Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Stringiamoci a corte

Posted by on Lug 13, 2018

Stringiamoci a corte

No, non accusatemi di blasfemia per questo titolo: non voglio fare, né in questa sede né in altre, l’esegesi o l’apologia di questo verso dell’inno d’Italia.

Ma voglio richiamarlo perché mi sembra abbia una qualche attinenza con ciò che sta avvenendo in una certa parte nel Movimento, in senso lato, che, partendo dal revisionismo storico (e dal basso!), ha operato un recupero e una corretta narrazione di quelle parti della nostra storia fin qui negate, sottaciute o mal narrate.

Il Movimento è cresciuto, sia come numero di gruppi attivi (Associazioni, Movimenti etc.) che come numero di iscritti e simpatizzanti. Ma è cresciuto anche nel numero delle singole persone che, pur non facendo parte di nessun gruppo organizzato del Movimento, “sentono” e pensano in maniera rivisitata la storia d’Italia e quella del proprio territorio di appartenenza che, finalmente, viene così ad avere una sua storia di cui, tra l’altro, non ci si deve più vergognare, anzi: tutt’altro.

Da meridionali e Duosiciliani, dunque: il passo, da molti, è stato compiuto1.

 Là dove qualcosa stride, invece, è tra i Gruppi, sia di recente nascita che di costituzione più datata.

Che possa esserci chi accende la miccia, il fuoco e poi ci soffi sopra per alimentarlo è … normale. Si può decidere di combattere a viso aperto l’avversario; ma questo costa molto di più che combatterlo subdolamente, instillando nelle sue fila zizzania, odio e rancori che ne rendono più facile la sconfitta, che magari sopraggiunge per dissoluzione interna.

Che ci possa essere chi, in perfetta buona fede, crede che la sua visione delle molteplici questioni da affrontare, la priorità da dare ad esse e il modo stesso in cui affrontarle, sia l’unico degno di essere portato avanti…ci può stare anche questo.

Che possano essere stati commessi errori, ab initio o nel corso del cammino fin qui fatto, è possibile…

Ma che da questo nasca un armarsi gli uni contro gli altri, ce ne corre…

Quando una coorte dell’esercito romano serrava le fila, non lo faceva per combattere contro le altre che costituivano, assieme ad essa, una legione: lo faceva per combattere meglio l’avversario della legione, il nemico di Roma.

I nostri “avversari” non sono le altre “coorti” del Movimento: i nostri avversari, già alle porte, sono coloro che senza nulla rischiare in termini di credibilità sociale, professionale e finanche umana, sono stati alla finestra quando si scriveva a quella emittente radio televisiva, a quel giornale, a quel giornalista, a quello storico per sostenere che la sua tesi era sbagliata e corretta era, invece, quella revisionista…quelli che sono stati alla finestra quando si andava in giro con la bandiera del Regno, e magari arrivavano la Digos o i Carabinieri… quelli che sono stati alla finestra quando si manifestava e si presentava un libro non ortodosso… quegli stessi che ora, come previsto, si apprestano a cavalcare l’onda, ad approfittare della marea montante del meridionalismo revisionista, magari identitario e integralista, perché pensano che possa tornare utile per procacciarsi consensi elettorali.

Questi sono i “nemici” della “coorte”, della “legione”, di …Napoli! I nemici, in somma, dell’idea e della volontà di riscatto e rinascita del nostro Popolo.

I nemici subdoli sono loro, ed avanzano, per ora, a suon di balli in costume, mercatini identitari e scopiazzamenti senza ritegno di idee partorite da noi “revisionisti” (ma il revisionismo è solo un mezzo, non il fine).

Come fronteggiarli?

Come prepararsi all’impatto?

Non lo so, ma certo non lo facciamo bene se ci dividiamo (a meno che la divisione non serva a separarci da chi, nemico, eventualmente fosse già tra noi).

Dalla loro parte (non con loro, per loro ma dalla loro parte, socialmente e culturalmente intesa), c’è il neuro-marketing, il bio-marketing, la neuro-economia etc. etc.: figuriamoci se non sanno cosa fare per fagocitare entusiasmi genuini, spontanei, senza esperienza (e magari anche divisi) come siamo noi, per rimanere sempre loro al comando.

E’ già successo.

E’ intorno a questa necessità che devono serrarsi le fila delle “coorti”: la necessità di far fronte ai trasformisti per i quali va bene tutto ciò che garantisce il mantenimento di posizioni di potere, dal diavolo all’acqua santa.

Operando male, facendo della chiamata alle armi al grido di “serrate le fila”, un modo per meglio lottare tra di noi, favoriremo lo … “stringiamoci a coorte” che vogliamo cambiare, quanto meno, e che è stato richiamato nel titolo2.

Un malinteso stringiamoci a corte nostro, favorisce il loro, favorisce quello che vogliamo cambiare.

D’altra parte forti elementi positivi, ottime idee ci sono ovunque: allora perché lottare tra di noi?3

Proveniamo da mondi diversi, abbiamo formazioni diverse ma ci unisce la necessità di riscoprire la nostra storia per poter fare il primo passo nella direzione di quel riscatto che abbiamo forse sempre desiderato. Ma questo diventa un altro motivo di separazione!

Se non superiamo questo (mettendo da parte, se possibile, ciò che nasce dalle nostre diverse “origini”), questo supererà noi.

 

 

Fiorentino Bevilacqua (alias Futuro)

 

  1. http://www.neoborbonici.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=2301&Itemid=167
  2. La storia insegna che già è successo: si regolano i conti interni, talvolta, prima ancora o nel mentre si affronta l’avversario comune. Ma non sempre finisce come si vorrebbe.
  3. Ovunque andrai troverai il male; ma in nessun luogo troverai il male che non sia mescolato ad un poco di bene. E questo deve bastare all’uomo saggio per rendergli accettabile la vita” (Jan Potocki)

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