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Si dice che i longobardi……..Andrea Ianniello

Posted by on Set 13, 2016

Si dice che i longobardi……..Andrea Ianniello

L’origine dei bufali della Provincia di Caserta “storica” si dice risalga ai Longobardi. Dico “storica” perché anche il Sud del Lazio, che un tempo faceva parte della Provincia di Caserta, conta una discreta popolazione bufalina, diffusa pure nella provincia di Salerno. La provincia di Caserta attuale,

comunque, conta la più numerosa popolazione bufalina d’Europa. Tale teoria, dell’origine “longobarda” dei bufali campani e casertani, non può certo significare che i bufali provengano dalla Scandinavia meridionale (attuale Svezia meridionale), dalla quale proverrebbero i Longobardi secondo Paolo Diacono (“Storia dei Longobardi”, Libro I, cap. II: “Dell’Isola di Scandinavia e dei motivi per i quali il popolo dei Winnili, cioè dei Longobardi, uscì da essa”; come si vede, i Longobardi si chiamavano “Winnili” e la Scandinavia era considerata un’isola, cioè la sua parte settentrionale non si conosceva). Secondo gli studiosi moderni, invece, i Longobardi sarebbero originari della stessa regione degli Angli, dei Sassoni e degli Juti, cioè lo Jutland e la Germania settentrionale. I Goti, al contrario, sarebbero effettivamente della Svezia meridionale (prova ne sia la regione che, ancor oggi, si chiama Götaland). Ciò sarebbe dimostrato dalle differenze linguistiche fra il Longobardo ed il goto. Sia come sia, di certi i bufali non provengono da così a Nord! I Longobardi, come testimonia lo stesso Paolo Diacono ma pure ritrovamenti vari, si stabilirono, per tutta una serie di migrazioni – e mescolamenti – successivi, nell’attuale Ungheria, piatta pianura attraversata da fiumi, allora detta “Pannonia”. Sia l’ambiente, sia le vicissitudini storiche rendono possibile che i Longobardi imparassero lì ad allevare i bufali allo stato brado, stato brado che si è mantenuto sino a tempi recentissimi, soltanto ultimamente si è cominciato a variare la dieta bufalina allo scopo di rendere la carne meno “selvatica”. L’ambiente umido è chiaramente presente in Ungheria, le vicissitudini storiche derivando dalla spinta degli Unni, che tanto influenzò i popoli germanici, e, quindi, anche i Longobardi. Per esempio, ne “I Nibelunghi”, Attila (Etzel) è un “buono”, non è un “flagello di Dio”. Attila, ancor oggi, è un nome positivo in Ungheria. Gli Unni non sparirono ma una parte di essi passò ai Bulgari ed un’altra agli Eruli. Sì, Odoacre, che formalmente pose termine all’Impero Romano d’Occidente, era di origini unne. Un’altra parte influenzò gli Alani, dei quali era parte lo storico romano Jordanes, autore della “Storia dei Goti”. Due problemi sorgono: com’è che questi popoli, discendenti degli Unni, non hanno assolutamente conservato traccia dell’allevamento di bufali? Com’è, poi, che detto allevamento si è conservato nell’Italia meridionale influenzata dai Longobardi mentre al Nord Italia, sede vera e propria del Regno dei Longobardi, se n’è persa del tutto traccia? In ambedue i casi, la causa potrebbe attenere al clima: modificazioni climatiche, delle quali si sa, dall’epoca della fine dell’Impero Romano all’Alto Medioevo, potrebbero aver reso difficile la vita dei bufali, portando, di fatto, alla loro estinzione. Ma c’è qualcosa in più. Difatti, le antiche Cronache beneventane riportano che il primo Duca di Benevento proveniva non dai Longobardi del Nord Italia, bensì direttamente dalla Pannonia. In altre parole, ci sarebbe stata una seconda, molto minore, migrazione, proveniente dai Longobardi di Pannonia, e non trattata da Paolo Diacono (il che presupporrebbe che una parte, seppur minima, di Longobardi sarebbe rimasta in Pannonia). Questa seconda migrazione, minore, avrebbe diffuso i bufali nel solo Sud Italia longobardo. Il che spiegherebbe la cosa meglio. Rimane un’altra questione, interessante: com’è che i bufali, del Sud-Est asiatico, potessero essere trasportati dagli Unni per le molto aride steppe della Russia meridionale e, prima, dell’Asia Centrale. A parte problemi di varietà, per cui il bufalo casertano, essendo piuttosto animale da climi temperati caldi e non decisamente tropicali, può resistere meglio alla scarsa umidità, e a parte problemi di mutamenti climatici per i quali zone che oggi sono aridissime potevano esserlo molto meno in altre epoche, va precisata una cosa: il nome “Unno” (“Hun”) è un nome che copre popolazioni molto diverse, e conta fra di esse gli “Unni Bianchi” e gli “Unni Eftaliti”, alcuni dei quali conquistarono l’India, dove poterono venire a contatto con i bufali, che portarono con sé, diffondendone l’uso, uso che, a sua volta, si diffuse sin qui. Poi, mutò il clima, e tale uso si perse altrove. Qui, al contrario, trovò condizioni favorevoli.

Andrea A. Ianniello

 

foto fonte wikipedia

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