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QUESTIONE…ITALIANA-seconda parte-

Posted by on Nov 1, 2017

QUESTIONE…ITALIANA-seconda parte-

Dopo la fortunosa unione italiana sotto l’egemonia piemontese, di cui tutti sappiamo ormai la vera storia, il problema della ‘questione italiana’ fu risolta per gli inglesi, ma rimase ancora un problema per gli ‘italiani’, i quali erano diversi, e di fronte a queste differenze, all’ostilità manifestata da importanti forze interne quali i cattolici e alle difficoltà nei rapporti con i paesi confinanti (Austria e  Francia) invece di proporre delle leggi federaliste per una certa autonomia locale, il nuovo Stato reagì adottando un modello amministrativo di tipo centrista e autoritario, in cui le autonomie locali venivano sottoposte al rigido controllo del governo piemontese.

Ma la realtà è che c’era una grossa differenza tra il sud del paese ed il nord, il quale era molto più retrogrado e malandato del più prospero e felice sud; a questo punto la ‘questione italiana’ si trasforma in ‘questione settentrionale’. E si fece di tutto per favorire lo sviluppo del nord togliendolo al sud.

Essendosi ribellati a queste imposizioni, le Due Sicilie ebbero un trattamento da pura colonia e approfittando della guerra civile durata per più di dieci anni, questo paese fu razziato di ogni cosa.

Tutto questo accadde perché l’espansionismo piemontese era mirato in un primo tempo ad uno stato comprendente le regioni dell’Italia settentrionale e non ad uno Stato Nazionale delle proporzioni della nuova Italia. L’annessione del Regno delle Due Sicilie era stato un fatto casuale e dovuto ad una serie di contingenze. Il Piemonte non aveva un ordinamento adeguato alla gestione di un paese di 27 milioni di abitanti con grandissime differenze culturali e strutturali al suo interno.

La missione di Garibaldi era calcolata dagli inglesi più che da Cavour, perché così la Sicilia sarebbe diventata protettorato britannico, rinforzando la presenza nel mediterraneo grazie anche alla base navale di Malta, già derubata ai Borbone nella opportuna confusione napoleonica, ed avrebbe tenuto occupato le Due Sicilie nelle lotte interne, mentre il Savoia si apprestava alla tranquilla conquista dei territori papali. Il risultato doveva essere un regno Sabaudo a nord ed un ridimensionato Regno Napolitano a sud; e la Sicilia con le sue miniere di zolfo, sarebbe stata la contropartita inglese(probabilmente senza Messina). L’Inghilterra dovette poi rinunciare per forza ad un protettorato sulla Sicilia a causa delle continue minacce francesi che se ciò avveniva, la Francia occupava il Belgio.

Ma la storia prese una strada che noi tutti conosciamo e il Piemonte si trovò tra le mani anche Napoli e non volle mai ritenerla italiana, per cui fu spogliata di tutto per meglio favorire il nord. Tanto è vero che dopo due anni di guerra civile e l’impegno massiccio dell’esercito piemontese in tutto il territorio del napoletano, il Re Vittorio Emanuele II(che non cambiò nemmeno in I d’Italia, ma rimase come II di Savoia), decretò che ci si ritirasse e si lasciasse Napoli al suo destino, ma nell’agosto 1863 fu costituita la legge Pica che avrebbe portato alla distruzione delle bande partigiane e al ristabilimento dell’ordine piemontese.

Nacque così il termine SUD, Meridione e Meridionale per non indicare con ex Due Sicilie perché magari a qualcuno sarebbe venuto a conoscenza di non essere italiano, visto che c’era la piemontesizzazione in atto.

Diminuendo e togliendo le tasse al nord e aumentandole in modo specifico solo nell’ex Regno delle Due Sicilie, il nuovo stato italiano, drenava quanto più possibile al nord per costituire in questa zona una moderna struttura economica industriale, raccontando la barzelletta, secondo la quale le industrie si sarebbero sviluppate meglio in quanto più vicine all’Europa. Questa politica, protrattasi per molti anni, portò dei grandi risultati di crescita al nord, ma impoverimento al SUD lasciato ad una crescente ignoranza, visto la chiusura scolastica per molti anni, e al favorito sviluppo della criminalità organizzata. Ma con l’avvento del fascismo il potere centrale si dimostrò presente anche nel meridione, al punto che le varie associazioni criminali dovettero emigrare; Mussolini si era reso conto dell’esistenza di una ‘questione meridionale’, anche se non fece niente per risolverla.

In effetti era successo che la questione settentrionale si era risolta trasformandola in questione meridionale, benché quest’ultima già fu resa nota per la prima volta nel 1873 da un deputato del parlamento italiano mettendo in evidenza il divario economico tra le due parti del paese.

Dopo molti anni di diagnosi e cure, il problema persiste ancora, anzi peggiora; forse perché non conviene a nessuno risolvere tale questione se non ai ‘meridionali’ stessi.

Scarseggiano le strutture sociali, il lavoro, le istituzioni, ma le tasse, quelle, non mancano mai, anzi i pochi aiuti economici che arrivano, sono mal gestiti o gestiti in modo che vanno a fare il bene di alcuni, che non stanno poi tutti al SUD. Un’altra cosa che non manca, oltre alla criminalità organizzata, è l’emigrazione: negli anni ’70 circa 300.000  persone all’anno lasciavano il SUD per un lavoro al nord e oggi(2008), c’è ancora una linea emigratoria di 270.000 persone all’anno, quanto una città. Il risultato è che al nord si costruiscono più scuole, ospedali, strade, ecc. e il SUD si spopola.

Ecco che con quest’aria che tira, la questione meridionale rimane irrisolta, anzi, scompare in una barzelletta e ricompare lo spettro della ‘questione settentrionale’ in versione bossiana, e cioè, vale a dire, che l’Italia non cresce per colpa del nulla facente SUD, o meglio, il nord non va avanti perché deve assistere il SUD, e allora ognuno per proprio conto(al momento solo in senso fiscale), per il bene dell’Italia(del nord). A questo punto saltano fuori meridionalismi e settentrionalismi, padanisti e napolitanisti, autonomisti e indipendentisti; chiunque fa una accurata ricerca, si accorge che nello stato in cui viviamo si trovano dei movimenti regionali un po’ dovunque: c’è l’indipendentismo valdostano e quello altoatesino, il MIL in Liguria e il P. Sardo, vari movimenti sicilianisti e meridionalisti in genere, una liga veneta per le Venezie libere e una Toscana indipendente, addirittura anche una Romagna libera, insomma nessuno o quasi, si riconosce più in questo stato, sembra essere ritornati all’epoca post-napoleonica.

Mentre ora il regno settentrionale si va concretizzando con i bossiani, per la Sicilia e la Napolitania si naviga ancora in alto mare, ma spero che presto si troverà un porto dove approdare. Quindi, tra tutti quelli che si riempiono la bocca di ‘questioni’, io penso che quella che non si è mai risolta è proprio la ‘questione italiana’, e risolta questa, tutte le altre si risolveranno di conseguenza, ognuno per proprio conto, sperando che il SUD Italia sia preparato per l’arduo compito.

Alla base della riuscita vedo il riconoscimento nazionalistico dei popoli, non si può negare l’esistenza del popolo Napolitano e del popolo Siciliano, che magari questi facciano federazione è cosa molto buona, ma parlarne come una unità nazionalpopolare può essere azzardata quanto rischiosa, perché una divisione o scissione causata da una qualsiasi stupida controversia mette in discussione tutto l’operato, tutto quello che si è fatto insieme. Vogliamo rimanere umili e attenti per non perdere di vista il futuro premio che ci è posto d’innanzi a noi tutti, e di non far nascere una inutile e distruttrice ‘questione duosiciliana’. E che Iddio ce la mandi buona.

Antonio Iannaccone

pubblicato il 20 maggio 2008

dal blog di napolitania

 

 

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