“Ottant’anni a breve e mi sono stancato della vita. È un mondo in cui non mi riconosco più. E siccome non posso pretendere che il mondo si adatti a me, preferisco togliermi di mezzo… come nel Falstaff, ‘tutto declina’.
Fra i tanti filoni in cui, in oltre mezzo secolo di attività, l’arte di Riccardo Muti si è dispiegata, quello relativo alla scuola napoletana è particolarmente caro al Maestro, che nel capoluogo campano è nato e nel Conservatorio di San Pietro a Majella ha studiato; in più, la prima opera in assoluto che ha diretto è stata – nel 1967, al Teatro dell’Arte di Milano, L’osteria di Marechiaro di Paisiello, con un’orchestra formata da studenti e professori di quel Conservatorio di Milano, dove si era appena diplomato (e nel cast, tra l’altro, figurava, nei panni di Lesbina, colei che sarebbe diventata sua moglie, Cristina Mazzavillani).
Per 20 anni direttore musicale del Teatro alla Scala di Milano, in un’intervista al Corriere della Sera denuncia l’immigrazionismo, il MeToo, la mancanza di gavetta, la maleducazione e perfino gli applausi in chiesa
La grande cultura musicale e non solo, di Ferdinando IV di Borbone Re di Napoli è ampiamente conosciuta dalla storiografica non prezzolata infatti è sotto la sua Corona che il Regno raggiunse il suo massimo splendore culturale ed artistico portando Napoli a diventare “capitale della cultura” mondiale lasciando un patrimonio immateriale che ancora in nessun luogo è mai stato raggiunto, un patrimonio di cui il mondo ancora si nutre nonostante l’impegno e l’arroganza del potere giacobino che cerca, fino ad ora fallendo, di relegare Napoli ad realtà regionale. L’amore per la musica di Ferdinando IV non soltanto lo si vedeva in quello che veniva rappresentato al Teatro San Carlo ma anche nell’aver sdoganato definitivamente, seguendo il percorso che aveva iniziato il padre Carlo III, la musica popolare che fu portata a corte intensificando la contaminazione tra la musica del…San Carlo con la musica del popolo iniziata tre secoli prima dando un impulso per le trascrizioni facendola diventare “musica esatta”. L’opera lirica, l’opera buffa, il settecento napoletano sono diventate le colonne portanti della musica che ancora oggi viene prodotta in tutto il mondo con la musica popolare napolitana che è diventata unica e irripitibile creando un vero e proprio stile che nessuno ancora oggi riesce a spodestare dal gradino più alto del trono. Anche il mondo della zampogna ha avuto una prima rivoluzione che grazie a Giovanni Paisiello, il compositore più importante e più bravo dell’epoca che anche lo stesso Mozart non riuscì ad osfucare, sotto il Regno del Re Lazzaronecompose sinfonie per zampogna portandola a corte che Riccardo Muti qualche anno fa portò in giro in molti teatri lirici avvalendosi dell’operatività del più grande musicista di zampogna vivente che è Piero Ricci. Qualche giorno fa al Teatro Italo-Argentino di Agnone abbiamo avuto conferma che l’intuzione di Ferdinando IVche ha ispirato Giovanni Paisiello a tracciare un solco su cui Riccardo Mutiha fatto una….”passeggiata”, di inserire la zampogna da protagonista in sinfonie classiche grazie all’esibizione di Piero Ricci insieme all’orchestra del conservatorio di Campobasso andando oltre infatti ha suonato anche insieme alle campane di Agnone regalandoci un esibizione di altissimo livello unica. L’esibizione oltre che a regalarci una bellissima serata ci ha fatto vedere come i suoni prodotti in purezza in natura, quello della zampogna e quello delle campane, si sposano con facilità senza scendere in noiose sperimentazioni o tecnicismi inutili assumendo fondamenti sacri. Di seguito il concerto integrale della serata del 21 dicembre 2025 nell’ambito del Festival delle Campane