Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Vesuvio e Monte Somma, il grande omicidio di un ecosistema

Posted by on Lug 18, 2017

Vesuvio e Monte Somma, il grande omicidio di un ecosistema

Sono passati più o meno 10 giorni da quando ho visto i primi pennacchi di fumo sul Vesuvio. Ma stamani brucia ancora violentemente mentre Vi scrivo adesso. Da allora è successo quello che molti di noi temevamo da un anno ma che nessuno immaginava così terribile.

Quello del Vesuvio Monte Somma io lo definisco un genocidio ambientale. Un suicidio collettivo. E no, non è solo “un incendio”. No. È monumento all’incapacità, alla protervia, all’ignoranza, alla superficialità di chi ci governa da Roma fino all’ente Parco del Vesuvio, passando attraverso la regione e i tanti comuni. Diciamolo subito: se non pioverà presto e molto (cosa improbabile) del Parco Nazionale del Vesuvio rimarrà solo polvere e lava. Sarà un deserto.

“La terra sta morendo e questi assassini hanno un nome e indirizzo”, diceva Utah Phillips. E aveva ragione. E comunque in un mese (giugno) abbiamo bruciato 26.000 ettari (200 ettari ad oggi solo su Vesuvio) di boschi. Il 12% del nostro patrimonio. Vi rendete conto? Tutti quando pensano ai colpevoli pensano ai piromani. Ed è vero. Loro sono i colpevoli. E la loro opera questa volta è stata scientifica.

Sono spesso degli sbandati ignoranti, dei disperati, delinquenti di periferia. Spesso lo fanno perché al servizio di interessi più grandi di loro, a volte solo per superficialità o per autentica follia. Ma sono a mio avviso solo l’ultimo metro del perché tutto questo avviene. I veri colpevoli spesso non hanno un innesco in mano, ma ne favoriscono le condizioni per armarla quella mano… E sono stati bravi, lo devo dire questa volta, perché era difficile produrre un risultato così devastante che neanche un bombardamento in guerra avrebbe realizzato meglio.

Ha cominciato la ministra Madia, con la sua riforma. Perché a volte i disastri cominciano lontano da dove poi accadono… E così la ministra renziana della funzione pubblica ha fatto una riforma “moderna” (come tutte le riforme di questi anni.. tutte “moderne” come questa…) in cui ha separato le funzioni dalle persone. Peccato che così ha “sfondato” letteralmente il sistema antincendio italiano. Prima le cose funzionavano così, mi spiega un vigile del fuoco (in anonimato): “La direzione delle operazioni di spegnimento (DOS = Direttore Operativo Spegnimento), era garantita a livello convenzionale dal CFS (Corpo Forestale dello Stato) e veniva svolta capillarmente da personale che conosceva il territorio di giurisdizione come le proprie tasche. Interveniva nell’immediatezza (condizione fondamentale per la riuscita dell’intervento) e coordinava da una posizione dominante tutte le forze che intervenivano sull’incendio (flotta aerea, squadre a terra, protezione civile). Gli incendi non assumevano dimensioni epocali e la loro durata era contenuta. Alla fine dell’intervento, il sito era monitorato per scongiurare eventuali riprese. I VVF svolgevano brillantemente la loro opera concorsuale con le squadre dedicate alla boschiva, senza impoverire quelle dedicate al soccorso tecnico urgente. Il loro ROS (responsabile delle operazioni di soccorso, coincidente con la figura del caposquadra dei vigili del fuoco) gestiva in soccorso solo la parte relativa all’interfaccia.

La situazione oggi è drammatica. I DOS sono diventati vigili del fuoco e sono insufficienti. Si dividono i compiti con i ROS, che arrivano sull’incendio insieme alla squadra per lo spegnimento e dalla quale non possono staccarsi per avere un quadro generale della situazione. Dovrebbero, da una posizione sfavorevole, coordinare le squadre a terra (quali? La protezione civile viene allertata di rado, un po’ perché le procedure di richiesta sono farraginose, un po’ perché davvero il Ros – caposquadra – non ha la possibilità di staccarsi dalle operazioni di spegnimento quel tanto che basta per avere una visione di insieme) ed eventualmente attivare il DOS provinciale (figure disponibili in numeri irrisori e spesso impegnati altrove) se ritiene sia necessario un intervento aereo. Il DOS arriva con tempi troppo lunghi per un contenimento efficace, non conosce il territorio, lavora in effemeridi e finito l’intervento se ne va. La ripresa dell’incendio diventa cronaca di una morte annunciata.

Altro inciso va fatto sulla figura del ROS (quel caposquadra che dovrebbe coordinare lo spegnimento a terra) che, assolutamente competente sullo scenario di interfaccia (incendio che lambisce le abitazioni), poco sa delle dinamiche del fuoco in relazione al combustibile vegetazione. Gli incendi, improvvisamente aumentano di numero, assumono proporzioni ciclopiche, durano giorni invece di ore. Intanto i carabinieri forestali vengono dotati di dispositivi di protezione individuale per intervenire su fuochi di piccole dimensioni. Siamo alla follia. Proprio così.

Il secondo atto di questo disastro lo compie Renzi in concerto col ministro dell’ambiente (?!!) Galletti. Due signori che hanno un idea di ambiente che credo sia ristretta al dare da bere (forse) ai gerani sul balcone di casa loro. Nell’anno dell siccità, dei primi effetti veri del Global Warming – ampiamente previsti e prevedibili – sono arrivati con 15 Canadair disponibili. Ripeto: 15 Canadair per tutta Italia (alcuni mi dicono siano anche rotti…). E poi il capolavoro: attuato decidendo l’anno scorso di sciogliere la guardia forestale all’interno del corpo dei carabinieri. Raccontandoci che non serviva, era un doppione costoso… Meraviglioso il racconto di semplificazione che fa questa gente… Col risultato straordinario di annullare un patrimonio di esperienza e conoscenza del territorio senza preoccuparsi di come sostituirlo.

Terza casella del puzzle di questo disastro è la regione Campania di Vincenzo De Luca (di cui abbiamo già parlato in merito al rifiuto del piano di prevenzione dei Vigili del Fuoco). Che l’anno scorso affida la delega dall’agricoltura e foreste (e parchi regionali) al sindaco di Agropoli (quello delle fritture di pesce pro Sì al referendum costituzionale…) Franco Alfieri. Uno che ha amministrato Agropoli senza un piano regolatore, perché con il più comodo “Piano di fabbricazione” datato 1972 si può ancora innalzare una palazzina lì dove c’erano giardini, per capirci… La regione Campania decide di NON STIPULARE CON I VIGILI DEL FUOCO la convenzione per l’anno 2017 per lo spegnimento degli incendi boschivi. Dei geni. Ovviamente Alfieri in vista dell’estate molla la delega e responsabilità annesse a un dirigente della regione, Massimo Pinto, circa un mesetto fa, il quale si ritrova suo malgrado con questa magnifica patata bollente tra le mani.

Ultimo anello di questa catena il presidente dell’ente Parco del Vesuvio, Agostino Casillo: 33 anni, manager di un’azienda, laurea in scienze politiche sponsorizzato da un altro Casillo, Mario, capogruppo in consiglio regionale del Pd e anch’egli cittadino vesuviano (è originario di Boscoreale). A lui De Luca ha chiesto di tirare fuori un nome dal cilindro per sostituire Ugo Leone, commissario dell’ente da dicembre del 2013. Un altro che ha la stessa conoscenza di Ambiente di Renzi, Galletti e De Luca messo a capo di un parco Nazionale straordinario per importanza nel mondo, che si trova in una zona di enorme antropizzazione, quindi con un livello di difficolta molto serio. Il risultato di un anno di gestione di Casillo è di un incendio rovinoso nell’estate del 2016, nella zona di massima protezione sul versante di Torre Annunziata. All’epoca promise che sarebbe stato l’ultimo perché quella esperienza drammatica gli aveva insegnato qualcosa… Le associazioni ambientaliste hanno passato tutto l’inverno a richiedere appuntamenti negati per perorare prevenzione antincendio nel Parco del Vesuvio: pulizia del sottobosco, barriere frangifiamme, videosorveglianza, sentieri di accesso. Ma non si è fatto NULLA.

E così arriviamo a oggi. Il sottobosco era così: un insieme di rifiuti mischiati a natura e a una siccità mai vista dal 2003.

Quello che è avvenuto è frutto di tutto questo. I piromani, le mafie che la procura verificherà per quali obiettivi hanno agito, si sono innestate in questo humus. Lo hanno sfruttato. Ora il risultato è un disastro senza fine. Il Vesuvio non sarà più quello che era.

Ora è solo un’enorme bomba di dissesto idrogeologico che rischierà di esplodere quando arriveranno le prossime piogge autunnali. E lo dico oggi, con 4 mesi di anticipo. Quindi io oggi ritengo DOVEROSE LE DIMISSIONI del Presidente Casillo in quanto il disastro è enorme e dimostra che non in grado di continuare in un ruolo a cui è stato inadatto se non dannoso. Ci vuole un presidente che CONOSCA quell’ecosistema perché avrà il compito complicatissimo di ricostruirlo da zero. Riterrei doverose le dimissioni del presidente della Regione De Luca per tutte le ragioni dette sopra. Nei prossimi giorni chiederò di essere ascoltato dal procuratore Fragliasso che sta indagando per disastro ambientale per consegnare un esposto di Sinistra Italiana su tutto questo.

Al governo chiediamo un impegno vero e sottoscritto e condiviso con tutte le associazioni ambientaliste, le popolazioni che in questi giorni sfilano a Napoli per chiedere giustizia. Un impegno che deve prevedere fondi autentici per rifondare questo parco. Non solo con la necessaria riforestazione con specie autoctone. Ma sopratutto con opere urgenti di contrasto al dissesto idrogeologico su una estensione di terreni enorme, resi vulnerabili da incendi, boschi scomparsi e una fessurazione evidente dei suoli. Creazione di barrire frangifuoco naturali. E con una contemporanea messa a regime di videosorveglianza su TUTTI i sentieri di accesso al Vesuvio/Somma, oltre che con un potenziamento importante delle risorse umane a disposizione del parco sia amministrative che sopratutto di campo. Su questo faremo un controllo costante e ossessivo sul territorio e nelle istituzioni sia regionali che nazionali.

Chiudo con un episodio che mi ha toccato in questa ultima lunghissima settimana, spesso condivisa con volontari, protezione civile e militari dell’esercito. A San Sebastiano un pomeriggio drammatico, mentre il fuoco aggrediva da molto vicino l’abitato in località Capriccio ho parlato a lungo con Andrea, un ragazzo che li si occupa(va) di un maneggio e di escursioni a cavallo per i sentieri. Era disperato, piangeva… A un certo punto mi ha chiesto: “Ma perché? Perché lo fanno bruciare… Questo è il Vesuvio… È famoso nel mondo… Non può essere distrutto così…” Mi guardava negli occhi e io non sapevo cosa rispondergli, davvero non lo sapevo e alla fine ci siamo abbracciati e abbiamo pianto insieme.

Io questa gente non la perdonerò MAI.

Roberto Braibanti

 fonte

identitainsorgenti.com

 

vesuvio

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*