Spesso ripeto, forse anche troppo, che in alta terra di lavoro la civiltà non c’è passata ma s’è fatta e come ti “giri giri” trovi conferme in qualsiasi materia trattata da quella storica a quella culturale, da quella teologica a quella artistica. Anche se si parla di lingua e comunicazione ti ritrovi i “Placiti Cassinesi” che guarda caso non vengono scritti in piemonte, in lombardia, in toscana o nella marche ma vengono scritti nei territori controllati da Montecassino che testimoniano come per secoli il prestigioso monastero è stato centrale nella cultura mondiale innovando attraverso la tradizione come testimoniano i suddetti “Placiti”. I “Placiti” sono senza ombra di dubbio i primi documenti ufficiali pubblici scritti in lingua volgare che si affiancarono a quelli scritti in Latino in uso comune ma molti si affannano a spiegare che non bisogna considerarli i primi scritti in lingua italiana e per capire se sono in errore lo scopriremo martedi 17 gennaio alle 21 quando ascolteremo il caro amico Rosario Ago da Sessa che ci parlerà dei “Placiti Cassinesi” legati al Ducato di Sessa, per vedere la trasmissione basta cliccare di seguito.
Dopo la caduta dell’impero romano nel V secolo, la naturale evoluzione del latino, già in atto per la spontanea tendenza delle lingue a mutare nel tempo, conobbe un’accelerazione dovuta a una serie di fattori, tra cui da un lato la scomparsa delle istituzioni romane che svolgevano un ruolo di freno rispetto a questa evoluzione e dall’altro il contatto con nuovi popoli e nuove lingue, diverse dal latino.
I primi documenti, quattro testimonianze giurate, che attestano l’uso del volgare italiano sono i placiti cassinesi risalenti al X. sec., registrati tra il 960 e il 963. Si tratta di una questione relativa ad alcune terre appartenenti ai monasteri benedettini di Capua, Sessa Aurunca e Teano.
”Parla Italiano!”, vi è mai stato rimproverato? L’origine del Napoletano, o Napolitano come veniva riportato dal medioevo fino all’ottocento, parte dai tempi delle antiche popolazioni Campane. Infatti la sua origine è precedente alle colonizzazioni Greche e Romane: “Direm forse che non provenendo la nostra lingua dalla Greca, tragga essa origine dalla Latina?
L’Associazione Identitaria Alta Terra di Lavoro propone una rappresentazione teatrale-musicale popolare inedita, dal titolo “E la pioggia cessò di cadere…” dove vengono narratestorieinedite accadute durante la seconda guerra mondiale accadute in alta Terra di Lavoro pubblicate nell’opera “Voci, Suoni e Canti di Briganti in Terra di Lavoro”. L’avvento dell’illuminismo e del razionalismo hanno portato l’uomo a cercare spiegazioni e interpretazioni della realtà soltanto attraverso il pensiero prettamente materialistico della “dea ragione”, facendolo trovare spesso in un labirinto senza via d’uscita dove l’umanità continua a vagare, decadendo in modo inversamente proporzionale al progresso tecnologico e scientifico.I protagonisti dello spettacolo hanno l’ardire e la presunzione di cercare una via d’uscita attraverso la forza del Mito sulla scia delle “Metamorfosi” di Ovidio che, nella nostra antichissima Terra di Lavoro, nasce prima della Storia. Le voci del Mito reciteranno storie di personaggi poco noti ma realmente esistitiin lingua laborina, lingua della Terra di Lavoro che nasce con i “Placiti Cassinesi” è ancora comunemente utilizzata, pur con piccole variazioni locali, in tutta la ex Provincia di Terra di Lavoro, territorio che iniziava a Sora e terminava a Nola, abbracciando considerevoli porzioni delle odierne Regioni di Lazio, Campania e Molise. Le musiche dello spettacolo sono figlie di un repertorio identitario di brani di musica popolare tradizionale della Terra di Lavoro. Nello spettacolo ci sono 4 attrici, e 2 musicisti, i testi che, come già spiegato, essendo scritti in lingua laborina da allo spettacolo un taglio, non soltanto storico artistico, ma anche antropologico e linguistico.