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Rapporto tra Stato e Chiesa

Posted by on Mag 20, 2017

Rapporto tra Stato e Chiesa

il problema dei rapporti con l’autorità statale è ovviamente antico e risale addirittura al IV secolo (in termini teorici era stato in linea di principio posto dallo stesso Cristo: “Date a Cesare…”). Un momento qualificante si ha con la lotta per le investiture (Pensiamo a tappe come il “Privilegium Othonis” e il Concordato di Worms). In Francia i gallicani insistono per aumentare la dimensione nazionale della Chiesa e il controllo statale sulla stessa. Ora:

1) una cosa è il fatto che ci fossero forme di intromissione politica (l’indicazione precisa del soggetto da elevare alla dignità episcopale) un’altra cosa che la Chiesa le accettasse di buon grado (era una forma di forzata accettazione);

2) nel Settecento, senza guardare alle punte estreme del giuseppinismo, l’autorità statale, durante l’ancien regime, generalmente accentua le sue pretese di controllo. La Chiesa morde il freno, non accetta pacificamente. Nel suo testamento Luigi XVI riconosce di aver maltrattato la Chiesa e dichiara di essersene  pentito.

3) Finora ho parlato in termini generici o generalissimi. Andando nello specifico delle obiezioni estremamente precise mosse da quel gigante che è San Giovanni Bosco: a) obietta di aver avuto come modello le leggi febroniane (questo vuol dire molto di più, in  negativo. Basti vedere il pensiero di Febronio), perché si puntava ad esasperare il gallicanesimo e a ridimensionare la centralità del Pontefice. Invece, nell’Ottocento (e questo dimostra che non accettava tanto pacificamente le cose di cui sopra) la Chiesa vuole autonomia e un riferimento monarchico forte. Durante il Vaticano I si afferma infatti la tendenza opposta, quella che porterà  al dogma dell’infallibilità pontificia. E’ evidente che don Bosco si inserisce in questa corrente. Non parlerei dunque di una cosa tanto normale, come fa il tuo lettore. Ecco. io sono dalla parte di quel reazionario di don Bosco, che rimprovera al re Francesco di far parte di una dinastia che aveva avuto un modello ecclesiologico discutibile (peraltro con molti punti di contatto con l’ecclesiologia protestante luterana). In pratica, ha detto a Francesco: chi va per questi mari, questi pesci piglia. Per tornare al 1799: se la dinastia non avesse precedentemente favorito in tutti i modi massoni e rivoluzionari, avrebbero avuto quel peso nella città di Napoli?

Mi rendo conto di non essere sufficientemente chiaro, perché devo sintetizzare in poche righe questioni  tanto complesse, ma Don Bosco non era uno che parlava a vanvera, per le ragioni che sopra ho cercato di spiegare.,

Fernando Di Mieri

 

 

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