Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Produrre & trasformare = CompraSud

Posted by on Ago 15, 2016

Produrre & trasformare = CompraSud

Ai tempi del liceo, un mio compagno di classe soleva dire che il problema dell’Italia poteva essere rappresentato, sintetizzato dal fatto che i treni e, in generale, i mezzi di trasporto merci, scendevano carichi da nord verso sud ma risalivano vuoti.

Gli altri, e io stesso, a questa analisi nulla obiettavamo, forse perché poco interessati ma anche perché, in fondo, nulla avevamo da obiettare: ci sembrava corretta, ineccepibile.

Non eravamo sciocchi, e non eravamo neanche ai primi anni di scuola superiore; qualcosa avevamo studiato; discutevamo spesso, di politica, di società, di scenari futuri (era il tempo del paventato/agognato compromesso storico), ma su questo, sul fatto che il sud ricevesse soltanto senza nulla dare in cambio al nord, proprio nulla avevamo da dire.

In fondo cosi, la Società e la Scuola (sua emanazione), ci avevano formato e così noi credevamo che le cose stessero.

Il potere del convincimento occulto, latente, quello che deriva indirettamente da ciò che viene esplicitamente trasmesso, nella formazione delle coscienze è immenso.

Quando Hong Kong ritornò alla Cina, una parte dei suoi abitanti ebbe crisi “nervose” , cadde nella depressione più cupa e non pochi furono i gesti disperati: per anni e anni erano stati educati a vedere nella Cina il mostro da cui tenersi lontani, a temere il ricongiungimento con essa e a vederlo come qualcosa dagli effetti terrificanti da evitare, perciò, a tutti i costi. Ovviamente, quando il ricongiungimento avvenne … presero corpo le paure dovute ad anni ed anni di propaganda/educazione interna.

Noi, nel periodo che ha preceduto la rivisitazione della storia italiana del XIX secolo, rivisitazione operata e diffusa soprattutto, almeno in un primo momento, dai movimenti di ispirazione neoborbonica, eravamo come quegli abitanti di Hong Kong … però all’incontrario: noi credevamo nell’abbraccio, generoso e fraterno, cominciato 150 anni fa circa, ad opera del Regno di Sardegna, abbraccio che credevamo ancora in atto, vedi i container che, scendendo pieni e salendo vuoti, ispiravano in noi, oltretutto, un senso di gratitudine verso gli autori di cotanta generosità e un malcelato senso di colpa e auto disprezzo per la nostra condizione di … commensali, se non proprio di parassiti.

Nelle nostre analisi di allora, qualcosa mancava, ed è mancato per tanto tempo ancora dopo quegli studi liceali.

Noi, in realtà, ridotti a Terroni dal “fraterno afflato” dei non richiesti e non necessari “liberatori” subalpini (terroni, è più consono allo spirito dei “fratelli” scesi dal nord) produciamo, ormai, soprattutto derrate alimentari essendosi il grosso della produzione industriale, manifatturiera (quello che ingrossa il PIL e genera le buste paga dei lavoratori) trasferito al nord proprio grazie a quella discesa che fu salvifica sì, ma per il “samaritano” Piemonte.

Le materie prime alimentari le produciamo qui (ancora per poco, se continua questa politica); vengono trasportate al nord (qualcosa di pieno sale, dunque, torna indietro al nord!) dove sono trasformate e rispedite sui mercati, dunque anche qui al Sud.

La materia prima costa poco, pochissimo, tanto da scoraggiare quasi la sua stessa produzione; se a trasportarla siamo noi stessi, bene, qualche stipendio in più lo paghiamo, qualche altra nostra famiglia ha così un reddito; ma tutti quelli che lavorano per trasformarla, questa materia prima, quelli che ci guadagnano poi rivendendola, stanno al nord (in molti casi).

La produzione (che permette a mala pena il sostentamento anche di grosse realtà aziendali, in certi casi) e il trasporto (che è quello che è, permette gli utili che sono quello che sono) sono al sud; la trasformazione e la relativa distribuzione (che garantiscono più utili) sono allocate al Nord. E già questo è, per loro, un grosso vantaggio; doppio, se si considera che (come adesso sta accadendo grazie alla globalizzazione e agli accordi che l’Europa stipula senza tenere in giusto conto tutti i suoi figli) le materie prime possono essere acquistate anche altrove, a costi minori. Così, la trasformazione continua al nord garantendo più utili; la produzione cessa al sud. Se consideriamo poi che un’ azienda di trasformazione sita al nord, paga lì le tasse, anche locali, si capisce come, soprattutto nel caso di un sempre minore impegno dello Stato centrale a sostegno delle realtà periferiche, chi è ricco, con questo sistema lo diventa sempre di più: più risorse e mezzi aveva e più, con questo mascherato federalismo fiscale, riesce ad averne.

Allora, forse, si capisce come, “Comprare SUD” sia una risorsa con la quale possiamo auto sostenere il nostro sviluppo e la nostra ripresa.

Oltretutto, la filiera si accorcerebbe e ne guadagnerebbe sia la qualità dei prodotti che il prezzo finale al consumatore.

Gli psicologi sociali dicono che l’uomo è una specie che tende ad attuare un “risparmio cognitivo” (“Il volgo s’annoia a pensare” discettava Giacinto de’ Sivo dopo gli infausti, per noi, eventi risorgimentali); sta di fatto che, stante questa difficoltà a pensare, bisogna fare massa critica, raggiungere e superare una sorta di limite di Eddington, una specie di limite di Chandrasekhar all’incontrario raggiunto il quale la massa si orienterà, tutta, verso le aziende del suo territorio: lo farà, in una sua parte, pedissequamente, però lo farà.

Io appartengo al volgo, ma preferisco la coscienza e la consapevolezza; quindi, per esempio, se un liquore che mi piaceva (e mi piace tuttora), un liquore giallo, molto aromatico, un prodotto di provincia della nostra Campania (ma molto diffuso nel mondo), ha un’etichetta che, per un qualche verso (…!?) non mi ispira, è probabile che io non lo compri più …

Può sembrare un controsenso ma bisogna fare come i giocatori di scacchi che, per vincere la partita, talvolta sacrificano un pezzo …

Ecco.

Fiorentino Bevilacqua

 

1 Comment

  1. caro fiorentino a quanto affermi aggiungo le attività produttive che operano da noi ma con sede legale nella gallia cisalpina e cispadana e quindi pagano tasse la. noi eravamo una nazione che basava l’economia sulla produzione e non di consumo mentre ora siamo una economia di consumo cosa che zitara tante volte ci ha fatto notare infatti diceva che siamo una colonia di una subnazione. il 70 per cento delle merci prodotte al nord sono vendute nell’ex regno quindi pensa tu se veramente si facesse la separazione, un abbraccio claudio

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