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1860-DALLA RESA DI CAPUA ALLA BATTAGLIA DEL GARIGLIANO

Posted by on Nov 3, 2025

1860-DALLA RESA DI CAPUA ALLA BATTAGLIA DEL GARIGLIANO

S. M. il Re Francesco II, dopo tre giorni di accanito bombardamento, ordina la resa della città di Capua per non recare ulteriori offese ai circa 12.000 civili che la abitano. La Convenzione della resa viene firmata dal Brigadiere Girolamo dè Liguori, dal Colonnello Gian Luca dè Fornari, dal Maresciallo di Campo De Cornè e dal Generale Della Rocca. A Capua ci sono 10.500 uomini (in realtà attivi solo 4.000, il resto malati), 290 cannoni di bronzo, 160 affusti, 20.000 fucili, 10.000 sciabole, 80 carri, 240 metri di ponte, 500 cavalli e provviste per quattro mesi.

A Capua vengono fatti prigionieri 6 generali e circa 10.500 soldati delle Due Sicilie, che vengono avviati a piedi alla volta di Napoli. Nella capitale sono imbarcati a forza su navi che li trasportano a Genova in condizioni pietose (poca acqua, razioni di cibo scarsissime e condizioni igieniche spaventose); da lì sono poi smistati in diversi campi di concentramento in Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta.

Nella notte le truppe del generale piemontese Cialdini attraversano il fiume Volturno a Sulo e Martola; costeggiando Traetto entrano nella pianura di Scauri e sconfiggono le Reali Truppe prese di sorpresa. I nostri militari sono costretti ad arretrare verso Gaeta attraverso uno stretto sentiero tra le montagne di Scauri e il mare, sotto i colpi delle navi piemontesi Carlo Alberto e Maria Adelaide; altre cannoniere piemontesi sparano alla foce del Garigliano insieme alle truppe del De Sonnaz.

La flotta francese ha ormai lasciato il posto a quella piemontese presso le acque antistanti il Garigliano; sono presenti molte navi che appartenevano alla Real Armata di Mare delle Due Sicilie che ora, dopo il tradimento, sparano sui propri connazionali.

Mentre le truppe piemontesi di De Sonnaz avanzano dal fiume Garigliano e mentre dal mare la flotta piemontese colpisce violentemente le nostre truppe lì accampate (sicure della presenza francese che era stata fino all’ultimo promessa da Napoleone III), si registra un nobile atto di eroismo da parte delle nostre Reali Truppe del 6° Battaglione Cacciatori comandato dal Capitano Bozzelli. Questi militari duosiciliani, appostati nei canneti del fiume, non solo non arretrano ma infliggono molte perdite al nemico; alla fine vengono tutti decimati ma il loro sacrificio permette al resto delle nostre Reali Truppe di poter raggiungere Mola di Gaeta per l’ultima difesa del Regno.

Il Comandante combattente Chiavone, con i suoi uomini, libera tutta la valle del Liri dai terroristi garibaldini, innalzando di nuovo le insegne delle Due Sicilie.

A reazione di questa riconquista insorgono anche diversi centri abruzzesi: Marano, Cesaprobbe, Nereto, Bellante, Corropoli, Carmignano, S. Demetrio, Gagliano, Rocca di Mezzo, Castelvecchio Subequeo, Pizzoli, Carsoli, Caramanico, Campotosto e Gabbia. Qui vengono rialzate le insegne delle Due Sicilie.

A Teramo, dinanzi alle rivolte che stanno scoppiando nella provincia, il governatore De Virgili proclama lo Stato di Assedio, minacciando di morte immediata quanti non dovessero consegnare alle autorità tutte le armi in possesso.

FONTI PRINCIPALI

• Annuario Storico del Regno delle Due Sicilie (Napoli, 1838)

• Pagano Antonio, Due Sicilie 1830/1880

• Cronaca Civile e Militare delle Due Sicilie sotto la Dinastia Borbonica compilata da Mons. Luigi Del Pozzo (Napoli, Stamperia Reale, 1857)

(A cura di don Luciano Rotolo

della Fondazione Francesco II delle Due Sicilie chiesa di S.Antonio Abate via Foria 302)

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