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Raimondo Rotondi ci da nuove informazioni brigantesche

Posted by on Mar 6, 2017

Raimondo Rotondi ci da nuove informazioni brigantesche

Quando si parla della complessa tragedia storica comunemente denominata “brigantaggio post-unitario” occorrerebbe forse ricordare meglio Ferdinando IV e la sua celebre “Prammatica XXIV – De Administratione Universitatum” del 23 febbraio 1792.
Tale “prammatica” enunciò, di fatto, l’intenzione di liquidare l’antico sistema feudale per trasformare i territori dei feudi in proprietà, da distribuire per metà agli antichi feudatari, a titolo di risarcimento, e per l’altra metà ai contadini poveri e ai braccianti.
L’auspicata divisione delle terre aveva, però, il grave torto di escludere a priori da essa l’intera classe sociale di quelli che sarebbero stati chiamati in seguito “galantuomini”. Questi ultimi non avevano, però, nessuna intenzione di farsi da parte. La storia del Regno, nei decenni successivi, sarebbe stata sempre permeata dalla lotta per il possesso di quelle terre. Tutta una serie di ricorsi, processi, rallentamenti procedurali ad hoc e cavilli legali di vario genere, avrebbe reso, di fatto, impossibile assegnarle definitivamente fino al 1860.
Nel frattempo la gente aveva continuato a vivere su quelle stesse terre seguendo regole miste, in parte indefinite e soggette alle usanze locali, che mescolavano l’antico sistema degli usi civici e degli affidamenti “vicennali”, con varie forme di enfiteusi e infinite tipologie di affitto.
Alcuni contadini, di fatto, coltivavano da molte generazioni le stesse terre, che consideravano oramai di loro proprietà. I “galantuomini”, però, non demordevano. Con l’ausilio di uomini armati (i famigerati “guardiani”) e la connivenza dei parenti, annidati fra le autorità locali, vivevano di prepotenza, tentando in continuazione di appropriarsi di terre, sorgenti d’acqua, pascoli e boschi di uso comune. I tentativi sfociavano spesso in veri e propri scontri armati con i contadini, anche con morti e feriti.
Dopo il 1860 e la scandalosa asta delle terre, vero e proprio atto criminale attuato con metodi mafiosi, i “galantuomini” si trovarono di colpo ad avere tutte le ragioni. Le terre erano oramai legalmente di loro proprietà e potevano cacciare, o spedire all’altro mondo, i contadini che si erano sempre dimostrati loro nemici. Gli altri erano costretti a sottostare a uno sfruttamento bestiale, trovandosi improvvisamente degradati da quasi proprietari a quasi schiavi. Non meraviglia che la parola “galantuomo” sia ancora oggi popolarmente utilizzata per indicare un poco di buono.
Nel frattempo i famigerati “guardiani” erano diventati “guardie nazionali” e i contadini più bellicosi erano diventati “briganti”, iniziando una lotta sanguinosa e ferocissima che, in forma acuta, sarebbe durata per 10 anni e, in forme minori ma non meno feroci, si sarebbe protratta fino alla seconda guerra mondiale e anche oltre.

Raimondo Rotondi

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