Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Tra il Nola Molise e i rivoluzionari del 1799 “i Napoletani” a Crotone

Posted by on Lug 26, 2018

Tra il Nola Molise e i rivoluzionari del 1799 “i Napoletani” a Crotone

Durante il Viceregno ed il Regno di Napoli le relazioni tra Crotone e Napoli furono essenzialmente quelle tra una provincia periferica e la sua capitale.
Il legame era quello relativo dell’esercizio del potere. A Napoli i Crotonesi si recavano soprattutto per ragioni fiscali, amministrative e giudiziali e per stipulare i contratti con i mercanti del luogo per piazzare i prodotti della terra e del pascolo (grano, liquirizia, formaggio, ecc.) oppure vi si trasferivano, trovandovi maggiori occasioni di lavoro o condizioni favorevoli per i loro affari e carriere (1).

Nella capitale i possidenti mandavano i loro figli a studiare per accedere alla carriera ecclesiastica e militare ed inviavano i loro procuratori a piazzare il grano al momento opportuno. La presenza di Napoletani a Crotone invece fu per lungo tempo occasionale e contingente, legata soprattutto al commercio granario, al prestito di capitali ed all’amministrazione di qualche ufficio o incarico pubblico ed ecclesiastico. Tra i vescovi di Crotone, che erano di presentazione regia, ricordiamo i napoletani Marcello Majorana (1578-1580), Tommaso de Monti (1599-1608), Geronimo Carrafa (1664-1683), Michele Guardia (1715-1718), Mariano Amato (1757-1765) e Bartolomeo Amoroso (1765-1771) e quelli di area campana Mario Bolognino (1588-1591), Claudio de Curtis (1592-1595) e Carlo Catalano (1610-1622). Altri ecclesiastici napoletani ricoprirono a volte la carica di cappellani, rettori o parroci dell’abbazia di Santa Maria de Prothospatariis e della chiesa di San Dionisio nel castello (2), che erano di nomina regia. Essi erano presentati dal re ed esaminati ed approvati dal regio cappellano maggiore di Napoli e quasi sempre delegavano qualcuno del luogo ad amministrare i beni del beneficio, facendosi portare le rendite a Napoli, come nel caso del parroco napoletano di Santa Maria de Prothospatariis Giovanni Mellucci. Altri napoletani presero possesso di benefici ecclesiastici come quello di San Jacopo Apostolo, eretto in cattedrale, di iuspatronato e di collazione pontificia (3).
Con l’arrivo dei Borboni alcuni napoletani fecero parte del presidio del castello, altri furono al servizio di mercanti o di feudatari del luogo o dei paesi vicini (4). E’ il caso di Antonio Stuppello di Nocera de Pagani, che contrasse matrimonio a Crotone con Antonia Veteri detta Nina (5). Oppure esercitarono particolari attività difficilmente reperibili sul luogo come il mastro di cappella Francesco Catalano (6), lo scultore ed “artefice marmoraro” Nicola Boccacci (7), il professore e maestro di musica e cappella Francesco Bifaro (8), il dottor fisico Don Felice Sportelli (9), ecc. Al porto continuarono ad arrivare, come per il passato, i patroni ed i marinai delle tartane per imbarcare la merce, che era stata contrattata a Napoli ed i pescatori. Il loro rapporto con la città ionica era come sempre temporaneo e saltuario, legato cioè al tempo di imbarco o al periodo della pesca. Dopo l’inizio della costruzione del nuovo porto, voluto dal re Carlo VII di Borbone con reale dispaccio del 2 luglio 1753, le cose mutarono e numerosi napoletani si insediarono e si accasarono a Crotone. Alcuni trovarono stabile occupazione come marinai del porto, altri trassero profitto dal commercio, che il finanziamento ed il protrarsi dei grandi lavori di costruzione attivarono nella città.

Napoletani a Crotone prima della costruzione del porto
Il più famoso abitante di Crotone di origine napoletana è senza dubbio lo scrittore della “Cronica dell’antichissima e nobilissima città di Crotone e della Magna Grecia”, edita nel 1649 in Napoli “per Francesco Savio stampator della Corte”. Gio. Battista de Nola de Molise, patrizio crotonese, era figlio di Gio. Domenico e della napoletana Diana di Bacio Terracina, figlia di Giacomo e di Giovanna Brancaccio, nobildonna del seggio di Nido. Gio. Battista, come anche il fratello Geronimo, nacque a Napoli. Così è indicato Gio. Battista in alcuni atti notarili stilati a Crotone: “de civitate Neapoli ad pr.te. incola Croton.” (10), “de Neapoli” (11), “qui est originarius Crotonis licet neapolitanus” (12). Il 13 settembre 1613 “Jo. Batt.a de Nola de Molisio” è già presente a Crotone. In tale data egli è tra i testimoni in un atto di donazione che Gio. Paulo Labruto fa ai figli Gio. Francesco e Gio. Domenico (13) e nel luglio 1615 risulta già sposato con Geronima de Labruti (14), figlia del nobile crotonese Hortentio (15). La Labruti era rimasta dapprima vedova in giovane età per morte del marito Gio. Lorenzo Fera (16) e poi di nuovo vedova con figli, per morte del secondo marito Gio. Francesco Rotella (17). Dall’unione non nacquero figli. Eletto dei nobili, nel giugno 1648, in quanto di origine napoletana , “nam mater eius Diana de Bacio Terracina fuit neapolitana”, descritto di grande autorità, integrità morale e fedeltà, fu inviato dall’università di Crotone a Napoli per ottenere dal vicerè, alcune concessioni e grazie in favore della città (18). Confrate della confraternita del Rosario, che aveva sede nel convento dei domenicani, morì tra il 1651 (19) ed il 1668 (20).
All’inizio del Settecento troviamo in città Tommaso Capuano di Napoli. Egli cura la vendita di un immobile per conto di Giuseppe Caruso di Catanzaro (21).
Tommaso Capuano, sposato con la crotonese Vittoria Petrolillo, figlia di Antonio e di Beatrice Bisanto, abiterà in casa propria in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis ed avrà numerosi figli: Francesco, Giuseppe Antonio, Anna, Beatrice, Angela e Giuditta (22). Giuseppe Antonio intraprenderà la carriera ecclesiastica mentre Francesco possederà due suffeudi in territorio di Cirò e nel 1738 rifiuterà di essere annoverato nel ceto del secondo ordine, cioè dei nobili viventi, in quanto discendente da antiche famiglie di Crotone (23). Nei primi anni di Regno borbonico troviamo dimoranti a Crotone i pubblici negozianti Domenico Aniello Farina e Gennaro Barra. Entrambi grandi mercanti di grano e interessati al regio fondaco e dogana di Crotone.
Il Farina, pubblico mercante di grano fu dapprima cassiere del regio fondaco e dogana di Crotone, originario di Nocera dei Pagani è già presente a Crotone nel 1736 (24), due anni dopo compra dalle clarisse un comprensorio di case in parrocchia dello SS. Salvatore sul quale costruisce il suo palazzo (25); nel gennaio 1740, tramite il suo procuratore in Napoli, prende in fitto per sei anni continui da Francesco Antonio Vitale, che ne è il proprietario, l’ufficio di regio vicesecreto del regio fondaco e dogana di Crotone (26). Cittadino nobile vivente sposò Laura Asturi ed ebbe vari figli: Francesco Antonio, Giuseppe Antonio, Maria Angela e Libonia. Abitò nel suo palazzo di Crotone circondato da servi tra i quali alcuni napoletani (Gio. di Renzo, Francesco Califato, ecc.) esercitando la mercatura, acquistando grano e formaggio per conto dei mercanti napoletani. Possedeva alcuni terreni e molto bestiame (27). In casa in affitto abitò il cittadino napoletano privilegiato Gennaro Barra, anch’egli fu cassiere del regio fondaco e della dogana di Crotone (28). Pubblico negoziante, il Barra assieme a Gregorio Cimino e Pietro Asturello, si dedicò al commercio del grano che ammassò nei magazzini (29). Sempre il Barra assieme all’Asturello svolse attività creditizia. Da rilevare l’ingente prestito fatto ai principi di Strongoli Ferdinando e Lucrezia Pignatelli, i quali intendevano costruire tre mulini sul Neto presso Fasana (30). Nel catasto del 1743 risulta tra i forestieri abitanti laici ed in possesso di una discreta quantità di bestiame, soprattutto utilizzato per il trasporto del grano e per l’aratura (12 somari, 13 bovi, 3 vacche, 6 giovenchi e 2 vitellazzi) (31). Interessati sempre al commercio del grano e del formaggio troviamo in questi anni a Crotone Leonardo ed Andrea Gargiullo del Piano di Sorrento. Leonardo è un “negoziante di grani per li suoi corrispondenti di Napoli”; egli compra ed estrae grano dalla città per Napoli secondo le occorrenze e le commesse (32).
Andrea abita in casa locanda con il suo garzone Cristofaro del Giudice (33) e svolge anche lui l’attività di mercante. In tale veste come corrispondente dell’assentista generale Toussant Combe è addetto a fornire i viveri (pane fresco, biscotto ecc.) ai componenti delle regie galeotte, ai vascelli e feluconi del Regno di Napoli che attraccano al porto (34). Sempre occupati nel circuito del commercio del grano, che unisce Crotone al mercato napoletano, troviamo i napoletani Aniello d’Adamo, Francesco Grosso e Antonio Biscardi, che esercitano la professione di pubblici cascatori, cernitori e crivellatori di grano nei magazzini di Crotone (35).
Altri napoletani residenti a Crotone sono Carmenello e Michele Persico, Andrea Zurlo di Positano e Nicola Vassallo. I Persico lavorano come marinai nella tonnara di Bernardino Suriano, che è piantata a Capo delle Colonne sotto il comando del patrone Andrea Jerucadi, raiso di Pragalia (36). Lo Zurlo svolge l’attività di pescatore ed è coniugato con Anna Rispollo, abita in una casa in affitto in parrocchia degli SS. Pietro e Paolo assieme al figlio Ottavio, addetto alla stessa attività del padre (37). Il “fuciliero” Nicola Vassallo è sposato con Vittoria Scigliano abita in fitto in una casa in parrocchia di Santa Margherita assieme al figliastro e suo aiutante Francesco Antonio Manco (38).

Napoletani dopo l’inizio di costruzione del porto
Con l’inizio dei lavori del nuovo porto la presenza napoletana diventa consistente e non più legata come per il passato quasi esclusivamente al commercio dei generi alimentari. Trattasi non solo dei patroni di navi, dei marinai e dei mastri addetti al “travaglio del porto”, ma anche di “mercieri” ed imprenditori, che stabiliscono o iniziano la loro attività a Crotone, attratti dal flusso di denaro, che arriva in città per il compimento dell’opera e con gli stipendi. Prolungandosi i lavori, molti si stabiliranno, mettendo su famiglia e dimora. Tra questi il mastro d’ascia Giuseppe Fontana di Napoli, che fa parte dell’equipaggio del real sciabecco Sant’Antonio, il quale si unisce in Crotone con la vedova Maruzza Scavello; Maria Barberio, figlia del patrone Alessandro Barberio di Procida, marinaio del pontone addetto al travaglio del porto, che si unisce con il crotonese Pasquale Pancari; Antonio Romano di Napoli, patrone della lancia del porto, che sposa la crotonese Nunziata la Vecchia, figlia di Nicola e di Anna Campise; il mastro d’ascia napoletano Giovanni Lemmis, detto anche Liguori, addetto alle opere del porto, che sposa Angela Mazza, figlia del napoletano Salvatore ed abitante in parrocchia di Santa Margerita (39); il mastro Pasquale Bellucci, che mette su casa e famiglia a Crotone (40); Salvatore Mazza di Napoli, capomastro delle opere del porto, il quale amplierà la sua casa palaziata costruendo sopra tre botteghe appartenenti e presso l’ospedale di San Giovannni di Dio. Egli inoltre costruirà una bottega ed una casa presso le mura (41). Tra i mercieri napoletani presenti a Crotone, alcuni giungono in città periodicamente con le loro mercanzie al tempo della fiera della Madonna del Capo delle Colonne, come Pasquale Zambiasi della città di Cava “col suo fondaco di panni ed altro” (42), altri si stabiliscono, aprendo bottega, è il caso di Alessio (43) ed Antonino Fiodo, che vendono “pezze seu stracci”, di Antonio Paturzo di Piano di Sorrento con la sua bottega di merci (44), di Antonio Romito di Positano, di Gennaro d’Acanfora di Praiano, del padron Michele Guarracino del Piano di Sorrento, che apre la sua bottega di merci in piazza ed esporta formaggio verso Napoli (45) e del napoletano Benedetto Stabile, che si costruisce presso la porta della città, nella piazza dove si trova l’ospedale di San Giovanni di Dio nel luogo detto “il sedile delli massari”, una bottega di tavole, o baracca coperta di tegole, composta da una sola stanza terrana, dove abita con la famiglia e svolge l’attività di parucchiero (46), del vitraro Rugiero Salvatore, del mastro falegname Rugiero Simone, del mastro sartore Alessandro Pandolfo, di Gio. Battista Lacamera, ecc.
Altri napoletani già da tempo presenti in città dove esercitano l’attività di cernitori e crivellatori di grano, si mettono in società tentando nuove iniziative economiche. E’ il caso del mastro Antonio o Tonno Biscardi o Fiscardi e del figlio Michele, da più tempo casati ed abitanti a Crotone, i quali si uniscono col “mastro maccarronaro” Carmine Apicella. Essi comprano grano dagli Zurlo “per far maccarroni ed altro di pasta” (47).
Questa attività economica infatti è in questi anni in forte sviluppo, tanto da dare il nome ad un largo della città, detto appunto “delli Maccaronari” (48). Tra coloro che vi si dedicarono, oltre al già citato Apicella, spiccano le figure , del maccaronaro Giacomo Amato (49) e dei coniugi Michele Fuscaldo e Libonia Rucciolillo, che possedevano un “ordegno grande per lavorar maccarroni, con sei trafili, bronzo, ferro e legname necessari al lavoro sudetto” (50). Non sempre le cose vanno per il verso giusto come nel caso dei patroni Gasparo e Gio. Camillo di Trapani, originari del Piano di Sorrento. Essi nel mese di marzo del 1764 si accordano con Renato de Martino del Piano del Sorrento, il quale finanzia la loro attività. I Di Trapani assieme a Giacomo de Martino, figlio di Renato, si trasferiscono a Crotone “coll’ingegno de maccaroni che situarono in un magazzino fuori le porte della città”. Iniziata subito la produzione, la continuarono fino alla fine di febbraio 1765. Fatti i conti, risultò che i Di Trapani erano debitori verso i De Martino in ducati 373 e grana 82. Ciò era dovuto sia perché i Di Trapani avevano utilizzato parte dei proventi per estinguere alcuni loro debiti, sia per sopraggiunta annata calamitosa e di carestia, che spinse il prezzo del grano fino a cinque ducati il tomolo (51).
Particolarmente attivo è il napoletano Domenico Sibilia, o Sibilla, da più anni accasato ed abitante a Crotone; egli commercializza ingenti quantità di formaggio, che compra dai possidenti. Possiede oltre alla casa dove abita, una casa che affitta ed una bottega per uso di taverna ed inoltre gestisce un discreto capitale che dà in prestito (52).

I lavoratori del porto
La presenza napoletana più consistente ed omogenea è quella che si forma attorno ai grandi lavori del porto, lavori che proseguiranno per tutta la seconda metà del Settecento e che videro impegnati numerosi “salariati”, soldati e marinai, oltre ad un centinaio di forzati, quest’ultimi impegnati in parte a tagliar pietre in Capo Colonna ed in parte addetti alla costruzione del porto. Con l’inizio dei lavori numerosi “napoletani” arrivarono in città per dirigere, lavorare, sorvegliare o ispezionare i lavori. Per molti di loro il rapporto con la città fu un fatto momentaneo, per altri divenne duraturo. Tra i primi che giunsero a Crotone, ricordiamo l’ingegnere militare Giuseppe Laurenti, direttore dell’opera, il sovrastante Pascale Landi, il patrone di lancia Silvestro Amodeo, il commissario di guerra Giuseppe Gonsales, il sovrastante Salvatore Mazza, l’algozino Pietro Cataneo, il capitano di mare Pietro Fisiero, il tenente Francesco de Benedictis, guardapalco in capo Colonna, l’algozzino dei forzati Giovanni Stozzino, i patroni Leonardo Porta, Gennaro Scotto (53), Giuseppe di Palma e Tobia Aspante, che con le loro marticane portarono le pietre da Capo Colonna al porto ecc. In seguito ne arriveranno altri. I documenti notarili dell’epoca recano molti nomi di coloro che presero parte all’opera. Francesco Venale di Napoli era tenente del regimento nazionale d’Abruzzo di guarnigione nel regio castello ed era addetto anche alla custodia dei forzati, che spezzavano pietre per il porto a Capo Colonna (54). Giuseppe Longo di Napoli era capomastro delle opere in esecuzioni del porto. Il mastro Saverio Viviano di Roccapiemonte era il capo mastro della pietrera di Capo Colonna (55). Pietro di Bova di Aversa era assentista del regio ospedale dei militari e dei forzati; Silvestro Amodeo di Conca era capitano della lancia in servizio per la costruzione del porto, ecc.
Quaranta anni dopo il suo inizio, il porto era ormai quasi completato ed era gestito da personale napoletano. Tra i “Forastieri laici abitanti” della città troviamo infatti i “marinari” ed i mastri addetti al suo funzionamento: Alessandro Barberio (marinaro del portone), Antonio di Leva (marinaro del porto), Giovanni Russo (marinaro del porto), Giovanni Sollazzo ( capitano del porto), Giuseppe Figarra (marinaro del porto), Sebastiano Colantonio ( marinaro del porto), Giuseppe Schiavo (marinaro del porto), Giovanni d’Ambra ( marinaro del porto), Giacomo Bonaccich (mastro Calafato), Luigi Abramo (marinaro del porto) e Nicola Bellucci (mastro calafato) (56).
Saranno essi a svolgere un ruolo, certamente non secondario, al tempo della Repubblica Partenopea, facilitando lo sbarco e l’entrata in città dei militi di artiglieria francesi, che si trovavano in un bastimento alla fonda nel porto.
Per il sospetto di aver partecipato attivamente alla rivoluzione, alcuni di loro non riceveranno per un anno e quattro mesi lo stipendio. Si trattava dei mastri Simone Ruggiero, Nicola Bellucci, Giosuè Longo, Biase Antonio Spina, Pasquale Pangari, Francesco Antonio Racco e Giacomo Bonaccicch (57).

 

Note

1. Nel 1768 Pietro Barricellis vende alcuni immobili perché ha deciso di “conferirsi nella capitale di Napoli per colà fondar la sua casa”, ANC. 1129, 1768, 175-177.
2. Nel 1766 chierico Giovanni Muzza di Napoli da più anni abitante a Crotone era rettore, capellano e beneficiato del semplice beneficio di S. Matteo Apostolo della famiglia Giuliano, eretto senza altare e cappella in cattedrale, ANC. 1343, 1766, 50-51.
3. Il 18 luglio 1698 il reverendo Marco Antonio Benincasa, procuratore dell’abbate Antonio Mezomonaco di Napoli, prende possesso reale in cattedrale del semplice beneficio di S. Jacopo Apostolo senza altare e cappella in vigore delle bolle apostoliche, ANC. 338, 1698, 52: In seguito è rettore del beneficio Erasmo Bortone di Nola, Anselmus cit., f. 39v.
4. Il 24 ottobre 1770 i coniugi napoletani Gio. Angelo Ceneta ed Irene Pistaro di passaggio a Crotone per imbarcarsi per Napoli dichiarano che erano stati al servizio del marchese di Crucoli Nicolò Amalfitano come camerieri, ANC. 1528, 1770, 39.
5. Il matrimonio fu celebrato nella chiesa parrocchiale di S. Maria dei Prothospatariis il 24 gennaio 1751, Liber in quo coniugati adnotantur regiae ecclesiae S.tae Mariae, AVC.
6. Catasto onciario Cotrone, 1743, f. 252.
7. Nell’aprile 1758 il Boccacci è a Crotone dove si impegna a costruire l’altare maggiore della chiesa della congregazione della Immacolata Concezione, ANC. 859, 1758, 135- 137.
8. Nel giugno 1758 Francesco Bifaro, “professore maestro di musica e cappella della città di Napoli”, conclude un accordo con il vescovo Mariano Amato e con alcuni benestanti della città. “Poiché per la deficienza in questa città di maestri di musica le funzioni della cattedrale sono sfornite di buon accompagnamento d’organo” ed avendo deciso il Bifaro di trasferire il suo domicilio a Crotone, egli si impegna col vescovo ad assistere da maestro di cappella in cattedrale per tre anni a partire dal novembre 1758 e sempre per lo stesso periodo insegnerà musica a dieci discepoli, figli della nobiltà locale, ANC. 859, 1758, 163-169.
9. Il marchese Francesco Cesare Berlingieri dava sei ducati al mese al dottor fisico Felice Sportelli di Napoli, che alloggiava in casa del marchese ed era addetto alla educazione dei figli Annibale e Pomilio, in modo da prepararli prima che essi andassero a studiare a Napoli, ANC. 1124, 1752, 8-9.
10. Nel marzo 1622 Jo. Battista de Nola Molise ed il fratello il dottore Geronimo de Nola de Molise, vendono due case palaziate per ducati 400 a Jo. Battista Rotella, ANC. 117, 1622, 31.
11. ANC. 119, 1643, 69v- 71.
12. ANC. 133, 1648, 52 –54.
13. ANC. 108, 1613, 103
14. Per atto del notaio Paolo Gatto, in data Crotone 23 luglio 1615, “Gio. Batt.a de Nola marito di Ger.ma Labruti” dichiara di aver ricevuto da “Isabella Orefice olim moglie del q.m Horatio Vitale et herede del q.m Jacono Orefice d.ti novi a complimento di quello mi deve per le terze delli d.ti trecento trentacinque di capitale sopra le terre di Mutrò d’essa Isabella debiti alla d.a mia moglie per dote promessomi et ad essa donati in dote da Hortentio Labruti suo padre l’anni passati…”.Carte antiche del monastero di S. Chiara di Cotrone,1784/96, Cart. 26, AS. CZ.
15. Gio. Battista di Nola Molise compare tra i testimoni in un atto notarile, stipulato l’otto aprile 1620, col quale la novizia Gesimunda Susanna fa atto di rinuncia prima di prendere il velo nel monastero di Santa Chiara. Sempre in quell’anno era vicaria la sorella Lucrezia de Nola, ANC. 49, 1620, 4-5.
16. Durante il sindacato dell’anno 1591/1592, i sindaci e gli eletti di Crotone presero a censo dai coniugi Gio. Lorenso Fera e Geronima de Labruti, genero e figlia di Hortensio Labruti, uno dei nobili eletti, ducati 300 al 9 per cento. Passati alcuni anni e morto Hortentio labruti, coloro che avevano avuto il denaro affermarono che, finito il sindacato 1591/1592, poiché Geronima de Labruti era rimasta vedova, essi avevano consegnato il denaro al padre di lei Hortentio de Labruti, il quale si era impegnato a darlo poi alla figlia Geronima. Hortentio se ne era andato poi dalla città ed essendo morto, la figlia Geronima, che non aveva avuto il denaro, intentò causa contro i sindaci e gli eletti del tempo per riavere il prestito fatto con gli interessi decorsi, Atto del notaio Gio. Dionisio Spetiale , Crotone, 24.4.1625.
17. Il 14 ottobre 1610 in Crotone Jeronima de Labrutis madre e tutrice di Jo. Battista, Aurelia e Vittoria Rotella, figli del comune padre il fu Gio. Francesco Rotella, fa una dichiarazione, Carte antiche del monastero di S. Chiara cit.
18. Il 9 giugno 1648 a Crotone, “Congregati in pp.co regimento l’infratti m.ci sindici et eletti nel governo di questa m.ca et fidelis.ma città di Cotrone nelle case univer.li more solito ad sonum campanae in pre.tia del m.co D. Gaspar de Zunica govern.re e capitano a guerra di d.a città per trattare et concludere et determinare alcune cose convenientino al serv.o di Dio di Sua M.ta et benefi.o universale il Capitan Don Gaspar de Zunica li m.ci Lelio Montalcini sind.co Gio. Jacono Petrolillo sin.co Gio. Batt.a de Nola Molise Carlo Berlingerio Gio. Paulo Antinoro eletti Gio. Thomaso Rigitano Gioseppe Galasso eletti. Fu per detti m.ci sindaci proposto e detto La congregatione delle ss. loro non per altro solo che per significarli come ritrovandose questa città in estrema necessità et oppressa per varie cause in tanto che bona parte de cittadini per non potere sopportare li pesi si sonno da quella assentati et abbandonando lamata patria vanno dispersi in diversi parti del mondo conforme e notorio havemo giudicato per beneficio di quella et affinche potesse retornare nel suo pristino stato recorrere alla regale munificantia et gia che se ritrova sua Altezza Sereniss.ma nella città di Nap.li con la plenipotenza del Re n.ro Sig.re che Dio conservi et renda vittorioso per infiniti seculi inviare persona al detto serenissimo Principe a proponere il stato che essa città se retrova per la necessità delle quali viene travagliata et a supplicare quelle gratie che sono necessarie per sollevamento di quelle che perciò sono congregati le ss. loro affinchè concludano quello li pare espediente sopra questo fatto che quanto noi giudicamo doversi con effetto inviare uno delli eletti di nobili di essa città con procura et amplissima potesta di potere supplicare sua Altezza et sua Em.za per dette gratie e fare circa questo qualsivoglia supplica di dare qualsivoglia mem.le et accudire appresso a tutti quelli ministri tanto di giustitia come di guerra che sara necessario nominando per tale effetto la persona del m.co Gio. Batt.a de Nola Molise eletto di nobili di d.a città. Et per li detti m.ci sindaci et eletti unanimiter et pari voto fu determinato concluso che senza perdersi momento di tempo se invii la persona del S. m.co Gio. Batt.a di Nola Molise nella quale concorrono tutte le qualità necessarie affinchè conferendosi di persona nella città di Napoli proponghi in nome di questa città a sua altezza et a sua Em.za il stato di essa città e soi bisogni et supplichi le grazie necessarie per il sollevamento di quella..”, ANC. 133, 1648, 52-54.
19. Il 18 giugno 1651 Gio. Batt.a di Nola Molise partecipa alla elezione dei nuovi priori della confraternita del Rosario, ANC. 229, 1651, 43.
20. ANC. 253, 1668, 7.
21. Il 3 settembre 1703 in Crotone Tomaso Capuano, procuratore di Giuseppe Caruso di Catanzaro, vende un palazzo a Gio. Battista Caivano, ANC. 497, 1703, 59.
22. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 90.
23. ANC. 665, 1738, 39.
24. ANC. 665, 1736, 47.
25. ANC. 665, 1737, 169
26. ANC. 911, 1740, 18.
27. Catasto Onciario Cotrone 1743, ff. 66-67.
28. ANC. 911, 1738, 23 –30; 911, 1740, 18.
29. ANC. 911, 1743, 137-140.
30. ANC. 1063, 1744, 56-63.
31. Catasto onciario Cotrone, 1743, ff. 251-253.
32. ANC. 664, 1734, 41-42.
33. Catasto onciario Cotrone , 1743 cit.
34. ANC. 912, 1747, 125. Di solito “le galere della squadra di Napoli” venivano rifornite a Crotone con biscotto, pane, formaggio, olio, “maccaroni”, lardo, sale e vino, ANC.612, 1716, 130.
35. ANC. 913, 1749,112.
36. ANC. 793, 1743, 15.
37. Catasto onciario Cotrone , 1743 cit.
38. Catasto onciario Cotrone. 1743 cit.; ANC. 1063, 1751, 22.
39. Valente G., Marina e porto cit., p. 28.
40. ANC. 917, 1772, 103.
41. ANC. 1324, 1765, 134-144;1327, 1775, 155.
42. Dovendo allontanarsi da Crotone per curare i suoi affari lo Zambiasi incarica il patrizio Tommaso Soda di riscuotere i numerosi crediti che gli devono numerosi acquirenti di Crotone e dei paesi vicini, ai quali ha fornito merci della sua bottega, ANC. 1127, 1761, 100.
43. Alessio Fiodo, privilegiato napoletano, ha denaro applicato a negozio per un valore di ducati 3700, Catasto Onciario Cotrone , 1793, ff. 190- 196.
44. ANC. 1324, 1764, 55v.
45. ANC. 1125, 1754, 50.
46. La bottega era stata costruita dallo stesso Stabile con suo denaro nel 1769, ANC. 1129, 1769, 100-108. Essa era situata sul suolo pubblico ed attaccata alle regie mura. Per tale motivo lo Stabile doveva pagare “in perpetuum” delle tasse sia all’università che alla regia corte. Nel dicembre 1773 la vende a Giovanni Spataro per ducati 46, con la condizione di poterci ancora abitare gratuitamente fino al 14 settembre 1774, ANC. 1326, 1773, 221-223.
47. ANC. 916, 1764, 106v-107.
48. Il “largo delli maccaronari” si trovava in parrocchia di Santa Margarita e proprio dietro la piazza, ANC. 1528, 1775, 31.
49. Catasto Onciario Cotrone, 1793, cit.
50. Nel 1777 Libonia Rucciolillo chiede di poter vendere una casa dotale per poter far uscire dalle carceri del castello il marito, il quale si era indebitato per oltre 400 ducati col barone Ignazio Schipani, dandogli in pegno anche gli strumenti del suo lavoro, ANC. 1327, 1777, 45-46.
51. Non avendo i soldi da dare ai De Martino i Di Trapani si impegnano a pagarne una parte entro tre anni ed il rimanente entro 6 anni. Nel frattempo pagheranno ducati 6 all’anno come interesse, ANC. 1128, 1765, 111-112.
52. ANC. 1665, 1772, 1; Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 31.
53. Dip. Som. Fs. 521, fs.1, ASN.
54. ANC. 1323, 1760, 46.
55. ANC. 1666, 1781, 81.
56. Catasto Onciario cit.
57. Valente G., Marina e porto cit., p. 31.

Andrea PESAVENTO

 

http://www.archiviostoricocrotone.it/luomo-medievale-e-moderno/tra-il-nola-molise-e-i-rivoluzionari-del-1799-i-napoletani-a-crotone/

 

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