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“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NNAPULITANO – Alta Terra di Lavoro

Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NNAPULITANO

Posted by on Giu 29, 2017

“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NNAPULITANO

“Una parlata assurge al rango di lingua quando la sua esplicazione può annoverare termini medici e clinici che non hanno una immediata traduzione nell’idioma italico. La napolitana lo è e prossimamente ne parleremo” 

Cerchiamo di chiarire il significato di alcune parole della nostra lingua che, così come scritte, hanno piu’ di un significato.

 

NZAGNA’

E’ la coniugazione del verbo “ ‘nzagnare” che vuol significare  – lasciare il segno -.

La “nzegna”, tuttavia, era anche l’insegna (alabardo o gonfalone) che il Governo Borbonico concedeva ai luciani (abitanti di Santa Lucia) in occasione della festa dell’Assunta (15 agosto).

Era, quella della nzegna, una delle tante feste popolari snobbate dalla nobiltà la quale riconosceva come unica festa dei nobili il carnevale.

Ebbene, a tale festa, per “quieta vivere”, la Corte Borbonica, autorizzando l‘insegna, concedeva quello che oggi si chiamerebbe “Patrocinio morale”.

Scopo della festa era una processione in onore dell’Assunta che terminava nei pressi di Castel dell’Ovo ove, per tradizione, qualcuno doveva essere buttato in mare in modo da doversi definire “’nzagnato”.

Altra negativa particolarità di questa festa, snobbata dalla nobiltà, era l’occasione della “tagliata e faccia” che il Lui, non voluto dai genitori della Lei, perpetrava sul volto dell’amata in modo da renderla riconoscibile a tutti come una donna amata da un Lui non gradito dalla famiglia di Lei.

Tale gesto, chiaramente penalmente perseguibile, trovava riparo nelle nozze che, ormai “a fatto compiuto” la famiglia di Lei doveva, ob collo torto,  accettare

Ultima particolarità della “festa da nzegna” era il menu’ che consisteva in una generosa parmigiana di melanzane e dalla “cuscetta cu ‘o cazzillo”, ovvero il cosciotto di agnello maschio che, nato in primavera, era commestibile “a puntino” attesa la giusta età ante trasformazione da agnello a “zimbaro” o montone che dir si voglia

 

 

ARRACCHIATO

E’ la condizione in cui si trova chi è a qualche bicchiere di vino prima di ubriacarsi. Nell’idioma italico si direbbe “brillo”, ma “arracchiato” rende molto piu’ il senso, il tono ed il significato del vocabolo.

Tale epiteto lo ritroviamo in una celeberrima canzone, “‘O guappo ‘e cartone” scritta da quell’immenso poeta napoletano che fu Raffaele Viviani.

La canzone così recita:

“Scorza ‘e fenucchio,  tengo ‘nu brutto pollice dint’a recchia, sò bevitore ‘e vino e sì m’arracchio,  te scarreco a ddoje canne dint’o denucchio,  scorza ‘e fenucchio”

 

ARTETECA  (BALLO S. VITO)

E’ l’irrefrenabile manifestazione di inquietudine che generalmente pervade i bambini.

Il riferimento a tale stato di fatto può generare anche dett  “tarantolato”, ovvero morso dalla tarantola, specie di scorpione che provocava una epilessia dell’intero corpo umano.

Sininimo di “arteteca” è anche il così detto “ballo ‘e San Vito”, anch’essa manifestazione di innata propensione ad una irrefrenabile manifestazione di inquietudine.

 

CAFONE

E’ l’identificazione che solitamente si fa di una persona che per demeriti o per diversa appartenenza non è della città di Napoli.

Secondo alcune tesi, si definivano così coloro i quali, arrivando in città, per non perdersi nel caos, si auto-legavano con una fune creando una simil-cordata, secondo altri erano così definiti coloro che al posto della cintura dei pantaloni utilizzavano una fune e, in modo del tutto denigrativo e gratuito, nei confronti di chi solitamente ha comportamenti non consoni alla decenza sia verbale che comportamentale.

La tesi che piu’ ritengo  plausibile è quella di Renato de Falco il quale ritiene che il “cafone” è frutto di una cacofonica pronuncia della parlata Napolitana per cui è così etichettato chi palesemente usa accenti e dizioni diverse da quelle utilizzate nella città ovvero nel Napoletano.

Agostino Catuogno

 

p.s.

Francesco Sabatini (linguista) autore del “Morandini” dizionario…è intervenuto a Unomattina in famiglia:

“non esiste e non è mai esistita alcuna lingua Lombarda e Veneta…non esiste e non sono mai esistite lingue Settentrionali…nel Settentrione esistono e sono esistiti solo “DIALETTI”… le uniche lingue preunitarie riconosciute sono: Greco Antico, Latino, Napoletano e Siciliano.

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