancate.

Cordiali saluti.

Vincenzo Giannone

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