100 Anni di Napoli: il Ritorno del Corsiero del Sole
Il Calcio Napoli si avvicina a traguardi centenari, ed è il momento di guardare non solo al glorioso presente, ma anche alle radici più profonde e meno conosciute che ne hanno forgiato l’anima.
Ricordiamo oggi le vere origini del simbolo del Napoli: non un umile asinello, ma un cavallo rampante, o meglio, “sfrenato”. Un destriero impetuoso, simbolo di forza indomita, lo stesso che da secoli rappresenta l’identità di Napoli e dibtuto in Sud. Un simbolo nobile, le cui radici affondano nell’antica cultura partenopea, richiamando persino il “Corsiero del Sole” di virgiliana memoria, legato a miti e leggende che da tempo immemorabile disegnano l’essenza della città.
Il “Declassamento” Forzato: Quando la Politica Intervenne nel Pallone
Ma cosa accadde a questo fiero cavallo? La storia ci svela un capitolo scomodo e affascinante. Negli anni della fondazione del club, in un’Italia in cui il Ministero della Propaganda Fascista stringeva le sue maglie su ogni forma di espressione identitaria, un simbolo così potente e autonomo come il nobile destriero inalberato non poteva essere tollerato.
Il Fascismo, desideroso di costruire un’identità nazionale monolitica, vedeva con sospetto ogni forte richiamo a particolarismi regionali, specie se il simbolo richiamava al Regno di Napoli. Non dimentichiamo che Maria Sofia di Baviera, l’ultima e carismatica regina consorte dell’ultimo re dei Borbone, Francesco II, era morta da appena un anno prima della fondazione del Napoli calcio. Il suo ricordo e l’attaccamento alla patri la napoletana era ancora viva dai tempi della presa di Gaeta, e un simbolo regale come il cavallo rampante poteva essere percepito come un pericoloso richiamo a un passato “non allineato”, minando la fragile unità di un giovanissimo stato italiano.l e sopratutto contro il nazionalidmo fascistoide
Fu così che, con un’operazione di “declassamento” simbolico, il nobile cavallo fu sostituito dal più “innocuo” e, per il regime, meno “pericoloso” ciuccio. Un’operazione silenziosa, ma dal profondo significato politico e culturale, che privò il club del suo primo, potentissimo simbolo identitario.
Giorgio Ascarelli: Il Filantropo e la Nascita del Calcio Napoli
Non possiamo parlare della fondazione del Napoli senza rendere omaggio al suo primo presidente: Giorgio Ascarelli. Un filantropo ebreo, uomo di visione e coraggio, che il 1° agosto 1926 fondò ufficialmente il Calcio Napoli. Un gesto di profondo amore per la sua città, avvenuto non senza enormi difficoltà e, come possiamo immaginare, subendo cattiverie e ostacoli in un’epoca già complessa, ben prima delle persecuzioni razziali.
Ascarelli ereditava l’esperienza dell’Internazionale Napoli e del Naples FBC, unificando le forze calcistiche della città dopo il cambio di nome da “Inter Naples. Naples” a semplicemente “Napoli”. Fu lui a dare al neonato club il suo primo vero simbolo identitario: proprio quel cavallo rampante, espressione della forza, della storia e dell’orgoglio partenopeo. La rimozione di quel simbolo fu, per Ascarelli, una ferita, un’amputazione di una parte della sua visione e dell’anima che aveva voluto infondere nel club.
La Maglia Celebrativa: Un Ritorno Alle Origini!
Oggi, mentre ci avviciniamo alle celebrazioni dei 100 anni, sarebbe magnifico non solo ricordare questa storia, ma anche celebrarla in modo tangibile. Immaginate una maglia celebrativa che richiami quel Corsiero del Sole, quel cavallo sfrenato, simbolo originario della città e del primo Napoli di Ascarelli.
Sarebbe un tributo non solo al calcio, ma anche alla storia, alla resilienza di Napoli e alla memoria di coloro che, come Giorgio Ascarelli, hanno contribuito a forgiare un’identità nonostante le avversità. Un gesto che riconnetterebbe il club non solo con le sue radici sportive, ma con millenni di storia e orgoglio partenopeo.
È tempo di riscoprire il nostro vero simbolo, di indossare con fierezza il cavallo che fu. Il Napoli non è solo ciuccio; è anche, e forse prima di tutto, il fiero Corsiero del Sole.
Giuseppe Savarese



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