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SIRACUSA: “Il mito di Ciane e Anapo”

Posted by on Feb 17, 2018

SIRACUSA: “Il mito di Ciane e Anapo”

Il mito di Ciane e Anapo

La fonte Ciane è una fonte della provincia di Siracusa. Si trova all’interno della Riserva Naturale Regionale Orientata Fiume Ciane e Saline di Siracusa.

Essa ha una forma circolare, le sue dimensioni sono orientativamente di 16 metri di larghezza, 33 metri di lunghezza, 7 metri di profondità. Da essa sgorgano le acque dalle quali prende corpo il fiume Ciane. Tuttavia la fonte non va considerata tale, dato che il fiume in realtà nasce molto più a monte dalle sorgenti Pisma e Pismotta. Il fiume infatti percorre diversi chilometri nel sottosuolo e poi riemerge in questo punto.

Sia attorno alla fonte che lungo le sue sponde si trovano esemplari di papiro (Cyperus papyrus) alti diversi metri, che prospera rigoglioso in tutta la sua efflorescenza quasi tropicale. La zona essendo parecchio suggestiva è una delle mete turistiche più famose di Siracusa.

Chi è Ciane? Ha sfidato secoli è millenni per regalare agli uomini del terzo millennio la visione di acque cristalline, su cui si specchiano verdi papiri, memoria di una terra lontana, quella dell’Egitto. Vi pare un’immagine onirica? Non proprio. Ciane è l’espressione della storia della civiltà mediterranea, punto di contatto tra l’Oriente e l’Occidente, con la Sicilia che fa da ideale ponte per l’incontro culturale e sociale tra popoli diversi. Anche la memoria di Ciane affonda le origini in una leggenda, ma com’è noto, dietro ogni racconto c’è un fondamento di verità.

Il significato del nome greco, Ciane, evoca l’azzurro (cyanos: azzurro), ovviamente del mare. Secondo una versione, sarebbe figlia di Liparo, primordiale re degli Ausoni, popolo dal quale ha avuto origine, secondo una tesi, la stirpe degli italiani. L’arrivo di nuove genti sulla penisola, circostanza che certamente evoca l’epopea dei flussi migratori intorno al I millennio a.C., costrinse Liparo alla fuga. Il sovrano mandato via vagò per la penisola fino a quando, dopo aver riflettuto, in barca raggiunse un arcipelago ancora sconosciuto agli stranieri. Battezzò con il suo nome, Lipari, l’isola più grande, dirimpettaia della Sicilia.

La gioia di stare in pace non durò a lungo.

Un giorno arrivò un tale che diceva di chiamarsi Eolo, figlio di Poseidone, dio del mare, e di Arne , chiedeva ospitalità essendo fuggito dalla sua città, Metaponto, dopo avere ucciso a causa di ingiustizie e frequenti dissapori la matrigna.

Eolo, che aveva un cuore molto grande, si impietosì al punto di offrirgli di dividere il regno dell’arcipelago con lui. Per consacrare l’accordo, poi, gli diede in moglie la figlia Ciane. Con il passare degli anni, Liparo, lasciato il potere al genero, si ritirò a Sorrento. Dal matrimonio di Eolo con Ciane nacquero sei figli: Astioco, Agatirno, Androcle, Feremone, Iocasto e Suto.

Fin qui quel che è noto sulle misteriose origini di Ciane. Il tempo tuttavia avrebbe cancellato dalla memoria degli uomini il nome della figlia di Liparo, se questa non fosse intervenuta nella drammatica pagina del rapimento di Proserpina da parte di Ade.

Ancora una volta la leggenda parla di un amore “divino” finito in tragedia.

Persefone, figlia di Zeus e di Demetra, dea della vegetazione e dell’agricoltura, era intenta a cogliere fiori insieme ad alcune ninfe presso le rive del lago Pergusa (vicino ad Enna).

Improvvisamente, dal suo regno sotterraneo sbucò fuori Ade, innamorato della fanciulla, che per non perdere tempo in corteggiamenti e soprattutto per evitare di chiedere la mano di Persefone al fratello Zeus, decise di rapirla.

« …raccontasi, che Plutone, dopo aver rapita Core, cioè la fanciulla, che così chiamano la figlia di Cerere, avendola portata sul suo carro sino a Siracusa, aperta la terra scese bensì con essa all’Orco, ma fece sorgere allora il fonte detto di Ciane, a cui ogni anno i Siracusani celebrano una solenne panegiri, nella quale privatamente si sacrificano vittime minori; ma pubblicamente i sacrifici si celebrano col sommergere nel lago de’ tori. E fu Ercole, che introdusse quest’uso, quando scorse tutta la Sicilia cogli armenti di Gerione. » (Diodoro V, 3)

Fu la ninfa Ciane a reagire al rapimento aggrappandosi al cocchio di Ade nel tentativo disperato di trattenerlo. Il Dio incollerito, la percosse col suo scettro trasformandola in una doppia sorgente dalle acque color turchino (cyanos in Greco vuol dire appunto turchino).

Il giovane Anapo, innamorato della ninfa Ciane vistosi liquefare la fidanzata, si fece mutare anch’egli nel fiume che ancor oggi, al termine del suo percorso si unisce nelle acque al Ciane, per versasi nel Porto Grande.

Una seconda versione del mito riporta che Cianippo aveva fatto dei sacrifici a tutti gli dei eccetto che a Bacco, e questo dio per punirlo lo fece ubriacare in maniera tale che violentò la figlia Ciane. Ma la figlia durante il rapporto riuscì a prendergli un anello e lo consegnò alla nutrice per fargli comprendere, il giorno dopo, su chi aveva abusato. Il destino volle che dopo poco scoppiò un’epidemia di peste e consultato l’oracolo questi affermò che l’unico modo per placarlo era il sacrificio dell’uomo più cattivo della città. Ciane quindi afferrò per i capelli il padre e lo uccise con un pugnale, per poi suicidarsi essa stessa. Questo sacrificio si compì nel luogo della fonte Ciane. Così Proserpina commossa raccolse le lacrime della giovane Ciane e creò la fonte.

Eracle

Diodoro Siculo parlando del viaggio in Sicilia di Eracle racconta del suo arrivo a Siracusa, in cui per onorare Persefone e Ciane sacrificò un toro proprio alla fonte del fiume Ciane, ordinando ai cittadini di compiere ogni anno lo stesso gesto.

« Adunque Ercole avendo fatto il giro intorno alla Sicilia, siccome si è detto, ed arrivato alla città, che ora è de’ Siracusani , ove intese quanto riguardava il ratto di Proserpina, offrì solenni voti alle dee, ed immolato in Ciane un bellissimo toro, insegnò agli abitanti come dovessero celebrare presso Ciane l’anniversario rito, e la festa solenne di tal sacrifizio. Quindi voltosi nell’interno col suo armento, con gran battaglia conquise i Sicani, che gli si opponevano in molta forza, ed assaissimi ne uccise… »

(Diodoro Siculo, IV 12)

Probabilmente dietro questo mito si nasconde l’antico ricordo di sacrifici umani compiuti presso la fonte dato che in questo passo l’allusione sembra evidente:

« …raccontasi, che Plutone, dopo aver rapita Core, cioè la fanciulla, che così chiamano la figlia di Cerere, avendola portata sul suo carro sino a Siracusa, aperta la terra scese bensì con essa all’Orco, ma fece sorgere allora il fonte detto di Ciane, a cui ogni anno i Siracusani celebrano una solenne panegiri, nella quale privatamente si sacrificano vittime minori; ma pubblicamente i sacrifizj si celebrano col sommergere nel lago de’ tori. E fu Ercole, che introdusse quest’uso, quando scorse tutta la Sicilia cogli armenti di Gerione». (Diodoro Siculo V, 3).

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