Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Pulcinella da Quaquero di Antonio Jerocades il testo

Posted by on Dic 2, 2019

Pulcinella da Quaquero di Antonio Jerocades il testo

Scena 1a

Giacomo mena Pulcinella nell’Anticamera.

Pulc:
Ma io puro voglio magnà.

Giac:
Voi mangerete; ma a tempo suo.

 

Pulc:
Chiano sì Angrisi, chiano ca io so galantommo.

Giac:
Lo sò pur io. Ma voi dovete stare in Anticamera mentre mangia il Padrone.

Pulc:
E chesta mò, che legge è? E’ legge Angrisa?

Giac:
E’ legge di Popoli lberi, ma pieni di civiltà. Aspettate quì. Vi si darrà l’avviso del quando doveva entrare.
Intanto passeggiate in anticamera.
| parte |

Scena 2a

Pulcinella Solo

E nui spasseggiammo in Anticammera. Che mmalora de Palazzi che anno trovato l’hommene, Porta, portone, e portella.
Corte, sola, e Galleria. Antecammera, Cammera, e Gabinetto. Loggia, Giardino, e Passeggio.
E po’ Damma, Cammerera, e Servetta. Paggio, Gentilommo, e Servo. Volante, Cocchiero e Coco, e chi li pò conta’?
E tutte st’uommene vivono co’ distinzione. Chi va’ nnante, chi arreta; Chi magna n’ora nnante, chi n’ora appriesso.
E Pulcinella? Spasseggia in Antecammera. Ma io ci corpo! Perchè aggio lasciato la Bella Napole pe ii appriesso a no’ Franciso?
Quanno mmalora finiti? E che bo’ finì? No’ Franciso magna a’ tavola co’ n’Angriso, va che cosa che bonno fa’;
Se ne contano chellete! Uh bene mio. E va’ trovate mmiezzo.

Scena 3a

Mylord, Monsieur escono. Il Cameriere prima accomoda sedie,
e tavolino da giuoco; quindi le porta le Pippe.

Pulc:
Sì Cammariè, e chesta è na mala creanza. Aggio d’aspettà no sieculo. E l’avissi ditto ca me faccia no’ suonno.

Giac:
Adesso, adesso. Siate più tollerante.

Pulc:
E che bò Pacienzia… Sì Patrò à che juoco jacammo.

Mons:
Che fate voi quì, Pulcinella amoroso, e charmant?

Pulc:
Puro chisto? Aspietto, che scampanajasse lo campaniello de lo refettorio Monsù?

Mons:
Quanto è ridicolo!

Myl:
Chi è costui?

Mons:
E’ un mio servo. Nel mio viaggio d’Italia lo presi in Napoli.
Mi serve di passatempo: In lui vedo il carattere di una Città.

Myl:
In Italia c’è cose grandi, e picciole. Voi vi trovate le più strepitose grandezze, e delle cose ridicole.
Ella è la sede dell’antichità, e ogni giorno nascono cose nuove.
Nel seno della più alta nobiltà voi vedete la più fecciosa plebaglia,
ed a’ festini de’ ricchi rispondono i lamenti de’ Poverelli. Che stravaganze !

Mons:
Siete stato voi nell’Italia?

Myl:
Io l’ho studiata nei libri, e nelle mappe.

Mons:
Eh Milord, C’è differenza tra’ i ritratti delle cose, e le cose medesime.
I viaggi scoprono li difetti delli Scrittori.

Myl:
E’ pur vero. I Paesi sono come i pianeti: guardati da lontano, si vedono perfetti, e lucidi:
Chi si avvicina co’ telescopj, scopre dell’irregolarità, e delle macchie.

Pulc:
Signò……..

Mons:
Ma cosa è? Non avete pazienza? Ecco un uomo d’Italia! Un paese abbondante produce de’ miserabili.
Sia il governo, sia il difetto dell’industria, l’Italia è fertile, e povera.

Myl:
L’Olanda non ha che pascoli, e pure vende grani, ed è ricca.

Mons:
Eh Mylord, la cosa va male. Volete sapere le stravaganze d’Italia, e propiamente di un regno?

Myl:
Mi fate piacere.

Mons:
Ve le dirò en ebreje.

Scena 4a

Giac, e detti.

Giac:
Signore un Quacquero vi richiede.

Myl:
Bene. Dopo che avrà pranzato, favorisca. Vi raccomando li Schiavi.

Giac:
Sarà servita.

Myl:
Fate che poi vengano in Anticamera.

Giac:
Sarà servita. Venite voi.

Pulc:
Addò? Mpresune?

Giac:
Venite a pranzo.

Pulc:
Sia lodato lo Cielo. Signò vado dinto.

Mons:
Andate. Cosa sono questi schiavi? In Londra sono schiavi?

Myl:
No’: l’ho comprati. Dopo il vostro racconto vi narrerò il mio viaggio di Pensilvania,
nel ritorno da questa, feci questa compra.
E così quali sono le stravaganze d’Italia?

Mons:
Già sapete che quello è il paese dei Preti. Ivi tutto è della Chiesa, e questa forse è la prima caggione della miseria.
Vedete dei vasti piani, che potrebbero servire a biada, o a pascoli occupati da monasteri, e da tante case de Robusti poltroni.
Questo è il paese delle parole; e quel che è più sorprendente, prima si parla e poi si pensa.
il Reo si condanna, e poi si forma il Processo. In un Tribunale chi confessa è salvo, chi niega, si manda alle fiamme.
Ivi si tiene il corpo nel regno, e lo spirito in un’altra Città. Conta più un Chierico, che il Sovrano,
e le più venerande leggi dello stato, non han forza a fronte di una regola ecclesiastica.
Non sono queste delle stravanganze insopportabili?

Myl:
Quando non si vuol stare sotto di un capo, si avrà lo stato dentro lo stato.
Noi ci siam liberati da tal disordine, e stiamo bene.
Ma sapete quanto costa una Dinastia Chinese, cioè una rivoluzione di stato?
Costa sangue, e ruina.

Scena 5a

Giacomino, e li due schiavi Anna, e Gioacchino.

Giac:
Signora, ecco li Schiavi.

Myl:
A tempo.

An:
Vi riverisco.

Gio:
Addio.

Mons:
Che fierezza! E pure mi piace! Il nome!

Myl:
Anna, e Gioacchino.

Mons:
Come l’avete avuti? Sono forse Chinesi, o Circessi?
Sono sani, e belli.

Myl:
Io non sò. Ritornando da Pensilvania, dove vidi lo splendore della Colonia de Quacqueri,
nelle spiagge del Canadà, trovai l’equipaggio di una nave grossa naufragata.
Fra’ le altre merci comprai dal mercante questi due schiavi per cento lire sterline.
Non ho potuto sapere la loro condizione. Forse sono della Terra del Labrador.

Mons:
Sono Galli. Io gli avrei pagato due mila Franchi.

Myl:
Voi siete il Padrone, o dell’uno, o dell’altra, purchè si decida.

Mon: E come?

Myl:
Non sapete, che la contesa di Romulo, e Remo sull’Impero di Roma fù decisa con l’armi?
Che a’ tempi di Scipione due Fratelli nella Spagna coll’armi disputarono del Reame?
Sapete ancora, che a’ tempo del Sistema della Cavalleria le Regali Donzelle erano il soggetto de’ Tornej,
e della Giostra? Aspiriamo noi alla medesima gloria.

Mons:
Sig:re : Io non voglio, che li nostri trasporti turbino li sagri dritti dell’ospitalità,
e che noi meschiamo tra’ i vasi la spada all’usanza de Traci.
Ma quando si tratta di un nobile divertim:to io volentieri l’accetto.

Myl:
Bravo. Ecco il Ferraù, e l’Orlando.

An:
Signori, voi disputate della nostra libertà!

Gio:
Sig:ri, la nostra libertà costa più del prezzo del vostro sangua.
Voi non siete Padroni di quel che è nostro.

Myl:
Non temete. Questi sono i passatempi de Cavalieri.
Ma che fare?

Mons: Ecco la spada.

Myl: Ecco la pistola.

 

Scena 6a

Pulcinella, e detti

Pulc:
Ah! Bene mio! Mmò si pò spapaja’ nell’Antecammera.
Oh mmalora! Vossia vo’ pazzia’? Sì patrò, sì Angriso.

Mons:
Pulcinella, vogliamo far la prova del nostro valore, vogliamo vedere di questi
due schiavi di chi sarà il maschio, o la femmina.

Pulc:
Ussia vo’ pazzia’!

Myl:
Pulcinella, ecco il modo di acquistare il dominio delle persone all’uso de Cavalieri.
Io ti voglio per mio campione.

Mons:
Io ti voglio per mio.

Pulc:
Vossia vò pazzia’? O sarà affratto dalla Birra? Ma sentite sbentrarvi a’ tuorto.
Vossia colla spada, e Vossia colla Pistola; Chisto non va bene.

Mons:
Ha’ raggione.

Myl:
Bene, duelleremo co’ pugni.

Pulc:
Alla lazzaresca, alias all’eroica.

Mons:
Duelleremo col Minuat.

Pulc:
Alla Francese, alias all’uso.

Mons:
All’uso della Danza pizzica.

Pulc:
E fate a braccio, a duellare all’uso de Napole.

Myl:
Duelleremo correndo a’ piedi, e a’ cavallo.

Mons:
Fortbien. Allons.

Myl:
Eh custodite voi questi schiavi.

Pulc:
Fermate mmalora.

Scena 7a

Pulcinella, e li Schiavi.

Pulc:
O che pazzia de li Cavalieri antichi. Ne’ piccirilli vui che diti?

An:
Son Donna.

Gio:
Son Uomo.

Pulc:
Chiano Chiano. Vi scorgio il sasso. Mo’ donde venite?

An:
Dalla Fra. = Gio: dal mare. = Pulc: Gnorsì sarite sbarcati mo’.
Ma la casta vostra se pò sapè? An: il mondo. Gio: il Cielo. Pulc: Ue che mbrasuglio.
Mo la votto. Comme vi chiammate? An: Anna. Gio: Gioacchino. Pulc: lo Tata, e la Mamma?
An: Geogio. Gio: Maria. Pulc: Chiano mmalora, che annate facenno. An: Si ama. Gio: Si vive.

Pulc:
E chi ammi? E chi bivi?

An:
Io amo te.

Gio:
Io vivo con me.

Pulc:
Oh non tante squisille mò. Io pure vi amoreggio sapete?
Ne’ è bella sa’? Dimme na cosa, me vorrisse pe maritiello tujo?

An:
Perchè no? La Donna deve unirsi coll’Uomo.

Pulc:
O che pozzi essere benedetta. Alomanco  lossai come va’? A lo paese mio c’è lu jus presbendi.
Ma comme facimmu poi? Ussia volite venì a’ Napole?

Gio:
Tutto il mondo è paese. Ogni città è la patria del savio.

Pulc:
Ue che peccerillo saputo. A chisto ci volimmo dà Graziella.

An:
Certo. L’Uomo deve stare con la Donna.

Pulc:
O nannella mia, giojella sapuritella, nzuccarata. O ninnillo mio, susamiella, pastanaca mia.
La sciammata dà no bascio. Via facimmo la capematremoniale.

An:
Basta la parola. Gio: La nostra parola à contratto.

Pulc:
Volite di vui mò, che è fatto?

An e Gio:
E’ fatto.

Pulc:
E jammocenne mo’. Mo’ ce mbarcammo, e lasciammo sta mmalora de Francisi, ed Angrisi, che m’hanno…..

Scena 8a

George, e Detti

Georg:
Si saluta il Padron della Casa.

Pulc:
O mmalora, Lupo nfravica.

Georg:
Rendo grazie alla sua umanità, che mi ha ricevuto per ospite.

Pulc:
Sì mio Padrone. Ussia chi è?

Georg:
Non sei tu il Padron della casa?

Pulc:
Mmalora mò che dico? Sì Signore.

Georg:
Dunque ti ringrazio.

Pulc:
Non Sig:re non sò io. Ue che mbruoglio.

An:
Oh Dio il core mi palpita.

Gio:
Mi sento mosse le viscere.

Georg:
Chi sono questi?

Pulc:
So’ due dello munno. O nigro me.

Georg:
Belli giovani, siete voi di Londra?

An:
Noi non sappiamo la Patria.

Gio:
Siamo lasciati al rigore della fortuna.
Un Inglese ci comprò, dopo che perdemmo il Padre in un naufragio.
Noi non sappiamo più di questo.

Georg:
Dio mio, mi sento pieno di tenerezza. Il vostro nome?

An:
Anna.

Gio:
Gioacchino.

Georg:
io sono fuori di me. Vi ricordate di vostro Padre, e della Madre?

An:
La Madre si chiamava Maria. Gio: Il Padre Giorgio.

Georg:
Ah figli venite al mio seno. Io sono il vostro Padre, che mi salvai dal naufragio.
La vostra Madre vi aspetta in casa.

An:
Ah caro Padre.

Gio:
Padre mio caro.

Pulc:
Ue che metamorfosees. Ah caro suocere, ricevi stò Jennariello tujo !

Georg:
Suocero ! Chi è costui?

An:
Padre pietà. Io l’ho sposato. Non sapevo che fare. Speravo con lui tornare alla casa.

Georg:
Figlia tu non sai, che le nostre leggi non permettono di sposare un altro di altra religione.
Il contratto non vale.

An:
E la parola?

Pulc:
Io per me la voglio, me l’aggio sposata.

Gerg:
Si può rimediare. Vieni alla religione de Quacqueri, e sarai mio genero.

An:
Che dici?

Pulc:
Io ci vengo ma il Prepuzio?

Georg:
Fra’ noi non sono necessarie queste queste cerimonie: Siam Cristiani anche noi;
ma crediamo, che il Cristianesimo consista nell’operare; non nelle parole e ne segni.

Pulc:
E io mò ce faccio. La mia paura era il Prepuzio.

An:
O doppio contento, ho ritrovato il Padre, e lo sposo.

Gio:
Che gaudio inaspettato: ecco il Padre, e il Cognato.

Pulc:
Oh Paradiso, ue la Mogliera, e lo Massaro.

Georg:
Non perdiamo tempo. Io voglio parlare coll’Inglese, e far le parti della civiltà;
affinchè la nostra partenza non sia creduta una fuga.
Voi andate all’Albergo: fate cambiar le vesti a quest’uomo:
istruitelo in breve de nostri costumi, e poi tornate qui dove io vi aspetto.

An e Gio:
Padre la Benedizione.

Pulc:
La Benedizione.

Georg:
Iddio vi benedica.

Scena 9a

Georgio Solo.

Che colpo inaspettato ! Lo Spirito illustratore me lo diceva nel cuore, che in Londra avrei trovato i miei figli.
Dio mio, tu sei verace nella promessa; tu non abbandoni li afflitti. Tu dai il piacere dopo il dolore.

Scena Xa

Myl:
Io voglio la Donna.

Mons:
La Donna è mia.

Myl:
Ma io ti ho vinto a cavallo.

Mons:
E io ti ho vinto a piedi. E Pulcinella dov’è?

Myl:
Dove sono li Schiavi?

Georg:
Io ti saluto o Padron della casa.

Myl:
Avete voi veduto un servo con due Giovanetti?

Georg:
L’ho veduti, e l’ho rimandati all’Albergo.

Myl:
Che ardire ha questo !

Georg:
Quell’ardire che dà la natura a’ Padri verso de suoi figli.

Myl:
Che figli? Non sei tu Quacquero?

Georg:
Lo sono, e sono il Padre di que miseri giovani.

Mons:
Questa è graziosa. Ecco il duello de Cavalieri erranti.
Non farò tua la Bella Donna sia, che mentre noi tardiam se ne và via.

Myl:
Ma che prova avete di ciò. Io li ho comprati cento lire sterline.

Georg:
Tu sei padrona del tuo denaro, e io mi riprenderò i miei figli.
Questa nave, che trovasti rotta dal mare nella spiaggia era mia:
Io per salvare il tutto rimasi preda dell’onda.
Il Piloto credendomi estinto per salvar la sua vita, vendè l’equipaggio, e miei figli.
Intanto io mi salvai in un’ Isoletta vicina. Una nave passeggiera mi ricondusse sul lido.
Il Piloto mi raccontò tutto il destino. Presi la via di Londra:
dopo varii lumi venni a casa tua: trovai i miei figli custoditi da un servo:
gli riconobbi, ed accettai il servo per marito della mia figlia, che l’avea già sposato.
Ora son nell’Albergo. Quì verranno tra breve.

Mons:
E Pulcinella si è fatto sposo di una Quacquera?

Georg:
Non si meravigli: egli ha cambiato religione.

Mons:
O incostanza di Napoletano !

Geor:
E’ Napoletano? Mi spiace; ma vaglia la parola di mia figliuola.

Mons:
Ma Sig:re Quacquero, voi non fate bene. Fate mutar religione ad un cristiano.

Georg:
Non ti adirare: l’impeto è delle bestie, la raggione è dell’uomo. Credi tu che non siamo cristiani anche noi?

Mons:
Come siete Cristiani? Credete voi nel nostro Capo?

Georg:
Il nostro Capo è Gesù. Egli ci diede le Leggi, e come vede il cuore, non ha bisogno di Vicarij;
come fanno le potenze della Terra per giudicarci.

Mons:
Ma voi non avete de Sacramenti.

Georg:
Iddio è Spirito, e parla allo Spirito; però non abbiamo bisogno di segni, e di rituali.
Noi non crediamo, che una lavanda d’acqua possa mettere un uomo nel regno dei Cieli.

Mons:
E come vi saranno assoluti gli peccati?

Gerg:
Ne domandiamo perdono a Dio, il quale ci parla, e ci empie del suo spirito.

Mons:
Che bestia ! Voi siete discepolo del P: Malebranche?

Georg:
Io non conosco costui: Io sono discepolo del Vangelo.

Mons:
Che Vangelo. Se voi non avete ne pur Sacerdoti !

Georg:
Tu parli col pregiudizio, ed io ragiono colla Legge alla mano. Ogni Cristiano è Sacerdote.
Abramo guidava le Greggie, ad offriva le vittime.
Mons: Ma queste sono le leggi vecchie.

Georg:
E noi seguiamo la prudenza de vecchi, e ci troviamo bene.
La nostra colonia fiorisce: i nostri piaceri sono la pace, la concordia, l’amicizia, il mutuo soccorso.
Questi sono li affetti delle nostre Leggi: Noi siam felici.

Mons:
Che felici, se non avete civiltà nelle maniere.

Georg:
Se siamo rozzi nelle maniere, siamo semplici nel costume.
In Francia, e in Italia si fanno de complimenti, e si uccidono.
Le finezze sono la caparra della frode.
Le vostre civiltà sono poi sporcate di Adulterii, e di furti.
Già l’Europa è il paese delle parole; che ha un’infinità di Maestri di Lettere,
e l’arte del ciarlare vale più dell’arte de’ fatti,
di quì è che si parla più, che si fa del bene.
In Olanda un Giudeo, il quale diceva di credere all’Immortalità dell’Anima,
uccise avanti il Tempio Spinosa, il quale non ci credeva.
In Italia li Vescovi, e li Monaci, che predicano l’evangelica povertà,
sguazzano nell’abbondanza, e nel lusso; mentre, che questi,
che non facilm:te credono all’impostura, vivono contenti di poco.
Che ti pare Monsieur? Che ne dici Mylord?

Scena Ultima

Pulc:
Io Io, Tu Tu. Va’ bene. Io saluto tu.

Georg:
Mylord ecco i miei Figli. Prendi testimonianza da loro.

Myl:
Non ho bisogno di prove. Son persuaso.

An:
Amico. Io ho ritrovato il mio Padre.

Gio:
Io prendo licenza da te, o amico, e torno alla mia Patria.

Mylord:
Andate in pace non voglio impedire i vostri contanti.

Pulc:
Io prendo licenza da tu, e vado alla mia Mogliera.

Mons:
Ed hai fronte di comparirmi innanzi ! traditore del tuo Padrone.

Pulc:
Io son libero. Non ho Signiò.

Mons:
Ti trovai in Napoli nudo, e meschino:
Ti condussi per l’Europa a mie spese, e ora mi abbandoni !

Pulc:
Ussia mi perdoni: Mi hai portato in Francia, e ci avevo lasciato la pelle.

Georg:
Dritto, e col cappello in capo.

Mons:
Traditore delle Leggi della Patria, e come poi lasciare la Chiesa.

Pulc:
Quà mò che aggio da rispondere.

Georg:
Iddio è da pertutto.

Mons:
Ti farò fulminare una scomunica.

Pulc:
O nigro me, la scomunica…. non ci voglio venì.

Georg:
Le parole, e la carta non fanno male.

Mons:
Apostata, eratico degno dell’Inferno.

Pulc:
Infierno? Va’ va’….

Georg:
Tutti li uomini sono ugualmente figli di Dio.

Pulc:
Hai ragione.

Mons:
Donami le mie vesti.

Pulc:
Oh mmalora, e po’ Marcantonio, che dice?

Gerg:
La nostra Colonia, ti dà vesti, e danaro.

Mons:
Lasci la tua Italia?

Pulc:
O Napole mia.

Georg:
La Pensilvania vale per mille Italie. Filadelfia è più ricca di Napoli.

Myl:
Ecco il centro della favola. Così avviene a chi cambia religione.

Mons:
Va’ ribaldo.

Pulc:
Aspetta c’hai ragione.

Georg:
Se non vuoi venire, non vado. Addio.

Pulc:
Lasciame penzà.

An:
Addio.

Gio:
Addio.

Pulc:
O mmalora mo’ venco. Bona notte.
Mo non sò ne Pulcinella, ne Quacquero.
Buonanotte.

 

Personaggi

Mylord Thul Inglese.
Monsieur Pierre Francese.
Georgio Quacquero.
Anna e Giocchino figli del Quacquero.
Giac: Cameriere di Thul.
Pulcinella servo del Francese.

La Scena è in Londra in casa di Milord.

Dum Nihil habemus majus, calamo ludimus
                                 Phaedrus.

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