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UN “RISORGIMENTO” CHE DURA DA 155 ANNI

Posted by on Nov 19, 2016

UN “RISORGIMENTO” CHE DURA DA 155 ANNI

Lucio Schiano Castrese mi ha inviato un altro articolo importante che pubblico con i riferimenti finali

Cos’hanno in comune le prime case di produzione cinematografica del paese, la nascita delle televisioni private, Napoli ed il colonialismo interno?

Forse non tutti sanno che nei primi anni del ‘900 a Napoli fioriscono le prime sale cinematografiche del paese, più di 20 nell’arco di pochi anni, laddove a Roma, per raffronto, ve ne erano appena due. Di lì a poco vedono la luce le prime case di produzione cinematografica, tra cui Napoli Film, Partenope Film e Lombardo Film (poi affermatasi come Titanus) fondata da Gustavo Lombardo, al cui ingegno imprenditoriale si devono anche la nascita della prima casa di distribuzione cinematografica, della prima casa discografica del paese, la Compagnia Fonografica Napoletana (1901), e di quello che possiamo definire il precursore di Cinecittà o di Hollywood, la Poli Film, nei cui studios furono girati oltre 50 film nell’arco di pochissimo tempo. Da tale fermento artistico ed imprenditoriale prendono vita nella città partenopea la prima scuola per attori e cineasti, l’Accademia d’Arte, e si afferma la prima regista donna, la salernitana Elvira Coda Notari.

Cosa ne è stato di tale fermento? Condannato all’oblio per poter essere più facilmente scippato a Napoli, come nel caso della Lombardo, costretta durante il periodo fascista a trasferirsi a Roma dove, con finanziamento pubblico, fu fondata Cinecittà, oppure isolato per non ostacolare la nascita di una più “italiana” industria discografica a più settentrionali latitudini.

Analogamente quando si parla di avvento delle televisioni private tutti pensano a Berlusconi ed all’attuale Mediaset, mentre secondo la vulgata di una più “colta”, ma pur sempre padanocentrica, storiografia ufficiale della Tv il primato spetterebbe alla piemontese Telebiella, che inizia a trasmettere nel 1972.

E invece la Tv privata via cavo nasce a Napoli, e precisamente il 23 dicembre 1966, quando l’ingegnere avellinese Pietrangelo Gregorio inizia a trasmettere da uno studio nel centro di Napoli, nel palazzo dell’Upim. Da un incontro con il direttore del suddetto centro commerciale, desideroso di pubblicizzare alcuni giocattoli natalizi, nasce l’idea di mettere in onda immagini pubblicitarie dei giocattoli, che di lì a poco saranno sostituite da presentatori, cantanti e cabarettisti.

Nel 1970 nasce la società Telediffusione Italiana – Telenapoli nel totale disinteresse del sistema “italia unita Spa”, al punto che quando nel 1972, in Piemonte, nasce Telebiella, dall’iniziativa di Beppe Sacchi, ex giornalista Rai, la sedicente novità viene presentata in pompa magna dall’intera stampa italiana come il primo caso di Tv privata via cavo, con grande stupore dello stesso ingegnere napoletano. Tuttavia il caso Telenapoli fa da apripista alla nascita di una miriade di emittenti locali le cui trasmissioni furono proibite nel Marzo 1973 dal governo Andreotti, con sanzioni che prevedevano finanche il carcere, e successivamente riammesse quando la battaglia per la loro legalizzazione ebbe la meglio.

Grazie all’esperienza sul campo e al vantaggio tecnologico acquisito, Telenapoli si trasforma in una significativa realtà di imprenditoria locale che dava lavoro a 150 dipendenti e che ancora una volta si dimostra in anticipo sui tempi quando dal cavo si passa alle trasmissioni via etere, trasformandosi nell’attuale Canale 21.

Ed è qui che si inserisce la seconda balla della storiografia televisiva padanocentrica, secondo la quale nel panorama dell’emittenza privata le superiori capacità imprenditoriali di stampo meneghino del di allora gruppo Fininvest avrebbero sbaragliato la concorrenza. La differenza tra Canale 21 e le reti del Biscione più che imprenditoriali erano politiche, e portavano il nome dei cosiddetti decreti Berlusconi, tre in tutto (694/1984, 807/1984 e 223/1985) emanati dal primo governo Craxi: le reti berlusconiane furono oscurate perché, violando la normativa di quel periodo, trasmettevano contemporaneamente su tutto il territorio nazionale. I decreti suddetti sanarono la situazione ma solo per le reti Fininvest, concedendo loro per legge i maggiori introiti garantiti dal fatto di essere gli unici a poter trasmettere sul territorio dell’intero paese, e furono tali maggiori introiti più che le capacità imprenditoriali a sbaragliare la concorrenza.

In sintesi il “sistema italia” decise che un progetto imprenditoriale e moderno di comunicazione che, oltre a fare raccolta pubblicitaria e promozione del territorio, poteva anche raccontare un paese “visto da Sud” non fosse accettabile, e pensò bene di concentrare il tutto a Milano.

Considerati in una visione d’insieme, cinematografia, discografia ed emittenti private partenopee sono la prova che Napoli è stata in grado di sfornare primati imprenditoriali e culturali, nonostante l’unità d’italia, ovvero nonostante la scomparsa dalle terre meridionali di uno stato organizzato in leggi, infrastrutture ed investimenti finalizzati a promuovere lo sviluppo del nostro territorio.

Del resto primati pre e post unitari sono accomunati dalla stessa sorte “coloniale”: condannati all’oblio per sostenere l’ingannevole vulgata di un sud atavicamente povero, mantenuto ed incapace di intraprendere, scompaiono dal sud e ricompaiono più al nord nei casi in cui suscitano interessi di natura economica o legati alla formazione e divulgazione del “pensiero dominante”.

Lorenzo Piccolo        

fonte MO UNIONE MEDITERRANEA                                                                             

 

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