22 aprile il massacro di Montefalcione
Il 22 aprile 1863, a Montefalcione, in provincia di Avellino, si consumò uno degli episodi più sanguinosi della guerriglia meridionale post-unitaria. I protagonisti furono i briganti guidati da Giuseppe Schiavone, ex ufficiale borbonico e fedelissimo del generale José Borjes, e le truppe piemontesi mandate a stroncare la resistenza popolare del Sud.
Dopo l’unificazione forzata del 1860-61, il Meridione fu trasformato in terra occupata. Le promesse di progresso furono tradite e il popolo, affamato e umiliato, prese le armi per difendere la propria terra e la legittimità borbonica. Giuseppe Schiavone era uno dei più abili capi briganti della Capitanata, e nel 1863 si mosse verso l’Irpinia per rinforzare i nuclei insorgenti.
A Montefalcione, il 22 aprile, la colonna piemontese tese un’imboscata ai briganti. Lo scontro fu violento: i piemontesi, ben armati, attaccarono con brutalità. I briganti subirono 18 morti. I piemontesi poi infierirono sulla popolazione locale, sospettata di complicità, devastando il paese.
Questa non fu una lotta contro il “banditismo”, ma un’operazione coloniale per spezzare la resistenza del Sud. La storia l’ha chiamata “brigantaggio”, ma fu guerra civile, e i veri briganti erano coloro che venivano da Nord.
Fonte: Gigi Di Fiore, Controstoria dell’Unità d’Italia, Rizzoli, 2007
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il regno libero


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