25 Aprile – L’Italia non è mai stata antifascista
L’Italia non è mai stata antifascista. È nata fascista, con il Risorgimento.
Il Fronte Meridionale non celebra il 25 Aprile. Non riconosciamo questa Repubblica come antifascista. Perché per noi il fascismo non nasce con Mussolini, ma con Garibaldi. Non nel 1922, ma nel 1861. Non a Roma, ma a Palermo, a Gaeta, a Bronte.
Garibaldi, Bixio, Cavour e Vittorio Emanuele II non sono padri della patria, ma i padri del fascismo: fondatori della violenza di Stato, dell’annientamento di un popolo, del colonialismo interno. Sono stati loro a inaugurare la tradizione dell’Italia repressiva, autoritaria, suprematista, una tradizione che ancora oggi non perde occasione per praticare il fascismo per mano di quelli che si definiscono antifascisti.
Il ventennio fascista di Mussolini fu solo un’altra tappa di questo processo. Una continuità storica che inizia dal Risorgimento e arriva fino ai nostri giorni.
Lo vediamo oggi nei ricatti di Stato mascherati da emergenze, nell’imposizione del green pass, nei ricatti fiscali, nella minaccia dell’euro digitale, nelle normative liberticide contro la blockchain e le criptovalute, nella censura sistematica. Lo vediamo nella continua violazione dei diritti fondamentali nei confronti dei cittadini che vivono nel Mezzogiorno, nelle manifestazioni razziste e denigratorie rivolte al Sud durante i dibattiti televisivi e le manifestazioni sportive, sempre con il tacito consenso della Repubblica antifascista. Questo è il nuovo fascismo. È il fascismo democratico. È il fascismo del controllo.
Nel frattempo, la Repubblica Italiana continua a onorare i suoi carnefici. Intitola strade, scuole e piazze a Garibaldi, Bixio, Lombroso. Esalta la Brigata Garibaldi, simbolo della Resistenza, ma intitolata a un criminale di guerra. Come si può parlare di antifascismo quando si combatte il fascismo portando il nome di chi lo ha fondato? Questa non è liberazione. È mistificazione.
E oggi, se servisse ancora una prova, Re Carlo d’Inghilterra, in visita al Quirinale, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di aver finanziato Garibaldi durante l’Unità d’Italia.” Ecco la conferma: il Risorgimento non fu una liberazione, ma una guerra coloniale finanziata dall’esterno. Come oggi si finanziano i neonazisti in Ucraina, ieri si finanziarono le camicie rosse per distruggere l’indipendenza del Sud.
L’Italia sarà antifascista solo quando condannerà il fascismo risorgimentale, rinnegherà la Legge Pica, Garibaldi, Bixio, Lombroso, e chiuderà per sempre il museo della vergogna che simboleggia la teoria dell’inferiorità dei cittadini del Sud. Solo quando chiederà perdono al Mezzogiorno per averlo saccheggiato, criminalizzato, umiliato. Le mezze verità non ci interessano.
Il 25 Aprile del Fronte Meridionale non è una festa. È un atto d’accusa. Contro la storia scritta dai vincitori. Contro la Repubblica dei carnefici. Per il riscatto del nostro popolo. Per la memoria delle nostre vittime.
L’ANPI e i partiti che si proclamano antifascisti non hanno mai avuto il coraggio di condannare le vere origini del fascismo italiano. Tacciono sul Risorgimento e glorificano i fascisti che lo hanno compiuto. Difendono una Costituzione svuotata di significato, mentre chiudono gli occhi di fronte alle ingiustizie che colpiscono il Mezzogiorno da oltre 160 anni. Il loro antifascismo è solo retorica di comodo, una bandiera ipocrita usata per coprire le violenze e le discriminazioni di oggi.
Il Mezzogiorno non ha bisogno di commemorazioni né di slogan vuoti. Ha bisogno di essere liberato dal fascismo che ancora vive nelle istituzioni, nelle leggi e nella cultura politica di questa Repubblica, con il silenzio complice di chi si definisce antifascista.
Noi questa battaglia l’abbiamo cominciata tempo fa. Perché non compromessi ideologicamente, abbiamo avuto la forza di leggere la storia senza filtri, ricercando quelle pagine che sono state strappate per convenienza. La nostra è una battaglia democratica, culturale e politica. Una battaglia che darà voce al Mezzogiorno nei parlamenti e nelle sedi internazionali, all’interno di un nuovo ordine mondiale fondato sull’identità dei popoli e sulla loro verità.
Il Fronte Meridionale contesta la retorica e la propaganda costruita attorno all’antifascismo di Stato, ma non rinnega e non dimentica le vittime provocate dal nazifascismo. Ogni popolo oppresso merita rispetto, così come ogni vita spezzata dalla violenza e dalla dittatura. Ma ricordare le vittime non significa accettare le menzogne della Repubblica né legittimare chi, dietro il paravento dell’antifascismo, ha continuato a praticare la repressione, soprattutto contro il Mezzogiorno.
Il vero antifascismo comincia dal Sud. Il vero antifascismo si pratica con la condanna di tutte le azioni criminali, anche – e soprattutto – quelle ideologiche. Ovunque ci sia la violazione dei diritti fondamentali dell’essere umano. Mezzogiorno compreso. Diritto alla salute, diritto allo studio, diritto alle cure immediate: tutti violati dalla Repubblica antifascista nei confronti del Sud. E nessuno, tra coloro che si dicono antifascisti, ha mai pagato per questo.
Il vero antifascismo comincia dal Sud. Tutto il resto è ipocrisia.
Fronte Meridionale


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