Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Vita eccessiva di Maria Malibran

Posted by on Feb 11, 2019

Vita eccessiva di Maria Malibran

   Manuel Garcia fu un tenore sivigliano e cantò nelle parti di Don Giovanni, Almaviva, Otello. Fu anche direttore di compagnie liriche e compositore. Le sue collere, violentissoime, erano famose : aveva una sorta di talento per la tirannia, che esercitò su quanti gli vissero vicino, specialmente sulla moglie, la signora Joaquina Sitchez, che dalla gelosia di Manuel fu costretta a lascisare il teatro, e sui suoi figlioli. E su una delle figlie, particolarmente : Maria de la  Felicitad.

   Questa era nata a Parigi, il 24 marzo 1808. Piccolissima i genitori la portarono a Napoli, dove, nel 1811, Isabella Colbran, fastosa, impennacchiata, e potentissima primadonna madrilena, offriva a Manuel una protezione di compatriota e di amica. Napoli allora era sotto il dominio fastoso di re Joachim Murat : in quel tempo Rossini era un azzimato compositore ventenne, i duchi gettavano fiori e gemme alle dive, gli usseri affollavano il San Carlo e le musiche, i capricci, gli intrighi la rallegravano.

   Nel 1813 al teatro dei Fiorentini di Napoli si rappresenta “Agnese”, opera di Paer, e Manuel è Ernesto, infelice innamorato di Agnese, “madame” Mainvielle-Fodor, che al momento di attaccare l’ultimo “duo” si sente male e sparisce dietro le quinte. Garcia, spazientito, mastica vocalizzi e arrota i denti ; l’orchestra, sperduta, saltella;  il pubblico si indigna, quando una vocina acidula e chiara si leva e “io ti perdono” canta, “io ti perdono…”.

   E’  Maria Felicita, che sta davanti al padre, aprendo le piccole braccia con un gesto da primadonna : ha cinque anni,, un abito di percalle blu stellato d’oro, un piccolo naso a punta,, gli occhi neri. Sgrana le sue note imitando esattamente “madame” Mainvielle-Fodor e, come lei, sorride, si inchina al pubblico estasiato, al padre che non sa se arrabbiarsi oppure no. Il giorno dopo che le chiedono che ricompensa voglia, domanda di cavalcae Gloria, la bella giumenta di Manuel : non glielo permettono ed essa, di nascosto, parte al galoppo, venendo gettata a terra e rompendosi una gamba.

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    La sua infanzia  fu dura, tiranneggiata e orgogliosa. Ha appena una piccola voce, le corde basse sono poco sviluppate, i toni acuti duri, l’intonazione incerta. Manuel Garcia, padre e maestro, si sfoga contro questo strumento manchevole e della voce di Marietta si impadronisce, deciso a farla perfetta. Terribili lezioni, con gridi e pianti che allarmano la gente per la strada ; terribili lezioni, per cui Marietta impara a cantare piangendo, a piangere cantando, ad eseguire bravure che le parevano impossibili, conquistandosi nota per nota, piccola acrobata atterrita. Ella lava i piatti, cuce, studia solfeggio, pianoforte, composizione musicale, lingue, disegno, equitazione e scherma. Sopgna applausi, trionfi, glorisa : non sa accontentarsi del suo mezzoo soprano, anche se lentamente diviene un mezzo soprano prodigioso. Poi riesce ad ottenere il registro completo, dal contralto al soprano, e, pochi giorni prima della sua morte, lotta ancora per un trillo, ansiosa di raggiungere una nuova, unica grazia.

   A Parigi nel 1824 non ci sono teatri aperti : la tediosa corte  di Luigi XVIII porta il lutto del suo sovrano, morto di recente, e la duchessa d’Angouleme austeramente sbadiglia e l’elegante società con lei. I Garcia vanno dunque a Londra, scritturati dal King’s Theatre, insieme con Rossini, vecchio amico, che ne “Il barbiere di Siviglia” sfruttò consigli e motivi di Manuel.

   Marietta ha sedici anni ed esordirà : con Velluti, il cantore che ha  una così bella voce bianca ed un così brutto carattere. Per intimidire la compagna, lascerà cadere su di lei tempeste di vocalizzi, bufere di fioriture, ma la fanciulla, impavida,  riprende ogni tratto, lo amplifica, lo moltiplica: la florida pancia di Vellui trema di indignazione e di gelosia, le sue mani torcono i polsi di Marietta, che, dispettosa e radiosa,, sorride, davanti agli applausi.

   Ma il suo esordio vero avviene soltanto un anno più tardi, nel giugno del 1825, sempre a Londra : e sarà, come è giusto, Rosina. Chi più spagnola di lei, più maligna e vezzosa ? Le brave dame inglesi, abituate alle contegnose eroine di Jane Austen, trasaliscono davanti a tante fiamme, mantiglie, rose rosse e fantasie : Manuel è Almaviva e Rossini si dichiara soddisfatto dei suoi interpreti, del loro successo.  Compare, a questo punto, Mr. Lynch, commerciante di vini a New York, e propone ai Garcia di trasportare questo successo nel Nuovo Mondo, come allora si diceva, e si evocavano i Sioux, i conquistatori, l’oro e le avventure. I Garcia si imbarcano, arrivano a New York, si installano al Park Theatre e mettono in scena un “Barbiere” assolutamente familiare. Marietta e Manuel conservano le loro parti; ma torna sul palcoscenico per raffigurare Berta. Uno dei figlioli sarà Figaro, un vecchio zio, Bartolo e la città, entusiasmata, non parlerà che di loro.

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   Un vecchio amabile, decrepito e galante si presenta a Manuel, si inchina a Marietta con la grazia arcaica e libertina, che, nel Settecento, si usava con le donne di teatro. Il suo nome fa trasalire padre e figlia, quasi quello di un fantasma : é Lorenzo da Ponte, il librettista di Mozart. Seguendo una tradizione casanoviana, Lorenzo da Ponte ha corso il mondo, devastando cuori. Ora, a sua volta devastato, vive a New York, dando lezioni di lingue. Ma l’atmosfera della famiglia Garcia rende a Lorenzo da Ponte una provvisoria gioventù e, rapito, respira l’odore dei belletti, delle sale stipate, degli intrigi amoroisi che intorno a Marietta fioriscono : è lui che le presenta un ardente ammiratore, bell’uomo cinquantenne, considerato fra i più facoltosi banchieri, il signor Eugenio Francesco Malibran, un emigrato francese.

   Dapprima, Manuel non se ne preoccupa. E’ troppo preso dalle prove del “Don Giovanni” e riserva le sue furie ai coristi, all’orchestra : alla prima rappresentazione si indigna al punto di dimenticare la sua parte e si serve della spada di Don Giovanni per minacciare gli indegni : l’azione è sospesa. Manuel, bestemmiando, ordina di ricominciare e questa volta le cose vanno meglio, fra gli scroscianti applausi degli energici americani. Intanto Marietta, vestita di raso da Zerlina, cautamente occhieggia il palco del suo innamorato banchiere.

   Occhieggia, fino al giorno in cui Manuel scopre ogni cosa e minaccia pugnalate, sfregi : Malibran chiede la mano di Maria Felicita e Manuel sai arrabbia e, rimproverandogli i cinquant’anni e la poca solidità finanziaria, lo mette alla porta, ma Marietta lo richiama. misteriosamente  innamorata e gli giura di sposarlo.

   Il collerico Manuel si rivela buon padre e le fa una dote di 50.000 franchi : ma la sera dell’ultima rappresentazioine  di Marietta, che per il matrimonio lascerà le scene, Manuel-Otello piomba su lei, Desdemona, con tale ferocia e con un coltellaccio in mano, che quella, tremante, fugge via, supplicando “Por Dios, no me mate !” e gli americani ammirano. Manuel non intende uccidere la figlia, ma abbandonarla, e con la famiglia lascia New York, dove gli sposi restano soli.

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   L’alone evanisce, la spagnola diciottenne si annoia nella casa squallida, nella città ancora provvisoria e quacchera. Si spegnerebbe , ma il signor Malibran è improvvisamente sull’orlo della rovina, pur continuando a mostrarsi un bell’uomo brillante, e Marietta, felice  di trovare pretesti alla sua ambizione, come alla sua generosità, riprende a cantare.

   Canta, nel 1827, a Filadelfia, ma senza successo. I candidi americani preferiscono spettacoli di ginnasti o di “clowns” e il secondo concerto annunciato non ha neppur luogo, per mancanza  di spettatori. Indignata, Marietta si getta alla religione. Vuol convertirsi e con eccesso oscilla fra varie sette e vari sacerdoti.  Poi, stanca del marito galante e frusto, annoiata della città, incollerita con il pubblico, decide di partire per l’Europa, accompagnata da un cognato, il signor Chastelan.. Nel novembre del 1827, i due viaggiatori si imbarcano su un veliero.. e, durante la traversata,, vedono scatenarsi tempeste spaventose . i passeggeri sono presi dal pànico. Il naufragio pare inevitabile, ma Marietta, insensibile al mal di mare ed alla paura, si alza in puiedi e, dominando i compagni boccheggianti, intona l’ “Alleluja” di Mozart: naturalmente, spenta l’ultima nota, la burrasca è finita e il veliero è salvo.

   A Parigi, si installa presso i parenti Chastelan, gente povera e meschina. Ma, per fortuna, un’antica scolara del padre, la contessa Merlin, è pronta a lanciarla. Spagnola lei stessa, la contessa si incanta di Marietta, che ha vent’anni, lunghi riccioli neri ed un’unica veste di mussola. In suo onore, organizza una serata musicale.

   Ha invitato Rossini, la signora Rossini, che è poi l’antica Isabella Colbran, il direttore del Théatre des Italiens ed i migliori critici musicali. Maroietta canta Rosina e trionfa. Incrocia le gambe, afferra una chitarra e, in spagnolo, intona un “bolero”, un “polo”, una “jacara”. Il suo pubblico, che l’aveva creduta soprano e la ritrova contralto, si entusiasma. Isabella Rossini ricorda la sua gioventù, il suo canto, la Spagna e piange dietro un ventaglio di pizzo nero.

   Maria Felicita è lanciata. Canterà davanti all’impetuosa duchessa di Berry, davanti alla contegnosa “madame “ Récamier. Esordirà all’Opéra, nel gennaio 1828, in una rappresentazione di addio al basso Galli, Chiederà di essere Rosina, essendo la parte che meglio le si addice. Ma la parte è già stata destinata ad Enrichetta Sontag, la grande cantante tedesca.

   Bambina, la Sontag aveva cantato per le strade, oppure sui tavoli delle osterie. Dopo aver studiato a Praga, rapidamente  aveva dominato  i teatri di Vienna, Monaco, Berlino. Era bionda, bella,  fragile, con una voce luminosa. Ma gelida  e la sua compostezza  di giovanetta aristocratica, la sua ricercata  semplicità, erano fatte per dare sui nervi alla fragorosa Marietta.  Poiché ella non può  essere Rosina, sceglie di essere Semiramide e, accanto a lei, Arsace, sarà la signora Pisaroni, “en travesti”. Questa, sfigurata dal vaiolo, canta sempre celandosi il viso con le mani, per non spaventare il pubblico, ma la sua voce è potentissima. Marietta rivaleggia con lei, disponendo di una grande potenza espressiva e grazia innata, e, quando attacca la famosa frase “trema il tempio”, si può credere che la sua voce si spezzi, per tanto clangore. Invece no, resiste, si eleva ancora. Marietta, felice,  si inchina agli applausi.

   Applausi che saranno ancora maggiori per Enrichetta, Rosina impeccabile e glaciale. Fremente di gelosia, Marietta saluta con un cenno del capo la rivale, dietro le quinte. Quella risponde, distratta, senza interrompere il suo colloquio con un violinista belga, che inutilmente l’adora e si chiama Charles de Bériot.

   Questi, giovane molto bello, pallidissimo, languido, per la Sontag è però  senza risultato, perché la cantante, a sua volta, è innamorata di un diplomatico piemontese, il conte Rossi. Esasperata, Marietta diviene temibile : tira di scherma, si informa se sia permesso sfidare a duello la Sontag; canta nelle stesse parti della tedesca, trasformandole; va in società e seduce Gautier, Balzac, Sainte-Beuve, soltanto perché non le riesce di sedurre Bériot. Di un solo uomo Marietta poteva innamorarsi, di quello che apparteneva alla nemica : di Bériot.

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   Ostinata nel pensiero di lui, si serba virtuosissima e chiede il divorzio  a  Malibran, che rifiuta. Marietta si dedica alla beneficenza, la più eccessiva. Un giorno, all’ospedale, le mostrano un bambino affetto da convulsioni, che, strillando, rifiuta di prendere un bagno caldo, solo rimedio al suo male. Marietta, fiduciosa e canora, intona le sue romanze predilette. Tutto il personale dell’ospedale accorre, si estasia, ma il bambino, privo di ogni senso musicale, seguita a contorcersi. Soltanto Marietta non si scoraggia : fulminea, si spoglia, fra la generale e commossa attenzione, prende in braccio il bambino e con lui entra nella vasca, nentre le suore raccolgono pudicamente le cornette.

   Durante l’estate, in campagna, Marietta gioca come una bambina. Poi, tornata in città, si separa dai Chastelan, e va a vivere con un’austera vedova. Canta “Otello” e con tale frenesia da essere colta, alla fine, da una crisi. E ritrova la Sontag, ma avvilita, malinconica:  il conte Rossi non può sposarla, perché il re di Sardegna gli vieta le nozze con una cantante. Ed Enrichetta aspetta un bambino da lui.

   Bériot, furibondo, è tornato a Bruxelles. Le due primedonne riprendono la lotta, a colpi di fiori avvelenati, pettegolezzi e strilli. Neppure Rossini riesce a riconciliarle, neppure il gran “duo” del “Tancredi”.

   Marietta recita la parte di Romeo, alla presenza del re Carlo X, che dorme, nel palco reale. sulla spalla della duchessa di Angouleme. Marietta, offesa, decide di partire per Londra, dove ritroverà la Sontag e Bériot.

   A Londra quest’ultimo comincia ad amarla, dimentico ormai di Enrichetta, che, a sua volta, ha dimenticato rivalità  e rancori, felice poiché il re di Prussia l’ha fatta nobile, per permetterle di sposare il conte Rossi.  Tutto va, dunque, per il meglio. Le cantanti fanno pace, si offrono fiori, non avvelenati questa volta. Poi Maria, con Bériot, lascia Londra. Vanno insieme in Belgio, a dar concerti. Invitati entrambi al castello di Chimay, si dichiarano a vicenda il loro amore, se lo dimostrano e, d’ora in poi, si ameranno sempre.

   Non senza malintesi e bisticci. Quando Bériot deve partire per la Russia, inutilmente chiede a Marietta di seguirlo. Teme lo scandalo, preterisce perdere l’amante, ma serbare la reputazioine. Si lasciano: Bériot riprende il suo aspetto martoriato, Marietta si rifugia a Bruxelles., in una casa prossima alla chiesa di Santa Gudula e si dà alla devozione. Ma un giorno riceve un’arpa d’oro, quella che le ci vuole per accompagnarsi durante la “romanza del Salice”.. Solo Bériot è capace di tanta finezza; Bériot, che ha rinunciato alla Russia. Marietta lo richiama e decidono di vivere insieme e, nel 1828, si installano a Parigi in una casa assolutamente degna di Marietta, con vetrate di chiesa, falsi bronzi, lampassi.

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   Ma ecco dal Messico arrivare la famiglia Garcia. I banditi li hanno spogliati dei loro risparmi. Ora, rimpatriati, si preparano a vivere con Marietta. Ella rifiuta, offrendo denaro, ma vuole la sua libertà. Aiuta il padre a tornare sulle scene, ma il povero Almaviva, cinquantacinquenne, non ha più voce e decide di ritirarsi. Alla rappresentazione di addio, Marietta rappresenta Desdemona : si commuove, abbraccia il padre così impetuosamente che il nero di lui si fonde al bianco di lei ed il pubblico, commosso, saluta un Otello bianconero !

   Poi Manuel apre una scuola di canto e Marietta con Bériot va a Londra, poi a Bruxelles. Il suo solo dolore, in quel tempo, è di non aver potuto prendere parte alle barricate del 1830.  

      Quella che fu una delle più perfette interpreti dei personaggi rossiniani morì  a Manchester, a soli ventotto anni, per le conseguenze di una caduta da cavallo.

Alfredo Saccoccio     

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