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Quando il Sud era il Nord, l’Italia nel 1860 e Giuseppe Garibaldi

Posted by on Apr 19, 2018

Quando il Sud era il Nord, l’Italia nel 1860 e Giuseppe Garibaldi

Il 1815 fu un anno cruciale per l’Europa e per l’Italia, poiché allora venne deciso a Vienna l’ assetto degli stati europei che era stato sconvolto dal terremoto napoleonico. L’Italia subì le decisioni del Congresso e della Restaurazione e venne divisa in tanti stati indipendenti, ma influenzati dall’ Austria attraverso una rete di parentele ben disposta.

Le reali condizioni di questi stati erano differenti, ma in contrasto con la storia ufficiale studiata a scuola. Molti documenti autentici, tenuti nascosti più o meno volutamente negli archivi sono venuti alla luce di recente, presentano situazioni del tutto diverse rispetto a quanto hanno sempre raccontato gli storiografi ufficiali. Così ad esempio risulta che alla vigilia del 1860 il regno dei Savoia, cioè il Regno di Sardegna, era lo stato più arretrato e più povero della Penisola: si moriva di pellagra, una malattia tipica delle regioni settentrionali causata da carenze alimentari: la gente si nutriva prevalentemente di polenta, il cibo più comune. perché meno costoso. Il Regno delle Due Sicilie era, al contrario, il più ricco e avanzato: nel 1859 al Banco di Sicilia si dovette rinforzare il pavimento su cui era collocata la cassaforte, era tanta la quantità di lingotti d’oro in essa contenuta che per il gran peso, c’era il rischio che il pavimento stesso potesse cedere! Naturalmente i soliti storiografi hanno raccontato a ruoli invertiti, la solita favoletta di un Sud povero e arretrato ad intere generazioni. E così è stato fatto loro credere ciecamente alle “gesta leggendarie” di Garibaldi, uno dei responsabili della rovina delle regioni meridionali. Garibaldi confidò al suo amico medico siciliano, Enrico Albanese: ”Quando i posteri esamineranno gli atti del governo e del Parlamento italiano durante il risorgimento italiano, vi troveranno cose da cloaca”. Una frase da condividere parzialmente, perché quello che avvenne in seguito fu ancora peggiore per le popolazioni meridionali. Garibaldi era un avventuriero e molte delle sue azioni apparse eroiche furono amplificate o del tutto inventate. Il ritratto del suo aspetto fisico fu alterato, dissero che era un gigante alto otto piedi (più di due metri), non arrivava a un metro e settanta, era tarchiato, con le gambe leggermente arcuate e corte, spesso avvolto con strati di sciarpe, perché soffriva di artrite cervicale e di reumatismi. Un giornalista francese, Maxime du Camp, che lo seguì nell’invasione del regno borbonico, lo definì “un babbeo”; per Denis Mack Smith, storico inglese alquanto di parte, era “rozzo e incolto”; Mazzini disse che “quanto a coerenza è una canna al vento”, cioè volubile e credulone; per Montanelli era un “onesto pasticcione”.

Nel 1834 aveva partecipato al moto insurrezionale di Genova contro i Savoia, scoperto, fu condannato e fuggì nell’America del Sud, dove già emigrarono i suoi conterranei per sfuggire così alla disoccupazione e alla miseria diffusa nel regno sabaudo (nel Regno delle Due Sicilie il fenomeno dell’emigrazione era sconosciuto, cominciò ad emigrare per le pessime condizioni di vita nelle quali fu costretta dall’unificazione forzata. L’invasione garibaldina e piemontese trasformò il Sud da paese tranquillo, sereno ed autosufficiente in un gigantesco cumulo di macerie!). In Sud America Garibaldi rubò anche dei cavalli e per questo subì un taglio all’orecchio destro: fu costretto così a coprire con i capelli lunghi questa macchia infamante. Stanco della sua vita temeraria, tornò in Italia, avute le garanzie che le cose sarebbero andate bene, decise di partire per la conquista del Regno delle Due Sicilie. Le garanzie avute erano formidabili e consistevano essenzialmente nei punti seguenti:

1) l’Inghilterra era ormai impaziente per l’eliminazione dei Borbone, divenuti scomodi per gli interessi inglesi nel Mediterraneo;

2) c’era la disponibilità di un’enorme montagna di soldi, in grandissima parte pure inglesi, per comprare le battaglie e tutto ciò che occorreva;

3) era stato assicurato l’aiuto della mafia in Sicilia e della camorra a Napoli, organizzazioni la cui esistenza venne così legittimata.

Il denaro fu l’alleato più efficace per un capillare piano di corruzione degli alti comandi della Marina Borbonica, gli alti comandi dell’Esercito Borbonico, dopo si passò a tanti altri come alcuni combattenti della guerra civile, che con disprezzo venne chiamata “lotta al brigantaggio”: essa imperversò nelle regioni del Sud per dieci anni, con migliaia e migliaia di morti, incendi e distruzioni di ogni genere, dal 1860 al 1870. Il viaggio dei garibaldini nel Tirreno e l’avanzata in Sicilia, Calabria e Campania fu caratterizzato da strani errori, ritardi, malintesi, ritirate di chi doveva fronteggiare un nemico invasore, insomma ci furono tanti tradimenti pagati a peso d’oro.

Tradirono gli alti comandi, non i soldati, tanto che in un giornale satirico francese una vignetta raffigurava i soldati con la testa di leone, gli ufficiali con la testa d’asino e i generali senza testa e con le tasche piene di soldi. Si riportano di seguito e in modo molto sintetico tre episodi emblematici di tutta la vicenda.

Lo sbarco a Marsala fu agevolato da informatori in mare aperto e dalla presenza di quattro navi inglesi ancorate nel porto, la marina borbonica non poté intervenire per non colpire le navi inglesi: l’Inghilterra non lo avrebbe tollerato, essendo in quel momento difficili i rapporti con il Regno di Francesco II. I volontari poterono così sbarcare.

La “battaglia” di Calatafimi poteva facilmente essere vinta dai soldati borbonici, perché meglio armati e in buona posizione strategica rispetto ai volontari e ai picciotti. Ma quando le cose stavano andando per il meglio, il generale borbonico ordinò la ritirata dei suoi soldati, permettendo così a Garibaldi di avanzare e di dichiararsi vincitore.

Marcia in Calabria. Non si combatté neppure. Il generale Fileno Briganti non affrontò i garibaldini, si ritirò semplicemente: ma nei pressi di Mileto (Catanzaro) fu intercettato dai soldati, che, per l’evidente tradimento, lo fucilarono. I volontari poterono così avanzare.

 fonte

sudindipendente

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