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1760 di Mons. Francesco Granata, vescovo di Sessa Aurunca

Posted by on Apr 4, 2026

1760 di Mons. Francesco Granata, vescovo di Sessa Aurunca

Gianluca Sasso

Riporto di seguito un mordace giudizio relativo all’indole del Popolo di Sessa e tratto dalla visita ad limina del 1760 di Mons. Francesco Granata, vescovo di Sessa Aurunca dal 26 settembre 1757, all’11 gennaio 1771, giorno della sua morte.

Oltre ad essere Vescovo, fu uno storico di fama. Infatti, scrisse delle opere sulla storia di Capua e di Sessa Aurunca, quali la Storia civile della fedelissima città di Capua negli anni 1752 e 1756, il Ragguaglio istorico della fedelissima città di Sessa nel 1763 e la Storia sacra della chiesa metropolitana di Capua nel 1766. Il passo che pubblico di seguito è tratto dalla visita ad limina del 1760. Si tratta di un documento, all’epoca destinato a rimanere riservato, in quanto inviato al Papa. E’ stato da me rintracciato nell’archivio Vaticano.

“Populus Suessanus pius est, ac devotus. Multae in Ecclesiis habentur in dies sacrae functiones, quas Populus semper frequentat, et perdevoto submissoque incessu fovet, ac colit.

Rixosus nimis, nimis audax, et ad aliquid excogitandum, mendaciumque asserendum, et super juramentum praestandum valde inclinatus, ac facilis ecclesiarum bonorum nimis avidus, et pauci sunt, qui Ecclesiae census, vel bona non habent, pauci, qui multas, gravesque, pecuniarum quantitates ecclesiae non debent.

Contra Episcopum eiusque Curiam, aliosque de clero promptus semper, et audax. Septem numerantur ex ordine Episcopi, quos hi Cives, eorumque Patres, Atavi sunt persecuti, tum Romae, tum in laicis Tribunalibus Neapolis.

Equidem usque adhuc, Deo adiuvante, nullum cum eiis jurgium, nullam contentionem habui sed omnes pleno amore prosequor plenissimo ipsi, omni hoc mei gubernii Triennio, sunt prosecuti. Semper tamen mentem, animumque meum timor incutit, ut idem nanciscar infortunium, quod septem Praedecessores mei gratis, et innoxi nacti sunt; et saepissime Deo, ac Beatae Virgini commendo, ut a Populi huius calumniis, et persecutionibus me, ad eorum animae profectum, ac salutem strenue laborantem, incolumem servent. “

Il popolo di Sessa è pio e devoto. Nelle chiese si celebrano quotidianamente numerose funzioni religiose, a

cui la popolazione partecipa sempre, e le promuove e solennizza con grande devozione e sottomissione.

E’ però troppo litigioso, troppo arrogante e naturalmente incline a ricorrere a qualunque sotterfugio e a

mentire anche sotto giuraramento. E’ troppo avido di beni ecclesiastici; sono pochi coloro che non godono

di rendite o non ricevono beni dalla chiesa, e pochi quelli che non sono indebitati con essa per ingenti

somme di denaro. E’ sempre pronto ad attaccare briga con il Vescovo, la Curia e altri membri del clero.

Prima di me si contano sette vescovi, che questi cittadini e i loro padri hanno inesorabilmente perseguitato,

fino a Roma ed ai tribunali laici di Napoli.

Fortunatamente, fino ad ora, con l’aiuto di Dio, non ho avuto con loro alcuna lite o contesa, ma li tratto

tutti con amore, così come loro hanno trattato me con grandissimo smore durante questi tre anni del mio

governo. Nonostante ciò, nella mia mente e nel mio animo, incombe sempre il timore, che io possa subire

la stessa sventura dei miei sette predecessori, che sono stati da loro perseguitati innocentemente e senza

motivo; perciò molto spesso mi affido a Dio e alla Beata Vergine, affinché mi proteggano dalle calunnie e

dalle persecuzioni di questo popolo, per il cui progresso e salvezza delle anime io continuo ad adoperarmi diligentemente

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