Alta Terra di Lavoro

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“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NNAPULITANO

Posted by on Mag 6, 2017

“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NNAPULITANO

“Una parlata assurge al rango di lingua quando la sua esplicazione può annoverare termini medici e clinici che non hanno una immediata traduzione nell’idioma italico. La napolitana lo è e prossimamente ne parleremo” 

Cerchiamo di chiarire il significato di alcune parole della nostra lingua che, così come scritte, hanno piu’ di un significato.

FILOSCIO

E’ per eccellenza quanto si dice di una buona frittata di uova ripiena di latticini, possibilmente fior di latte del giorno precedente.

Del giorno precedente in quanto è piu’ povera di liquidi e piu’ propensa alle filature che, nella nostra lingua napoletana, si chiamano “filosci”.

E’ filoscio anche la filatura del fior di latte che alberga nell’arancino di riso, nella nostra lingua “palla ‘e riso” e nel croquet, sempre in napoletano “panzarotto”.

A tal proposito mi piace riportare quanto il mio Maestro di lingua napoletana, l’eminente avvocato Renato de Falco, ebbe a profferire nei confronti di un conducente di bus che procedeva lentissimamente.

Disse, con stupenda attribuzione: ‘a purtato ‘o pulmann comme si teneva a guallera cu ‘e filosce!

Orbene, se consideriamo che di per se “‘a guallera” è un impedimento, immaginiamola cu ‘e filosce”, ovvero l’impedimento all’impedimento.

 

PESCE ‘E CANNUCCIA

E’ un modo di individuare piccoli pesci che, solitamente, si catturano con la canna da pesca, ovvero “’a cannuccia”.

Tale modo di dire, tuttavia, si presta ad una dulice interpretazione, nel senso che a seconda della circostanza si può intendere in positivo ovvero in negativo.

In positivo, si attribuisce tale modo di dire a quelle persone che, come pochi pesci di scoglio, riescono a mangiare l’esca dell’amo della “cannuccia”senza abboccare e quindi essere catturati.

In negativo, si attribuisce tale modo di dire a quelle persone che puntualmente abboccano all’amo senza minimamente rendersi conto del pericolo che è stato loro proposto, ovvero l’amo con l’esca.

 

SCUGNATO

E’ l’epiteto che normalmente si attribuisce a chi, per età. giovane o avanzata, ha mancanza di denti.

Tale etimologia nasce dalla pratica di sbucciatura di alcuni legumi, in particolare piselli, fave e fagioli, che, privati del contenuto del baccello, si disono che sono stati “scugnati”. In alcune zone del sannio beneventano, i fagioli freschi cavati dal baccello si dicono “scugnatielli”, per distinguerli dagli stessi essiccati.

A tal proposito, con un po’ di gratuita volgarità, c’è una cantilena che serpeggiava negli anni ’50 che così recitava:

Scugnato senza dienti vasa ‘nculo a zi Vicienzo e scugnato senza mole vasa ‘uculo a zi Nicola. Sarà sicuramente bord-line. Ma esiste ed è giusto dirla, chiedendo anticipatamente scusa a Chi non ha gradito.

Agostino Catuogno

 

p.s.

Francesco Sabatini (linguista) autore del “Morandini” dizionario…è intervenuto a Unomattina in famiglia:

“non esiste e non è mai esistita alcuna lingua Lombarda e Veneta…non esiste e non sono mai esistite lingue Settentrionali…nel Settentrione esistono e sono esistiti solo “DIALETTI”… le uniche lingue preunitarie riconosciute sono:Greco Antico,Latino,Napoletano e Siciliano.

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