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“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NNAPULITANO

Posted by on Apr 16, 2017

“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NNAPULITANO

“Una parlata assurge al rango di lingua quando la sua esplicazione può annoverare termini medici e clinici che non hanno una immediata traduzione nell’idioma italico. La napolitana lo è e prossimamente ne parleremo” 

Cerchiamo di chiarire il significato di alcune parole della nostra lingua che, così come scritte, hanno piu’ di un significato.

 

PIGNO

R’ quanto si pone a garanzia di un prestito presso il Banco dei Pegni ed a seguito del quale il Banco stesso rilascia ‘a cartella.

Era (ed è!) usanza del popolo chiedere prestito per momentanee necessità di liquidità a fronte del quale, non avendo possibilità di garanzie certificate (busta paga, pensione etc. etc.), si ‘mpignava qualcosa di materiale e solitamente personale.

Era un classico l’oggetto d’oro o addirittura ‘a fede (anello simbolo del coniugio) ma molto spesso, avemdo già dato in pegno tali cose, si ‘mpignava addirittura qualche capo di abbigliamento (’o cappotto) o di masserizia casalinga (e mmatarazze)

Pratica sinceramente triste ma facente parte degli usi e costumi del nostro popolo che, grazie al Monte di Pietà o similari organizzazioni riusciva a soddisfare la sopravvivenza quotidiana.

A tal proposito è d’uopo ricordare che nella commedia di Eduardo de Filippo – Natale in casa Cupiello, il figlio, in costanza di malattia dello zio (fratello di Luca Cupiello – Eduardo) si ‘mpignò ‘e scarpe.

Infine è il caso di ricordare che in molte case (antiche) vi era un luogo ricavato e deputato alla conservazione delle piu’ svariate cose che veniva individuato come “’O suppigno”, ovvero l’ammezzato o soppalco ricavato da una stanza di alte dimensioni utile alla creazione di un luogo nascosto ed appartato alla bisogna utilizzato. Normalmente il piano di calpestio era in legno e, piu’ precisamente, di legno di pino, albero che ci fornisce “’e pigne” utili per i pinoli e per attizzare il fuoco attesa la grande quantità di resina in esse presenti.

 

PIZZO

E’ uno dei vocaboli della nostra lingua che si presta a molteplici significati.

Innanzi tutto, per “pizzo” si intende un luogo che può essere di destinazione motoria o simbolica.

Motoriamente può essere un luogo “nu pizzo ‘e muntagna”;

mentre figurativamente può essere il luogo di conservazione di qualcosa. “Mette ‘e sorde ‘o pizzo” ovvero conserva in luogo immaginario danaro o ricchezze;

E’ tale anche “’o pizzo da tavola”, ovvero l’angolo del tavolo, il ricamo che anticamente facevano le donne di casa, così come “’o pizzopaparo”, ovvero, perché in napoletano è così detto, il becco della caraffa, per non dimenticare il frutto estivo per eccellenza deputato a maritarsi con il vino, ovvero “ ‘O percuoco” il quale è tale propri perché all’estremità sottostante termina con il pizzo.

A tal proposito è opportuno ricordare una antica cantilena che così recitava per significare che è enorme l’importanza del vocabolo “pizzo”. Erano 3 i momenti cruciali, ovvero

  1. “E’ bbello ‘o campà e tanno voglio murì quanne nasce nu percuoco senza ‘o pizzo,
  2. “ Quanno ‘o Papa va ‘ncarrozza (in quanto andava sempre e soltanto sulla sedia gestatoria)
  3. “Quanno Maria Sofia torna ‘o palazzo” quando cioè si sarebbe ripristinata la Dinastia Borbonica:

Come si noterà si è in presenza di tre cose all’epoca irrealizzabili (o percuoco e Maria Sofia ‘o palazzo) o impossibili.

 

CALIMMA

E’ tale, in generale, la sensazione di acclimatamento che si riesce a trovare in circostanze particolari.

Per esempio sentirsi alla giusta temperatura in ex ambiente freddo, ovvero sentirsi a proprio agio in luoghi prima ostili.

“’A calimma” è anche la condizione otttimale di molti comportamenti dell’essere umano ed è anche il colorito “bbuono” che si manifesta in circostanze di situazioni di accertamento di situazioni.

Si è soliti apostrofare con “nun teneva calimma ‘e faccia quanno s’appuraje ‘o fatto scuoncio”, o

“perdette ‘a calimma nfaccia” ovvero sbiancò non appena accertata la verità di una situazione

truffaldinamente presentata.

Agostino Catuogno

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