12 maggio 1799: come nel 1944, sempre i francesi dietro stupri e saccheggi in Alta Terra di Lavoro
Vista la colpevolezza degli ufficiali francesi, che diedero l’ordine e il via alle violenze del 1944 ai danni delle donne ciociare da parte dei goumiers franco algerini, quello del 12 maggio 1799 rappresenta un triste precedente che pesa ancora una volta sul tricolore transalpino.
Se delle donne marocchinate se ne parla poco, dell’eccidio di Pentecoste in quel di Isola Liri, se ne sa e se ne racconta ancor meno.
Ci troviamo a Isola Liri. Altri tempi, altra storia. Sull’onda della rivoluzione francese, il meridione d’Italia è scosso dall’occupazione francese. Una vecchia conoscenza frusinate, Jean Etienne Championnet, porta le sue truppe in giro per lo stivale, creando la Repubblica di Napoli.
A Isola Liri, dove lo sconquasso del periodo ha gettato benzina sul fuoco dei dissidi con i vicini di Sora, il brigante Gaetano Mammone, invece, e Valentino Alonzi di Sora detto Chiavone, nonno del più celebre Chiavone brigante post unitario, formano un esercito forte di 6000 uomini, male armati e decisi a tutto, che si oppone agli assalti delle truppe francesi, fino a partecipare alla liberazione di Altamura e di Napoli.
Siamo nel 1799. 13.000 soldati francesi, che risalgono la Penisola per portare soccorsi all’armata impegnata nel Nord, marciano compatti su San Germano, odierna Cassino. Una parte di essi ascende a Montecassino spogliando l’Abbazia di tutti gli avere e imitati in parte, dopo la loro partenza, da non pochi cassinati.
Procendendo nel loro cammino, risalendo quindi lo stivale, due giorni dopo raggiungono Isola Liri dove trovano la porta sbarrata. Mammone, ovviamente, non li vuole.
Gli ufficiali che guidano i transalpini inviano allora due soldati a parlamentare con l’intento di chiedere il passaggio.
Il Mammone, però, non è già particolarmente noto per la diplomazia. Di fama sanguinario, dai modi spicci, più propenso alle uccisioni che a parlamentare. Così non ci pensa due volte e fa impallinare i due fanti centrandoli al cuore.
12 maggio 1799, giorno di Pentecoste. Immediata e durissima è la reazione dei francesi, che, entrando nell’abitato dopo aver soverchiato la tenue resistenza isolana su Porta napoletana, si macchiano, avanzando feroci, di violenze e atti brutali su tutta la popolazione inerme. Nemmeno le chiese vengono risparmiate. Depredate e saccheggiate come già era accaduto a Montecassino.
Gli uomini di Mammone, che in breve diverrà comandante di tutte le forze della Provincia di Terra di Lavoro, del tutto impreparati allo scontro venogno ricacciati e quindi ripiegano verso le alture di Sora. Parteciperanno alla liberazione di Napoli, certo, ma in quel frangente lasciano i civili a farsi massacrare dai francesi. Fuggono, figli di quel moto vigliacco che provoca reazioni su chi inerme non può difendersi.
Per Isola Liri, quello del 12 maggio 1799, è ad oggi – e speriamo per sempre – il giorno più terribile della sua lunga storia.
L’atroce carneficina andrà avanti per due giorni.
La gente cerca di nascondersi, di ripararsi, di fuggire. Molti si mettono in salvo presso Pescosolido, dove la bontà di altri uomini fa salva la pelle a tante persone. Altri trovano salvezza guadando a nuoto il Liri ingrossato.
I francesi tagliano i ponti! Isola Liri è isolata! Tra le chiese nemmeno San Lorenzo viene risparmiata. Proprio qui si consuma la tragedia più orrenda. I civili vengono sorpresi in preghiera all’interno e massacrati all’istante.
In quei giorni cadono massacrati 533 cittadini. Da verdi, le acque del Liri si fanno rosse del sangue di tanti innocenti.
I nomi dei due responsabili della strage?
Il generale di brigata Vatrin ed il comandante Olivier.
Che la storia li condanni per sempre.
Articolo: Alex Vigliani
Fonti: Eugenio Maria Beranger
Fonti: Rolando Giannetti.
Foto: Rolando Giannetti dal gruppo FB ViviFrosinone.


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