Alta Terra di Lavoro

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VENERDI SANTO SESSA AURUNCA

Posted by on Mar 24, 2016

VENERDI SANTO SESSA AURUNCA

enzo de maio, un altro grande laborino, mi ha inviato informazioni e foto sul venerdì santo di sessa aurunca che meritano di essere pubblicate e di seguito le riporto dopo l’articolo già pubblicato…………….

SESSA AURUNCA  CENNI STORICI

 

Sessa Aurunca è di origine antichissima, come confermano tracce di insediamenti preistorici e le necropoli del VIII secolo a.C., epoca in cui qui risiedevano gli Aurunci, un antico popolo italico.

Sessa fu fortificata con mura ciclopiche che abbracciano una superficie di circa 1 ettaro: probabilmente questo era l’originario nucleo di Suessa, città preromana che aderiva a una federazione di città aurunche, nota come Pentapoli Aurunca. La superficie pare troppo esigua per un centro abitato e si ipotizza che le mura proteggessero solo un forte militare a difesa degli abitanti. Nel 337 a.C. la postazione fu abbandonata, sotto la pressione dei Sidicini, in favore della zona dell’attuale centro storico di Sessa.

Fu un centro importante degli Aurunci, ma nel IV secolo a.C. fu conquistato dai Romani che sconfissero nel 313 a.C. la Pentapoli Aurunca: vi si insediò allora una colonia di diritto latino, Suessa. Batté moneta dal 270 a.C. circa alla seconda guerra punica (219202 a.C.). Divenne un ragguardevole centro militare, commerciale e agricolo e venne elevata a “municipium” nel 90 a.C. La posizione vantaggiosa tra la Via Appia e la Via Latina ne fa un centro di produzione agricola, i cui prodotti possono essere trasportati verso Roma o verso Capua. Cicerone menziona Suessa come di un’importante città. Cesare distribuì le terre di Sessa fra i suoi veterani qui, per cui la città assume in alcuni testi il nome di Colonia Julia Felix Classica Suessa. Nell’età imperiale Suessa conosce la sua massima espansione urbana: il centro abitato si estendeva su un’area quasi doppia rispetto a quella attuale e contava numerosi e importanti monumenti. Nel 2001 gli scavi hanno riportato alla luce il Teatro Romano, struttura che poteva contenere più di 3.500 spettatori con una scena di circa 30 metri di fronte e 15 di profondità; il teatro ha come cornice naturale la campagna con il golfo di Gaeta all’orizzonte. Presso la città sorse una villa, proprietà di Matidia. Al declinare dell’Impero romano, Sessa – diocesi almeno dal V secolo – vive un periodo di decadenza. Dopo essere stata interessata alle vicende storiche di Capua, Salerno, Benevento e Gaeta, riacquista parte della sua antica importanza verso il XII secolo. Tra il XIV e il XV secolo i Marzano, signori di buona parte di Terra di Lavoro e una delle più potenti famiglie del Regno di Napoli, fecero di Sessa la capitale dei loro feudi.

La signoria dei Marzano ebbe termine nel 1464 e Sessa per breve tempo è eretta in arciducato. Nel 1507 è concessa in feudo a Gonzalo Fernández de Córdoba, che aveva portato a termine la definitiva conquista del Regno di Napoli da parte di Ferdinando il Cattolico e ne aveva ottenuto il titolo di viceré. Apparteneva ad una delle più illustri famiglie di Spagna.

Agli inizi del XIX secolo in seguito agli avvenimenti che andavano scuotendo il Regno napoletano, Sessa si trovò priva di due pilastri della sua importanza: la nobiltà e gli ordini religiosi che sin dal XIII secolo, avevano formato uno dei cardini della vita cittadina. Conservò però la diocesi e mantenne un suo ruolo come centro importante della provincia di Terra di Lavoro.

Sessa Aurunca ha dato i natali a Gaio Lucilio, poeta, (II sec. a.C.), definito il “padre della satira”; a Taddeo da Sessa, Gran Giustiziere di Federico II; ad A. Nifo (XVI sec.) celebre filosofo che insegnò nelle più note università d’Italia; a Galeazzo Florimonte, fine umanista e Vescovo di Sessa che ispirò a Monsignor della Casa quel celebre libretto del vivere civile che proprio dal prelato sessano prese il nome di “Galateo”.

Fonte:

https://it.wikipedia.org/wiki/Sessa_Aurunca

 

Settimana Santa di Sessa Aurunca

Mentre lo stendardo nero dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso comincia a far capolino dal portale della Chiesa e la banda intona le prime note della Marcia Funebre Lugete Veneres, gli incappucciati escono disponendosi in fila per due, tra le note della marcia funebre. Verso le diciannove ha inizio la cerimonia: le statue vengono sollevate e portate a spalla e già dai primi passi, dentro la Chiesa, ha inizio la caratteristica “cunnulella“, movimento dondolante e sincrono delle spalle e di tutta la persona. Il nero stendardo, con le insegne della confraternita, fa capolino alla porta della chiesa, avvolto in senso di lutto per la morte di Cristo. Seguono altri confratelli incappucciati, disposti in fila e con le fiaccole accese. Dalla Chiesa iniziano ad uscire i Misteri con la caratteristica cunnulella.

Il primo mistero si affaccia al portone; è la raffigurazione del primo Mistero doloroso, cioè Gesù nell’Orto del Getsemani con l’Angelo che gli offre il calice. Questo Mistero è caratterizzato dalla mastodonticità del complesso e perciò risulta anche molto più pesante degli altri.

Il secondo Mistero riproduce Gesù flagellato alla colonna.

Il terzo Mistero è l’Ecce Homo, cioè Gesù, incoronato di spine, seduto su uno sgabello con le mani legate e con una canna fra le stesse.

Il quarto Mistero, rievocante la seconda caduta di Gesù, sotto la pesante Croce, lungo la via del Calvario.

Dopo i Misteri viene portata da un confratello una grossa Croce sulla quale sono posti tutti i simboli principali della passione. Segue il Cristo Morto adagiato su una bara di legno, portata da confratelli anziani. Chiudono il corteo le Tre Marie, cioè tre statue riproducenti la Vergine Addolorata ed altre due donne (certamente Maria Maddalena ed un’altra persona).

Le Tre Marie indossano abiti neri e gioielli offerti dal popolo. In segno di penitenza i fratelli portano il volto coperto dal cappuccio bucato all’altezza degli occhi, e così vestiti, disposti dietro lo stendardo e tenuto da due giovani partecipanti, procedono in fila per due con le torce accese.

Il corteo è seguito da una gran quantità di donne alluttate e scalze, che, recando pesanti ceri, pregano il Cristo affinché conceda loro la grazia richiesta.

L’incedere lento, ritmico, ondeggiante dei misteri è preannunziato dal lugubre suono di una cornetta che, suonata da un confratello fin dal mattino, prepara gli animi al passaggio del Cristo Morto.

Al passaggio della processione si accendono i carraciuni (enormi falò formati da fascine raccolte e allestite nei vari quartieri in cui passa la processione); nel frattempo dagli angoli più angusti dei portali durazzeschi o catalani del centro storico i tre cantori del Miserere uniscono le loro teste e si levano le lamentose note del canto.

Dopo aver attraversato via delle Terme e l’angusta via Paolini, la processione giunge alla Cattedrale ed attraverso via Garibaldi arriva in piazza.

Va poi nel rione San Leo, risale nella piazza Mercato per poi ridiscendere lungo Corso Lucilio diretta alla Chiesa. La strada del ritorno è certamente quella più suggestiva, la più toccante e romantica: i gruppi si dispongono l’uno dietro l’altro mentre riecheggiano il Canto del Miserere e la Marcia Funebre Vella (dal nome dell’autore).

La processione tende poi a ritornare alla chiesa di San Giovanni a Villa.

FONTE:

https://it.wikipedia.org/wiki/Settimana_santa_di_Sessa_Aurunca

 

foto-venerdi-santo-sessa-aurunca

 

Processione_dei_Misteri

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