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4 DICEMBRE 1861….NAPOLI CAPITALE!

Posted by on Ott 6, 2020

4 DICEMBRE 1861….NAPOLI CAPITALE!

«… uno solo è il rimedio – NAPOLI CAPITALE!»

4 dicembre 1861: il deputato Giuseppe Ricciardi propone il trasferimento della capitale del Regno d’Italia da Torino a Napoli

A Torino, lunedì 18 febbraio 1861, alle ore 11, nella nuova Aula di Palazzo Carignano, si inaugura l’VIII legislatura, la prima del Regno d’Italia, con 443 Deputati di tutte le province del Regno, antiche e nuove, con la mancanza del Veneto, ancora appartenente all’Impero d’Austria, e del Lazio, compreso nello Stato Pontificio.

Come rispondono i disegnatori umoristici torinesi del tempo, Casimiro Teja e Francesco Redenti, a questa nuova Camera? Dopo aver blandito o canzonato i deputati delle antiche province, anche fra quelli delle nuove trovano soggetti che diventano i loro bersagli preferiti. Uno di questi è Giuseppe Ricciardi, deputato di Foggia, schierato alla sinistra estrema.

Nato a Napoli nel 1808, Giuseppe Napoleone Ricciardi ha 53 anni, molti dei quali trascorsi a cospirare contro la Casa dei Borbone, con brevi periodi di detenzione e lunghi periodi di esilio.

Di ottima famiglia, ha il titolo di conte, al quale pare non attribuire nessuna importanza. Esordisce nel 1832 con la pubblicazione, a Napoli, della rivista “Il Progresso delle scienze, delle lettere e delle arti” poi aderisce alla “Giovine Italia” mazziniana, e nel settembre 1834 viene arrestato. Rimane in carcere fino al 15 ottobre 1836, quando è liberato ma costretto all’esilio. Fino al 1860 risiede a lungo in Francia, dove frequenta i socialisti, promuove l’unità italiana secondo le idee mazziniane ed ha  contatti con Mazzini a Londra. Nel 1844 appoggia, anche con denaro, il tentativo insurrezionale dei Fratelli Bandiera. Il saggista torinese Carlo Dionisotti lo definisce “Ribelle mondano e salottiero”.

Nell’aprile 1848, Ricciardi torna a Napoli, dove è proclamato un governo costituzionale, e viene eletto al Parlamento. Ma Ferdinando II, il 15 maggio 1848, scioglie il Parlamento e Ricciardi si reca in Calabria, dove è scoppiata una ribellione armata, repressa a Campotenese (30 giugno 1848). Ricciardi, con altri insorti, fugge a Corfù poi, nel 1849, ripara in Piemonte.

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia è deputato dal 1861 al 1870, nella VIII, IX e X Legislatura.

Questa lunga premessa serve a far conoscere i precedenti del personaggio,  subito inserito in una vignetta umoristica del “Pasquino” fra i tipi della sinistra.

Nel primo trimestre del 1861, il conte Ricciardi si è dimostrato «… accanito ed instancabile nel muovere interpellanze al Ministero e nel segnalare abusi, soprusi e corruzioni, spesso immaginarie od esagerate: ottimo d’indole e sincero patriotta, la sua eccentricità e la virulenza non eran fatte tuttavia per l’ambiente parlamentare», questa la datata descrizione è di Augusto Ferrero, nel volume “1856-1897 Caricature di Teja” (Torino, 1900).

Oggi i 10 progetti di legge e i 506 interventi di Ricciardi possiamo leggerli nel sito della Camera dei Deputati.  

Due sono i suoi interventi più clamorosi, il primo è al 20 maggio 1861, quando rivolge una interpellanza al ministro dell’interno, Marco Minghetti, per avere “Schiarimenti intorno alle attuali cose di Napoli”. Ricciardi elenca una lunga serie di problemi: ladri e briganti, incapacità dei governatori delle province, carenza di giudici, patrioti rovinati, miseria, istruzione pubblica trascurata, spese statali incontrollate, prestiti rovinosi, imposte eccessive, deficit, abusi della polizia e degli inquirenti, assenza di lavori pubblici, ingiusto trattamento dei garibaldini, orribili bagni penali, forza pubblica inesistente… Ricciardi dimostra scarsa simpatia per tutto quello che è “piemontese” e dell’Italia del Nord e arriva dire che se si votasse di nuovo il plebiscito di annessione, forse il popolo napoletano non confermerebbe il precedente “Sì”. È convinto che sia in pericolo l’amore per la causa italiana di sette milioni di persone del Meridione: ci vogliono adeguati provvedimenti «… se non volete che un popolo di sette milioni, rimpianga quasi i Borboni e maledica la libertà!», questa la conclusione di Ricciardi che solleva rumori, richiami, e proteste da tutte le parti della Camera. A questa interpellanza, inutile dirlo, segue una agitata discussione.

Il secondo clamoroso intervento di Ricciardi è del 4 dicembre 1861. Interviene durante la discussione sulla questione romana e sulle condizioni delle province meridionali, di cui evidenzia la situazione molto infelice, poi espone quello che ritiene il vero rimedio, il trasferimento della capitale a Napoli: «La sessione parlamentare del 1862 sarà aperta in Napoli».

Questo rimedio, a suo dire, avrebbe fatto «crollare l’edificio in cui siamo chiusi», affermazione che Teja paragona a quella di Sansone quando abbatte il tempio dei Filistei.

Pare interessante sottolineare alcuni aspetti del suo lungo intervento che, all’inizio, indica i problemi organizzativi dell’esercito, la necessità di contenere la spesa pubblica, le eccessive spese di rappresentanza. Ricciardi critica l’eccessiva produzione di decreti per l’ordinamento interno del Regno ed esprime di nuovo insofferenza verso il Piemonte: «[…] in questi ultimi mesi si è operato un fatto importante […], una reazione pressoché generale verso l’egemonia piemontese». Vi è troppa fretta di introdurre nel resto d’Italia «le leggi dell’antico Stato di Casa Savoia, le quali non sono al certo le più perfette».

Ricciardi afferma la sua grande simpatia per il Piemonte, capofila del processo unitario, ma ritiene che ora dovrebbe «… invece di persistere ad assorbire, rassegnarsi a venire assorbito», cioè integrarsi nel Regno diventando una provincia come tutte le altre.

Tutte queste idee sono ulteriormente ribadite nel suo opuscolo “Napoli Capitale” (Napoli, 1864), dove conferma che, a Napoli, i “Piemontesi” hanno sbagliato tutto.

Intanto Ricciardi ha continuato a fornire materiali per le caricature: molte evidenziano la sua antipatia per Torino, una in particolare, sul “Pasquino” del 25 gennaio 1863, dove Teja lo raffigura come un Ercole con una clava che porta la scritta “La Capitale a Napoli – Interpellanze”. La didascalia annuncia che alla riapertura della Camera dei deputati, Ricciardi arriverà munito d’argomenti ad hominem (cioè di attacchi personali) per «ischiantare la Mecca», cioè Torino. 

Questo disegno umoristico mi ha particolarmente colpito ed è alla base di questo mio scritto. Negli atteggiamenti di Ricciardi ho visto una anticipazione delle idee degli attuali esponenti neoborbonici: critici feroci, talora rancorosi, dei “Piemontesi” e di Torino, insofferenti verso il Nord dell’Italia, non mettono in discussione l’unità italiana ma paiono esigere dallo Stato Italiano una sorta di “indennità” per tutto quanto patito. Non è casuale che qualche sito neoborbonico lo abbia “arruolato”, riconoscendo il suo impegno parlamentare a favore delle genti del Meridione che rappresentava. 

Per completare le notizie su Ricciardi, va ancora detto che nel 1869, in concomitanza con l’apertura del Concilio Vaticano I, organizza a Napoli l’Anticoncilio, iniziativa che induce alcune delle vignette umoristiche riportate. Nel 1870 si dimette da deputato esprimendo con una lettera la sua convinzione che il regime parlamentare sia poco utile all’Italia visto che la legge elettorale consente il voto soltanto a una parte molto limitata della popolazione, lettera così polemica che il Presidente della Camera non vuole leggerla!

Ricciardi, considerato una insigne personalità del radicalismo politico risorgimentale, muore a Napoli, 1° giugno 1882.

Articolo scritto da Milo Julini

fonte

http://www.bdtorino.eu/sito/stampa_immagini.php?id=24683&data=5%20Giugno%202017&pubblicazione=Articolo%20scritto%20da%20Milo%20Julini

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