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ROCCAROMANA 1860….. QUANDO I GARIBALDINI …………….

Posted by on Lug 19, 2016

ROCCAROMANA 1860….. QUANDO I GARIBALDINI …………….

Nicola Pelosi, un altro insorgente munito di fervente energia, mi ha inviato un documento che credo essere molto ma molto importante, a mio modesto avviso, che vi invito a leggere..

ROCCAROMANA 1860….. QUANDO I GARIBALDINI E I PIEMONTESI FURONO RICACCIATI DALL’ESERCITO BORBONICO

E di vero circa le ore nove del mattino masse nemiche scendendo dalla montagna di Roccaromana inoltrarono verso il paese e fattosi incontro ai posti avanzati di questi attaccarono la pugna. Questo luogo era difeso da pochissima gente, giacché non vi erano che tredici ufficiali e duecentosettantasei soldati reliquie del reggimento carabinieri a piedi e del terzodecimo dei fanti sotto gli ordini del maggiore Angellotti. Essi sebbene pochi rispetto al numero maggiore dei nemici non si sgomentarono e si tennero saldi contro i colpi che loro si scagliavano fino allo arrivo della truppa che doveva rinforzarli. E rinforzati, ancor pochi essendo contro molti, in ordine aperto si slanciarono contro il nemico con impeto ed ardore. La lotta era disuguale ma accanita; il valore di pochi prodi bastò a tener fronte a numerosi armati. Il nemico che, veduto lo scarso numero di quei che lottavano contro di sé credeva di vincerli, infuriato raddoppiò i colpi e l’impeto ma senza pro: ché più sforzandosi di guadagnar terreno , maggiori se ne gli si facevano gli ostacoli a cagione di eroica ed audace resistenza. La quale non potendo durare lungamente e facendo bisogno di aiuto ,  Angellotti il chiese senza sospendere il combattimento al colonnello Kònig che comandava in Pietramelara. Ma questi sia che prestasse poca fede al messaggiero di tal cosa, sia per difetto che aveva di efficacia in operare, sia che prevedendo caso di guerra volesse tenere tutte le forze con se’ altro non fece che mandare di posto avanzato all’ ingresso del paese ov’era un battaglione del quarto dei fanti: Ma, cresciuto quel bisogno a cagione ancora che cominciavano a mancare di munizioni i combattenti di Roccaromana, il maggiore Angellotti di persona fece nuove istanze a quel colonnello, il quale, riunìto un grosso numero di soldati, ordinò che raggiungessero le file di coloro che aspettandoli pugnavano. Questo soccorso tanto desiderato rincuorò di tal guisa quei valorosi che combattendo con maggiore impeto contro il nemico fecero che questi sgominato e fremente di rabbia volse le spalle inseguito dai vincitori. In tale scontro ultimo di questo giorno le milizie napolitane non patirono che poche perdite, quelle del nemico furono di assai numero ché degli uomini delle sue masse tra morti e feriti si numerarono bene ottanta e sessanta fatti prigione E non tralasciamo di narrare per memoria di azione nobile e gloriosa ciò che fece in questa giornata l’alfiere del decimoterzo dei fanti per nome Dioguardi, il quale con due soldati tolse, non sapremmo dire se con ardire o coraggio, al nemico la bandiera. E ne sarà pure conceduto dire che ai combattenti si aggiunsero volonterosamente alcuni abitanti di Roccaromana, i quali, armati di scure e di altri strumenti rurali, caldeggiando la causa del Re gareggiarono con quelli in valore e tre di costoro vennero gravemente feriti. Falliti come or ora abbiamo detto tutti i disegni dell’inimico , le milizie napolitane compirono la giornata con una serie non interrotta di vittorie e soprattutto dettero prova di quella fedeltà che, macchiata altrove da parecchi, doveva risplendere d’ una luce più bella e farsi ammirare da quanti l’hanno in pregio.. Le sconfitte avvenute all’oste di Garibaldi sconfortarono i vinti e quanti erano avversi alla indipendenza della patria. frullamene la rivoluzione non potendo strombettare vittoria, inventando, sforzavasi per opera di giornali -di far credere le truppe nazionali essere state disumane contro i prigionieri; avere aggravato pacifiche popolazioni e di mezzo a queste aver commesso uccisioni, rapine ed ogni sorta di nefandigie. ( di Giovanni delli Franci, 1860)

fonte

Nicola Pelosi

 

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