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“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NNAPULITANO – Alta Terra di Lavoro

Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NNAPULITANO

Posted by on Lug 14, 2017

“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NNAPULITANO

“Una parlata assurge al rango di lingua quando la sua esplicazione può annoverare termini medici e clinici che non hanno una immediata traduzione nell’idioma italico. La napolitana lo è e prossimamente ne parleremo” 

Cerchiamo di chiarire il significato di alcune parole della nostra lingua che, così come scritte, hanno piu’ di un significato.

 

FILOSCIO

E’ per eccellenza quanto si dice di una buona frittata di uova ripiena di latticini, possibilmente fior di latte del giorno precedente.

Del giorno precedente in quanto è piu’ povera di liquidi e piu’ propensa alle filature che, nella nostra lingua napoletana,  si chiamano “filosci”.

E’ filoscio anche la filatura del fior di latte che alberga nell’arancino di riso, nella nostra lingua “palla ‘e riso” e nel croquet, sempre in napoletano “panzarotto”.

A tal proposito mi piace riportare quanto il mio Maestro di lingua napoletana, l’eminente avvocato Renato de Falco, ebbe a profferire nei confronti di un conducente di bus che procedeva lentissimamente.

Disse, con stupenda attribuzione: ‘a purtato ‘o pulmann comme si teneva a guallera cu ‘e filosce!

Orbene, se consideriamo che di per se “‘a guallera”  è un impedimento, immaginiamola cu ‘e filosce”, ovvero l’impedimento all’impedimento.

 

PESCE ‘E CANNUCCIA

E’ un modo di individuare piccoli pesci che, solitamente,  si catturano con la canna da pesca, ovvero “’a cannuccia”.

Tale modo di dire, tuttavia, si presta ad una dulice interpretazione, nel senso che a seconda della circostanza si può intendere in positivo ovvero in negativo.

In positivo, si attribuisce tale modo di dire a quelle persone che, come pochi pesci di scoglio, riescono a mangiare l’esca dell’amo della “cannuccia”senza abboccare e quindi essere catturati.

In negativo, si attribuisce tale modo di dire a quelle persone che puntualmente abboccano all’amo senza minimamente rendersi conto del pericolo che è stato loro proposto, ovvero l’amo con l’esca.

SCUGNATO

E’ l’epiteto che normalmente si attribuisce a chi, per età. giovane o avanzata, ha mancanza di denti.

Tale etimologia nasce dalla pratica di sbucciatura di alcuni legumi, in particolare piselli, fave e fagioli, che, privati del contenuto del baccello, si disono che sono stati “scugnati”. In alcune zone del sannio beneventano, i fagioli freschi cavati dal baccello si dicono “scugnatielli”, per distinguerli dagli stessi essiccati.

A tal proposito, con un po’ di gratuita volgarità, c’è una cantilena che serpeggiava negli anni ’50 che così recitava:

Scugnato senza dienti vasa ‘nculo a zi Vicienzo e scugnato senza mole vasa ‘uculo a zi Nicola. Sarà sicuramente bord-line. Ma esiste  ed è giusto dirla, chiedendo anticipatamente scusa a Chi non ha gradito.

A questo punto, a proposito di cantilena, è il caso di ricordare ben due filastrocche delle nenie napoletane che si cantavano ai fanciulli mistificandole per nenie per addormentarli

 

CHIOVE ‘E GHIESCE ‘O SOLE, TUTTE E VECCHIE FANNO ‘AMMORE, FANNO ‘AMMORE INT‘E TIANE, TUTTE E VECCHIE RUFFIANE.

L’etimologia o la traduzione è riferita, in “chiove ‘e ghiesce ‘o sole” a:  in tutti momenti della giornata ed in qualsiasi situazione metereologica,  le persone di sesso femminile ed in età avanzata, erano solite preparare pozioni o filtri amorosi (fanno ‘ammore) da sottoporre all’attenzione della Lei o del Lui che non si “abboccava” alle avances del partner.

Sarebbe totalmente fuorviante dire che le vecchie fanno l’amore into ‘o tiano, ma è corretto se si pensa che le pozioni o filtri amorosi venivano preparati e gestiti in contenitori alla bisogna utilizzati che,  nella nostra lingua si dicono “tiani”. L’aggettivo “ruffiane” è la sintesi di un’azione di mediazione che oggi si direbbe di mediazione pre-matrimoniale.

JESCE, IESCE CUORN CA MAMMETA TE SCORNA, FAI LL’AMMORE ‘NCOPPA ALL’ASTECO E TE NESCE ‘O FIGLIO MASCULO

E’ l’invito al gesto d’amore che, secondo una convinzione degli antichi latini, prevedeva la possibilità di avere un figlio di sesso maschile se l’atto sessuale veniva compiuto su una suoerfice solida.

La mamma giammai scornava il  corno, ma albergava l’organo sessuale maschile (te scorna) in modo che, “lavorando sul “lastricarum”, ovvero l’asteco,  creava i presupposti per ottemperare alla pratica che poteva (e doveva) far generare un frutto di sesso maschile.

Agostino Catuogno

p.s.

Francesco Sabatini (linguista) autore del “Morandini” dizionario…è intervenuto a Unomattina in famiglia:

“non esiste e non è mai esistita alcuna lingua Lombarda e Veneta…non esiste e non sono mai esistite lingue Settentrionali…nel Settentrione esistono e sono esistiti solo “DIALETTI”… le uniche lingue preunitarie riconosciute sono: Greco Antico, Latino, Napoletano e Siciliano.

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