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Salento e Risorgimento, i personaggi. Sigismondo Castromediano e Bonaventura Mazzarella

Posted by on Apr 23, 2018

Salento e Risorgimento, i personaggi. Sigismondo Castromediano e Bonaventura Mazzarella

Sigismondo Castromediano

Cavallino,20/1/1811 – 26/8/1895 figlio di Domenico II e Anna Teresa Balsamo, è stato l’ultimo erede del casato dei Castromediano di Limburg, signori di Cavallino dal XIV secolo circa.  Nacque sotto il regno di re Gioacchino Murat. Fu nominato segretario del Circolo Patriottico Salentino nel 1848, quando regnava Ferdinando II di Borbone.

 

Fu deputato del Primo Parlamento Italiano e Consigliere Provinciale di Lecce. Le sue idee politiche rientravano fra i radicali e per una Monarchia costituzionale: un’unica patria italiana con a capo il re sabaudo. Aderì alla Giovane Italia di Giuseppe Mazzini, ma per soli dieci giorni e fu uno dei principali responsabili della sommossa antiborbonica scoppiata a Lecce il 29 giugno di 1848. Per aver partecipato ad essa fu accusato di cospirazione contro la monarchia borbonica, e il 29 ottobre dello stesso anno fu arrestato insieme ai compagni del Circolo Patriottico Salentino.e condannato a trent’anni di carcere nelle galere di Procida, Montefusco, Montesarchio, Nisida e Ischia, insieme ad altri amici, come il Verri, lo Stampacchia, Morelli … Dopo dieci anni Ferdinando II gli commutò la pena del carcere con l’esilio in America.  Ma Sigismondo scappò e nel 1859 raggiunse l’Irlanda, poi la Gran Bretagna e infine Torino che nel frattempo il nuovo re Vittorio Emanuele II di Savoia, aveva eletta capitale del regno di Sardegna. Qui lui e i suoi compagni di fuga furono accolti e aiutati da Vittorio Emanuele II e da Camillo Benso di Cavour, diventando sostenitori dell’annessione nel regno di Vittorio Emanuele II. Rientrato a Cavallino nel 1861, Sigismondo Castromediano, patriota del Risorgimento, si presentò candidato nel collegio di Campi Salentina e risultò eletto deputato al I° Parlamento Italiano alla Camera dei Deputati. Nelle successive elezioni politiche del 1865 non venne rieletto. Abbandonò la politica per dedicarsi agli studi di storia e archeologia. Fu a capo della commissione che propose la istituzione del Museo, la cui fondazione fu deliberata dalla Provincia di Terra d’Otranto nel 1868 e pertanto è il più antico della Puglia.

Bonaventura Mazzarella

(Gallipoli, 6 febbraio 1818 – Genova, 6 marzo 1882)
Fu il Bonaventura a redigere il comunicato ufficiale della cacciata dei Borbone dalla città di Lecce.
E’ stato un magistrato, filosofo, pastore protestante, nonché politico italiano.

Laureatosi all’Università di Napoli in giurisprudenza nel 1840, frequentò lezioni di filosofia di Galluppi.Fu giudice in Gagliano del Capo e Novoli (Lecce).

In quest’ultima sede si è sposato nel 1848 con Chiara Tarantini (i due non hanno avuto figli) e, aprendosi al repubblicanesimo mazziniano, ha costituito un ramo della Giovine Italia. Nel solco delle vicende del ’48, dimessosi dall’ufficio, ha tentato di dar luogo ad un’insurrezione: tuttavia, il fallimento del tentativo, il contestuale ripristino dell’ordine borbonico e il conseguente mandato di cattura, che sarebbe sfociato in due processi in contumacia con sua condanna alla pena di morte per il reato di cospirazione, lo hanno costretto ad un esilio volontario. In tal senso, fino al marzo 1852, data del suo arrivo a Ginevra, Mazzarella peregrinò, nell’ordine, da Ancona a Roma (dove, collaborando con i rivoluzionari, ha assistito alla proclamazione della Repubblica Romana), da Corfù a Atene e da Genova a Torino.

Nel capoluogo piemontese si è accostato al movimento valdese, approfondendo il Risveglio e, infine, convertendosi all’evangelismo ed aderendo alla Chiesa valdese, la cui opera pastorale, ha assolto in Svizzera, in particolare presso la comunità di esuli italiani a Ginevra, in collaborazione con Luigi Desanctis, e, dalla fine del 1852, a Genova, collaborando con il pastore Paolo Geymonat.

In quel periodo, la positiva opera svolta nel capoluogo ligure, con una crescente adesione di fedeli, che ha per altro determinato l’ostilità degli ambienti cattolici, si è tuttavia tradotta nello scisma operato dagli evangelici italiani nei riguardi della Chiesa valdese. Lo stesso Mazzarella, determinando di uscire da quest’ultima, ha, dall’estate del 1854, rivolto le proprie attenzioni alla fondazione della Società evangelica italiana. Questa nuova attività di predicazione gli è valsa, tra la primavera e l’estate del 1857, un’aggressione e una condanna per lesa religione dello Stato. Egli, tuttavia, ha proseguito l’opera di evangelizzazione, recandosi a Londra (1859) e l’anno seguente a Firenze.

Nel giugno 1860, a seguito dell’amnistia concessa da Francesco II di Borbone, Mazzarella ha potuto rientrare a Novoli, dove venne colto da epilessia. In quello stesso anno, però, la coeva pubblicazione della sua più importante opera a carattere filosofico e già di stampo neokantiano, La critica della scienza, gli ha procurato particolare notorietà anche all’estero, tanto che Terenzio Mamiani, all’epoca ministro della Pubblica Istruzione, gli ha offerto la cattedra di pedagogia presso il prestigioso ateneo di Bologna [Tale decisione ha sollevato la reazione del clero, ostile a che un esponente del movimento evangelico reggesse una cattedra universitaria. Mazzarella ha trovato un inaspettato alleato in Giosuè Carducci, che lo difese in un articolo pubblicato su «La Nazione» del 22 dicembre 1860]. Trasferitosi poco dopo, per ragioni di salute, a Genova, è stato titolare della cattedra di storia della filosofia nella relativa Università.

Ripetutamente eletto in Parlamento, a partire dalla prima legislatura del Regno d’Italia, e tra le file dell’estrema Sinistra, la sua attività si è caratterizzata per la dedizione alla risoluzione di problemi afferenti la questione meridionale. Benedetto Croce ha segnalato come Mazzarella fosse considerato, assieme a Enrico Caporali e Pietro Taglialatela, fra le «menti più forti del movimento protestante in Italia» [B. Croce, Pescasseroli, Laterza, Bari 1922, p. 55, n. 2.].

Per la sua dottrina e conoscenza della filosofia, fu soprannominato dal pedagogista Pietro Siciliani il “Kant italiano”, uno dei più grandi filosofi che l’Italia abbia mai avuto.

cfr: http://it.wikipedia.org/wiki/Bonaventura_Mazzarella

Fu amico fraterno di Epaminonda Valentino, Emanuele Barba, Antonietta De Pace e di gran parte della nobiltà e della classe borghese di ideali repubblicani e mazziniani, dei quali sarà fervente sostenitore. 

Giovanni Greco

fonte

http://belsalento.wixsite.com/belsalento/bonaventura-mazzarella

 

 

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