Alta Terra di Lavoro

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RIFLESSIONI di LUCIO CASTRESE SCHIANO

Posted by on Nov 22, 2019

RIFLESSIONI di LUCIO CASTRESE SCHIANO

Constatando che dal 1799 e, a seguire, dal 1860 in poi (cioè da 220 e 159 anni rispettivamente) assistiamo impotenti alla nostra costante umiliazione da parte di chi non avrebbe e non ha alcun titolo per arrogarsi questo diritto; constatando che i nostri convegni e le nostre manifestazioni non sono serviti né a restituirci le iniziali condizioni generali né la memoria né la dignità di cui, fin dall’antichità, abbiamo fatto dono sia al resto della nazione che al mondo, un senso di sconforto accompagnato ad un indicibile dolore mi assale.

Innumerevoli pubblicazioni di illustri ricercatori, intese a portare a cono-scenza di un pubblico più vasto le bugie che i vincitori della nostra recente storia e i loro agiografi prezzolati si sono sbizzarriti a scrivere su di noi come popolo napolitano e sulla nostra terra, vengono continuamente screditate dalla imperante casta che impone con prepotenza la sua volontà anche nel campo della cultura. Numerosi movimenti e associazioni, che hanno come denominatore comune la ricerca sulla origine della nostra condizione di colonia e di mercato di consumo dell’Italia Settentrionale, non sono riusciti ad andare oltre questa constatazione, e non sono stati nemmeno capaci di sensibilizzare opportuna-mente le persone che credono di rappresentare a non consumare i prodotti del Nord. Se si fosse riusciti ad ottenere almeno solo questo, la boria e la spavalderia dei nostri “fratelli” sarebbe finita come per incanto. Si badi bene che sto parlando semplicemente di “sensibilizzazione” perché obiettivamente per i prodotti made in Sud non è facile imporsi ed entrare in competizione con le catene di super ed ipermercati che, forti del loro numero, non incontrano difficoltà a sbaragliare la concorrenza.[Solo a titolo di esempio, vivendo in una città del Casertano, mi è impossibile trovare nei supermercati locali il latte Matese, prodotto in zona; ma gli scaffali e i corridoi rigurgitano di Granarolo, Parmalat, ecc.] A mio avviso la “sensibilizzazione”, se riuscisse ad essere sentita da tutti noi, potrebbe costituire l’ embrione di una presa di coscienza identitaria e portare a riacquistare gradualmente anche la memoria cancellata. Invece, cosa succede? Che l’ individualismo che caratterizza i nostri rapporti, e che non posso non definire cieco ed ottuso, impedisce che il comune filo conduttore alla base dei vari movimenti “meridionalisti” ci faccia diventare una massa compatta (come quella dei lazzari di antirepubblicana memoria) capace, col proprio numero e con la propria forza (non violenza) di chiedere ed ottenere, da chi ce l’ha tolto, TUTTO quello di cui eravamo detentori: ricchezza, condizioni sociali (che, criticabili che potessero essere, a noi andavano bene. E poi, se la nostra convinzione fosse stata da rivedere, questo compito spettava a noi e non ad altri), tranquillità, cultura, tradizioni, ma soprattutto rispetto, dignità e orgoglio.

Potremmo ottenere, a questo punto – dopo 220 e 159 anni rispettivamente – una revisione almeno di qualcuno dei tanti eventi che hanno interessato la nostra storia dalla casta che impone le linee guida al mondo della cultura. Perché, ammesso che quelli che hanno scritto e che continuano a scrivere la storia e quelli che gliela fanno scrivere ritenessero e ritengano di essere dalla parte della ragione, cosa sarebbe costato allora e cosa costerebbe oggi affermare – come fecero per i lazzari lo Championnet e il Bonnamy – che gli avversari (cioè i nostri avi), anche se vinti, non si comportarono da codardi? Perché, alla luce dell’umano cogito ergo sum, non è stato e non viene tuttora riconosciuto degno di rispetto il senso dell’onore ed il consequenziale comportamento di uomini che, pur di non rinnegare il giuramento di fedeltà al proprio sovrano ed alla propria patria, preferirono l’internamento e la morte nelle prigioni del nemico? Ancora oggi si incontrano non poche difficoltà anche a cambiare il nome di una strada o a spostare qualche busto, come se, a seguito di un incantesimo messo in atto da una magica macchina del tempo, il verificarsi delle due ipotesi riporterebbe i luoghi interessati alle epoche delle nuove denominazioni.

Tutto quanto sopra mi ha gettato in un profondo stato di prostrazione. Di tempo a disposizione, infatti, se ne è avuto abbastanza! Come detto, da 220 a 159 anni. Ora, se in tutti questi anni non si è riusciti a conseguire né una revi-sione nei testi di storia né ad eliminare la disparità di trattamento rispetto agli altri “fratelli”, nutro poche speranze che nell’immediato si riuscirà ad ottenere non qualche risultato, ma la perfetta uguaglianza in tutto con il resto di quella che è la nostra attuale patria comune. E’ umano, infatti, anche in una famiglia di tipo tradizionale, che se un figlio viene maltrattato continuamente, questi non possa che ritenere la genitrice non madre ma matrigna e non possa darle quell’amore e quell’affetto di cui magari avrebbe voluto e sentito il bisogno di circondarla se fosse stato trattato come gli altri fratelli.

Intanto ci tengo ad assicurare che nei riguardi della mia terra sono e sarò sempre il suo più orgoglioso e sincero figlio. Per cui, nell’eventualità che i vari movimenti, messi da parte i rispettivi egoismi, riuscissero una buona volta a costituire un fronte comune non farei mancare la mia adesione per avere il piacere di essere parte attiva per restituire onore e rispetto alla mia terra e ai suoi figli; in primis a quelli morti per difenderla da una proditoria aggressione e che, offesi ed umiliati, vittime della “damnatio memoriae”, non hanno nemmeno la possibilità di essere ricordati ed onorati dai propri fratelli: quelli veri.

Castrese Lucio Schiano

1 Comment

  1. per Lucio Castrese Schiano, perche’ forse l’unica via di uscita dal caos o piuttosto dal vuoto su cui amaramente riflette potrebbe essere andare tutti all’ origine e cercare di instaurare rapporti diretti, saltando a pie’ pari Roma, sulla base di antiche relazioni di popoli quando il rispetto era norma e semmai l’emulazione lo stimolo. Un saluto, caterina ossi

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