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Revisionismo storico, consapevolezza e governo di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Apr 30, 2018

Revisionismo storico, consapevolezza e governo di Fiorentino Bevilacqua

“Chi sbaglia storia, sbaglia politica” (Giovanni Cantoni)

“Un Paese che non conosce il suo ieri, è un Paese che non ha un domani” (Indro Montanelli)

E’ difficile non essere d’accordo con quanto detto da Cantoni e Montanelli. Penso, però, che conoscere la propria storia, sapere qual è stato il proprio ieri, non dia la garanzia di fare le scelte politiche giuste se si è al governo del Paese.

 

Fondamentale è sapere da dove si viene (specialmente nel nostro caso), perché questo significa sapere quali forze hanno agito, quali spinte hanno operato per produrre ciò che al presente si è e come si è giunti ad essere ciò che si è. E saperlo è fondamentale ancor di più se quelle forze, e gli epigoni dei protagonisti del passato, operano al presente attraverso gli stessi meccanismi per ottenere gli stessi risultati.

Ma già l’analisi approfondita di queste forze “del passato”, dei loro intrecci, delle loro interazioni, implica l’ingresso in ambiti specifici, specialistici. Sempre storia è, sempre di ricostruzione di eventi passati si tratta; ma, per ricostruirli al meglio, bisogna affidarsi a conoscenze che altri specialisti hanno acquisito in altri settori: economia, politica, sociologia etc.

Agire in ambito politico (al presente) implica, dunque, la conoscenza anche delle leggi dell’economia, del modo in cui si muovono i mercati, reagiscono le masse, i consumatori, i giovani, le forze del lavoro, l’ambiente; implica conoscere le aspettative, e i bisogni del Paese, divise per classi di età, per posizione sociale; significa avere conoscenze in settori quali l’industria, l’agricoltura, la tecnica, la scienza etc.

La storia è basilare; ma non è tutto.

Volendo fare una similitudine con un corso di studi, si potrebbe dire che la Storia è il primo modulo didattico al quale devono, poi, seguirne degli altri (economia, sociologia, legislazione, scienza e tecnica etc.).

Allora si è completi.

Ultimo, ma non meno importante, è il fatto che, dialogare sopra i massimi sistemi del mondo, non è altro che un modo per produrre sterili discorsi se ci si “dimentica” che, il mondo reale, è fatto anche di forze che permeano (purtroppo) tanti settori: se nelle “equazioni”, nelle “formule” che descrivono il mondo (che si vuole governare o che altri governano e si vuole solo spiegarselo, capirlo) ci si dimentica di mettere anche i parametri relativi a queste forze (magari per pudicizia…), le soluzioni trovate saranno sempre sbagliate: i problemi non si risolveranno mai e, anzi, si complicheranno (…per chi li subisce; non certo per chi ne fa un uso sistematico a proprio vantaggio).

La storia non basta. E forse non sono sufficienti neanche tutti gli altri “moduli didattici”.

Forse occorre anche che cambi l’utenza, la Popolazione.

Come?

Eliminandone i bisogni e facendo sì che si formi grazie ad una buona informazione (che dovrebbe cominciare dalla scuola): e questo rende necessaria una classe dirigente ben formata, una classe che ha studiato tutti i “moduli didattici” di cui sopra…ma che sia anche resistente…

(Bisognerebbe anche evitare infiltrazioni spurie, spontanee e/o volute e finalizzate al sabotaggio).

Una volta che sia cambiata la consapevolezza della Popolazione, questa esprimerà governanti migliori e desidererà scelte politiche più appropriate.

Da dove cominciare?

E’ complicata.

Ma è sicuro che la storia, nelle nostre condizioni, è solo un necessario primo passo.

 

Fiorentino Bevilacqua

29.04.2018

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