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STORIA DELL’ITALIA CENTRALE DOPO LA PACE DI ZURIGO DELLA GUERRA DI SICILIA E DEI FATTI POSTERIORI

Posted by on Lug 24, 2019

STORIA DELL’ITALIA CENTRALE DOPO LA PACE DI ZURIGO DELLA GUERRA DI SICILIA E DEI FATTI POSTERIORI

Valente fu presidente di una commissione elettorale per il plebiscito a Napoli. Egli era, quindi, un liberale, avverso ai Borbone. A differenza, però, di altri libri dell’epoca che trasudano odio per i re napoletani, Valente cerca di dimostrare come essi fossero fuori dalla storia e che fossero pertanto destinati a soccombere. Di fronte all’incalzare dei tempi nuovi, densi di elementi morali superiori. La sua opera, documentatissima, descrive bene l’opera di emarginazione prima e di sostituzione poi dei vecchi governanti da parte dei Savoia, in centro Italia prima e nelle provincie meridionali poi. Ovviamente lo mostra come una conseguenza del loro essere lontani dallo spirito dei tempi e quindi incapaci di resistere all’urto dei movimenti di opposizione che anelavano alla unità d’Italia. Si guarda bene dal riferire che quei movimenti furono finanziati se non diretti da agenti pagati da Cavour; dai suoi resoconti, però, si intravvede esattamente come un meccanismo – ben oliato che si basava sulla votazione e pubblicizzazione dei cosiddetti “indirizzi” a favore di una annessione al Piemonte – sia stato il grimaldello per spianare la strada alla costruzione di una Italia sabauda. Ovviamente, per l’autore, il Regno delle Due Sicilie fu sordi ai buoni consigli provenienti dal Piemonte. Citiamo alcuni stralci per darvene una idea: Epperò dei due principi, l’uno si trovava già in una via, che bisognava soltanto proseguire, l’altro messosi in una strada falsa, non volle cambiarla; l’uno fu sincero, vide ch’egli sarebbe stato chiamato ad estollersi sulle rovine dell’altro, e glielo avverti, gli espose il pericolo, che correva, e la inevitabile alternativa, in cui egli stesso si sarebbe trovato o di sconoscere i suoi costanti principii o di assidersi sul soglio dell’altro. Il primo raccoglieva il frutto di una politica illuminata, onesta, preveggente eperseverante; l’altro giungeva là ove la via prescelta lo menava; n’era avvertito quando il precipizio già si manifestava, e sordo e cieco disdegnava l’avvertimento, e continuava. Aveva egli dritto ad accusar altri che se stesso? Eran giuste le sue doglianze contra di chi lo aveva avvertito. ed era stato rigettato? Ma tale si fu sempre il sistema prescelto; contrariare la potenza dei fatti e rovesciare poi sugli altri la responsabilità delle proprie colpe. Cialdini, come abbiam narrato, aveva accordato senza difficoltà una sospensione di ostilità per seppellire i morti e dissotterrare i feriti ed aveva puranco offerto degli aiuti per questi; egli vi aveva messo una soia giustissima e ragionevole condizione, e questa condizione fu violata. Indegnato, non si vuol prestare ad ulteriore sospensione di ostilità, ma offre una capitolazione come quella, che abbiamo riferita, dichiarando non averne altra, e questa capitolazione è rifiutata. Ebbene, il generale Casella scriveva agli agenti diplomatici presso le nazioni estere: — «Ma i fatti, che da parte dei Piemontesi hanno accompagnati i negoziati hanno un carattere, che importa di segnalare. Il generale Cialdini ha ricusato di sospendere le ostilità duranti i negoziati. Per tre giorni copri la piazza di bombe e d’obici. Tutte le condizioni erano fissate; non mancava, onde la capitolazione fosse compiuta, che la copia del testo di questo lungo documento e le formatità della sottoscrizione, e le batterie piemontesi spandevano ancora la morte in Gaeta, e lo scoppio di un’altra polveriera seppelliva sotto le sue rovine officiali e soldati.» Buona letture. Zenone di Elea – Agosto 2017

di seguito il la prima parte del testo

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