Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

“Le scuole al Nord funzionano grazie ai docenti terroni, quelli che ricevono meno di quel che danno”

Posted by on Feb 23, 2019

“Le scuole al Nord funzionano grazie ai docenti terroni, quelli che ricevono meno di quel che danno”

Giuseppe Tiberio Falcomatà sindaco di Reggio Calabria, è intervenuto con un post su Facebook sulla gaffe del ministro dell’Istruzione Bussetti in visita ad Afragola, nel Napoletano, lo scorso venerdì.

Con me c’era anche il Ministro dell’Istruzione, il leghista Bussetti che, qualche ora più tardi, alla domanda se arriveranno fondi alle scuole del Sud per recuperare il gap con le scuole del Nord, ha risposto: “Non servono i soldi. Ci vuole l’impegno del Sud. Vi dovete impegnare forte. Niente soldi. No. Questo ci vuole: lavoro, sacrificio, impegno. Lavoro, sacrificio, impegno”.
E vi invito a guardare il video non solo per ciò che dice ma per l’espressione del viso. Per una mimica facciale che tradisce un vero disgusto verso il Sud, verso noi terroni.

Il tutto in una atmosfera di gioia, di bambini con le bandierine, di staff dei ministeri in visibilio… Viene in mente un famoso striscione che qualche anno fa campeggiava negli stadi del nord: “Meridionale co***one tifi per me che ti chiamo terrone”!

 Provi, tuttavia, il ministro leghista, anche per un solo giorno, a vedere come lavorano gli insegnanti e gli studenti del Sud. Tocchi con mano l’impegno, il sacrificio, il lavoro, l’abnegazione, la dedizione, la passione che migliaia di professionisti mettono quotidianamente in campo per trasmettere cultura fra i banchi di scuola, in strutture purtroppo non proprio al meglio dell’efficienza; in contesti sociali dove la scuola, spesso, ti salva la vita.

Sappia inoltre, il ministro leghista, che, negli anni, gli insegnanti del Sud sono andati al Nord a portare cultura, istruzione, educazione, storia – quella si – millenaria. Le scuole al Nord funzionano anche grazie ai tanti terroni; proprio per questo le sue dichiarazioni sono gravissime e sono l’evidente segno di un governo razzista, nei confronti del sud Italia e del mondo.

Che sia in paese o a migliaia di chilometri di distanza da casa, i docenti meridionali non si risparmiano sapendo di ricevere molto meno di quel che danno.

Bussetti si metta alla prova. Scruti direttamente coi suoi occhi, ascolti con le sue orecchie, viva in prima persona con umiltà ciò che per noi è così difficile da renderci comunque più forti. Potrebbe sembrare arduo, ma lo può fare. Bussetti, per un giorno o per un po’, torni a scuola.

Ps: il lupo, anche quando si traveste da Cappuccetto rosso, sempre lupo rimane”.

Read More

Dopo l’unita’ d’Italia il Piemonte chiuse tutte le scuole del sud per renderlo schiavo e colonizzato!

Posted by on Feb 22, 2019

Dopo l’unita’ d’Italia il Piemonte chiuse tutte le scuole del sud per renderlo schiavo e colonizzato!

Nel 1734 il Sud andò a Carlo III di Borbone che, avendo in dote 28 milioni di ducati, pensò bene ricomporre lo Stato attraverso la cultura. Nacque così il ’700 napoletano.

La scuola fu l’ istituzione realizzata per imporsi e per rinnovare il sapere della gente.Ogni città, ogni villaggio doveva essere provvisto di scuole pubbliche.

Ogni provincia doveva avere una scuola per uomini ed una per donne, ove potessero apprendere le scienze primarie e le belle arti e, per i nobili, esercizi di colta società.

Nella capitale fiorì l’Università con le diverse specializzazioni, università che era considerata come l’atto finale e sublime della pubblica istruzione.

Nel 1806 molte leggi furono emanate nel Regno delle Due Sicilie : si ebbe l’apertura di scuole speciali come l’Accademia delle Belle Arti, la scuola delle Arti e mestieri, l’Accademia Reale militare, la Politecnica, l’Accademia Navale, quella dei Sordomuti, una delle arti da disegno, un convitto di chirurgia e medicina, uno di musica.

I seminari furono conservati e potevano svolgere regolarmente e mirabilmente la loro funzione sociale.

Nacque allora anche la Società Reale, cioè un’accademia di storia ed antichità che si giovò di doni e privilegi e, così pure, quella detta d’incoraggiamento e pontaniana.

L’istruzione pubblica permise a tutti di imparare l’arte del leggere e dello scrivere, consentendo ai figli dei contadini l’accesso agli uffici pubblici, la carriera nell’esercito e soprattutto la presa di coscienza delle libertà individuali e dell’indipendenza di cui godeva il Regno delle Due Sicilie.

I Borbone profusero non poche energie per sviluppare l’istruzione pubblica che prima del 1806 era commessa a 33 scuole normali, ai seminari delle Diocesi Vescovili, ai corpi religiosi e all’Università degli Studi di Napoli.

Ad Avellino vi era un collegio che conferiva i Gradi accademici per la giurisprudenza, la teologia e la medicina.

A Salerno si davano i gradi in medicina; gradi che fecero del dottorato salernitano una scuola rinomata in tutto il mondo.

Dopo il 1810 in tutti i comuni si istituirono scuole primarie gratuite a spese dei municipi; molte ne furono istituite nei capoluoghi di provincia.

Ferdinando II volle incrementare la cultura ed il sapere nel suo Regno introducendo altre 16 cattedre nell’Università della capitale, l’Orto Botanico, il Collegio Veterinario; istituì quattro Licei a Salerno, Catanzaro, Bari e l’Aquila.

Le spese per l’istruzione pubblica ammontavano a circa un milione di ducati all’anno.

I regolamenti per le scuole primarie furono approvati il 21 dicembre 1819.

Le ministeriali del 12 giugno 1821 e 7 agosto 1821 stabilirono il modo come dovessero scegliersi i maestri nelle scuole primarie. Con decreto del 13 agosto 1850 il Re nominò i Vescovi ispettori di tutte le scuole del Regno, pubbliche e private.

A Napoli esistevano 14 istituti d’istruzione media superiore con 1.343 alunni; due istituti di nobili fanciulle con 303 educande; 32 Conservatori di musica frequentati da 2.134 studenti.

Dopo il 1861 il Piemonte, scientificamente, chiuse tutte le scuole che erano sovvenzionate con denaro pubblico.

L’operazione doveva servire a due cose: rendere il Sud schiavo e colonizzato e trasferire i soldi, tutti quelli possibili, al Nord.

Il Piemonte, indebitato di un miliardo di lire con le banche londinesi(Rothschild), aveva bisogno di liquidità costante, anche per portare a temine l’opera di pulizia etnica nel Mezzogiorno d’Italia.

Prima ad essere attaccata fu l’istruzione pubblica, poi vennero svuotati tutti i forzieri delle banche e quelli dei comuni. Mai, nel Sud, la barbaria fu più feroce ed infame.

Il Villardi, che era stato mandato nella capitale a smantellare l′apparato scolastico napoletano, così ricorda:

“ Pareva che si volesse levar tutto a Napoli. Oggi per esempio, noi abbiamo sciolto l’Accademia delle Belle Arti, mentre si pagano tutti i professori; per l’istruzione secondaria, in una città di cinquecentomila anime, non abbiamo che un liceo di sessanta alunni e questo con un ministro intelligente e pieno di volontà… “.

Ecco, il Regno delle Due Sicilie era finito nelle mani degli eredi di Vittorio Emanuele I, della dinastia più reazionaria d’Europa; quella cioè che, abolendo il Codice Napoleonico, ristabilì l’antica legislazione complicata e senza unità, i privilegi fiscali e l’antica legislazione penale con la fustigazione e, cosa più terribile, proibì i culti ai cattolici perseguitando anche mortalmente ebrei e valdesi e, cosa ancora più abominevole, ridiede tutta l’istruzione nelle mani delle scuole religiose a pagamento, abolendo quelle pubbliche istituite da Napoleone.

Allo stesso modo represse con ferocia i tentativi dei genovesi di riacquistare l’antica dignità e libertà*.

(*Tra il 1 e il 10 aprile del 1849, il generale sabaudo Alfonso La Marmora ordinò ai suoi 30.000 bersaglieri il bombardamento di Genova che era insorta contro la tirannìa piemontese.)

I bersaglieri misero a sacco la città depredando beni e cose, violentando donne e bambini.

Uccisero circa 600 Genovesi. Vittorio Emanuele II alla fine di quell’azione si congratulò con La Marmora definendo i cittadini di Genova “vile ed inetta razza di canaglie”.

Chi non poteva pagarsi l’istruzione, secondo le leggi dei Savoia, doveva rimanere analfabeta e la classe contadina, chiamata dai montanari piemontesi classe infima da erudire con le fucilazioni e le torture. In pochi mesi il governo piemontese distrusse secoli di cultura, di tradizioni, di storia, secoli di libertà e dignità.

Alla guida dei licei del Regno fu mandata gente illetterata, con il solo scopo di smantellare l’istruzione pubblica e rendere il popolo ignorante e servo. In poco tempo i piemontesi, sotto la gragnuola di ispettori, vice ispettori, delegati, bidelli, funzionari ed impiegati, quasi tutti venuti dal Piemonte, i quali non conoscevano nemmeno la lingua italiana, “‘nfrancesati” come erano, massacrarono e dissolsero la scuola primaria e secondaria.

Gli scagnozzi e gli scherani di Vittorio Emanuele II, re dei galantuomini e della borghesia cisalpina, i servi del governo della destra storica, ebbero l’ordine di chiudere l’Accademia Napoletana delle Scienze e di Archeologia, famosissima in tutto il mondo, mentre L’Istituto delle Belle Arti fu abolito per decreto.

Mai i Borboni avevano dissacrato la cultura, né la religione, né la dignità dei contadini e degli operai. La scuola superiore era affidata ad uomini di grande reputazione morale e professionalmente preparati. Ai sovrani napoletani poco importava, se politicamente fossero di idee repubblicane, liberali o legittimiste; sapevano che la matematica o la fisica non potevano essere politicizzate in una scuola seria. Uomini del calibro di Galluppi, Lanza, Flauti, De Luca, Bernardo Quaranta reggevano le cattedre universitarie.

Macedonio Melloni, cacciato da Parma per le sue idee liberali, fu accolto dai Borboni affinché portasse la sua esperienza nella scuola del Regno. Il Melloni era raccomandato presso il Governo Borbonico da Francesco Arago, ardentissimo e passionale repubblicano, ma ai Borboni interessava soprattutto “far funzionare le libere istituzioni nel modo migliore possibile”. Il ministro della P.I. BACCELLI nel 1894 nel fare il programma sulla nuova “Riforma della Scuola così si esprimeva nel suo preambolo:”…bisogna insegnare solo leggere e scrivere, bisogna istruire il popolo quanto basta, insegnare la storia con una sana impostazione nazionalistica, e ridurre tutte le scienze sotto una………unica materia di “nozioni varie”, senza nessuna precisa indicazione programmatica o di testi, lasciando spazio all’iniziativa del maestro e rivalutando il più nobile e antico insegnamento, quello dell’ educazione domestica; e mettere da parte infine l’antidogmatismo, l’educazione al dubbio e alla critica, insomma far solo leggere e scrivere. Non devono pensare, altrimenti sono guai!». Gli studenti vengono “allevati” affinché diventino docili e remissivi lavoratori al servizio dello Stato o, nel caso di una ristretta minoranza, la nuova e fedele classe dirigente del paese.

fonte https://www.facebook.com/153576318139606/posts/lunit%C3%A0-ditalia-ha-chiuso-le-scuole-nel-sud-per-15-anniper-poi-scrivere-nei-libri/165601743603730/

Read More

“PER LE SCUOLE ITALIANE IL REGNO DI SICILIA NON È MAI ESISTITO”

Posted by on Dic 27, 2018

“PER LE SCUOLE ITALIANE IL REGNO DI SICILIA NON È MAI ESISTITO”

di Massimo Costa

Dove nasce il complesso di inferiorità dei Siciliani.
Risposta: in gran parte sui banchi di scuola (oltre che guardando la TV italiana), che nega ab origine ogni forma identitaria propria della Sicilia.
Questo il libro di testo della Mondadori per la classe di seconda liceo di mia figlia.
Parlando della Sicilia medievale….
Intanto c’è tutta la solita marmellata sull’incontro di popoli, culture, etc. da cui non si capisce nulla se non che sembra che questi popoli stranieri si sono incontrati qua, mentre dall’altra parte i Siciliani, altro popolo (assente dalla storia che conta), stavano a guardare passivamente, mentre quelli andavano d’amore e d’accordo, etc. Sembra scritto da Orlando, vabbè.
Ma la cosa scandalosa è un’altra. Leggiamo:
«Nel 1061, infatti, i Normanni, popolo bellicoso e proveniente dal Nord Europa, giunsero in Sicilia, SACCHEGGIANDOLA E DEPREDANDOLA DI OGNI BENE.» E questo è tutto, gente.
I Normanni (forse scambiati con i Vandali di qualche secolo prima) vengono, saccheggiano, una specie di orda di Unni, va…. Prima dell’Italia solo dolore e morte, specie se si tratta di civiltà occidentale e cavalieri cristiani.
Con un’eccezione, naturalmente: i Saraceni, la cui conquista dell’Isola «diede l’avvio a un periodo di splendore per l’isola…Grazie infatti a un governo politicamente illuminato, che consentì per esempio la pacifica coesistenza tra i popoli garantendo la libertà religiosa…Soprattutto Palermo, capitale del califfato (sic!) arabo…». E io che credevo che i califfi stessero a Baghdad ed al Cairo. Ho scoperto che Palermo era la sede del califfato, mah…
Nella mappa degli “stati nazionali” che si formano: Francia, l’Italia di Berengario II, la Germania del Sacro Romano Impero e, naturalmente, l’Inghilterra dei Normanni (lì si forma uno stato nazionale, da noi fu una “conquista”, non aggiungo altro).
Poi, in una scheda, parlando dei Normanni, si riesce nel capolavoro retorico di parlare di Ruggero I e Ruggero II, SENZA MAI PRONUNCIARE LA “PAROLACCIA” “REGNO DI SICILIA”. RUGGERO II era re, sì, ma non si sa di che cosa, della Normandia, di un suo dominio personale, chissà.
E infine, ciliegina sulla torta, parlando di ciò che successe ai Siciliani “dopo” questa brutale conquista….
«Nei secoli successivi, la Sicilia venne ancora conquistata da Francesi e Spagnoli fino a essere annessa al Regno d’Italia nel 1860.»
Evidentemente il Vespro per loro fu un episodio della “conquista spagnola”. 8 secoli di stato, parlamento, esercito, leggi, moneta proprie, liquidate come un paio di dominazioni (di cui una, la francese, in verità durata solo 16 anni). Poi la “liberazione”, ops, l’annessione (qui gli è scappata giusta), al Regno d’Italia, l’origine di TUTTI O QUASI I NOSTRI MALI.
Poi ci lamentiamo di mancanza di senso civico, rassegna zione, apatia, subalternità a “quello che viene di fuori”, insuccesso delle formazioni politiche “regionali”…. Con questo lavaggio di cervello dalla culla sfido chiunque a provare ad alzare la testa.
Se la cosa ti fa incavolare condividi questo post.

Errori del libro: 1. con tutto il rispetto per i Saraceni di Sicilia, contro i quali non ho come alcuni alcun pregiudizio specifico, pur di esaltare tutto ciò che è musulmano si confonde il loro periodo con quello successivo del Regno di Sicilia. Sotto il Regno di Sicilia, in un certo senso almeno, ci fu tolleranza dei popoli e delle religioni. E sotto il regno di Sicilia ci fu il massimo splendore. Tutto sommato la seconda parte del periodo islamico (l’emirato di Sicilia) fu un periodo positivo, con la costruzione di un primo stato di Sicilia, e una certa floridezza, ma niente di che in confronto al dopo. La prima parte fu di veri saccheggi e stermini di cristiani, una violenza inaudita. I cristiani sopravvissuti erano dimmi, cioè “umiliati”, costretti a pagare la gezia, una tassa speciale, a non poter andare a cavallo, a non costruire nuove chiese, a lasciare il passo a tutti i musulmani che incontrassero per via, a non poter avere dipendenti o servi musulmani, esclusi dalla vita politica del paese, etc. Altro che tolleranza.

2. errore. L’emirato di Sicilia non fu mai un califfato.

3. errore La valutazione dell’invasione normanna è semplicemente ridicola. I Normanni furono liberatori non barbari invasori. Certo, le guerre non erano passeggiate ed erano violente. Ma fu una conquista rapida e accolta da tutti i cristiani dell’Isola come una vera liberazione. Poi, dopo, la civiltà che ne derivò, segnò uno dei momenti di maggiore splendore per la Sicilia, altro che saccheggi. A meno di non dire che le cattedrali di Palermo e Monreale le hanno fatte…. gli arabi.

4. A parte l’elite dei cavalieri normanni, quello che i Normanni costruirono in Sicilia fu un regno nazionale, ESATTAMENTE COME FECERO IN CONTEMPORANEA IN INGHILTERRA. Dove non a caso c’era il Parlamento come in Sicilia. La Sicilia è un regno nazionale, e viene negato da questo libro, che paradossalmente invece riconosce questo carattere all’identico fenomeno inglese. La parola Regno di Sicilia è accuratamente evitata, E questo è semplicemente un falso storico.

5. Ancora peggio il dopo. Saltata la grande epoca della dinastia Hohenstaufen, sotto cui non c’era proprio alcuna dominazione,. Saltata la monarchia indipendente dopo il Vespro (1282-1412). Si vende come “dominazione” spagnola l’unione personale tra le corone di Spagna e Sicilia di ‘400, ‘500 e ‘600. Persino dopo (‘700) siccome i Borbone di Napoli sono di origine spagnola, anche quella sarebbe “dominazione spagnola”. Un fake spaventoso. La Spagna non ha mai conquistato la Sicilia. E la Sicilia non è mai stata una colonia o un possedimento spagnolo: sempre una monarchia costituzionale, che aveva in comune con la Spagna solo il Re (per vicende dinastiche), il quale inviava un viceré che rispettava in tutto e per tutto leggi e parlamento siciliano. Poi la “dominazione francese” è vera, ma durò solo 16 anni, travolta dal Vespro. Insomma, dire che “dopo i Normanni”, la Sicilia era una pallina da ping pong tra francesi e spagnoli è un insulto alla cultura.

6. Ci si domanderà a questo punto di che cosa fosse mai stato re il buon Ruggero II. A quanto pare era, come scritto in non pochi testi italiani di storia, “re di Napoli”, o forse “delle Due Sicilie”, così completiamo la frittata.

E però è il disegno complessivo ad essere inquietante. La negazione di identità al popolo siciliano (solo spettatore di questi dominatori che vanno e vengono e fanno i fatti loro, nessuno dice che quei popoli non erano dominatori ma i nostri nonni). La negazione di identità allo Stato di Sicilia e alle sue istituzioni, per poter dire che solo il Nord d’Italia ha una sua storia. E che la nostra comincia con “l’annessione all’Italia” del 1860. Se ci pensi è la stessa ragione per la quale tutti i centri storici siciliani hanno visto cambiare la loro toponomastica con i Savoia, Garibaldi, etc. Come se prima ci fossero stati secoli di “nulla”, sbrigativamente e falsamente liquidati come “dominazioni”. Qua l’unica vera dominazione, è quella italiana.

fonte

7https://360econews.wordpress.com/2018/09/19/per-le-scuole-italiane-il-regno-di-sicilia-non-e-mai-esistito/?fbclid=IwAR1T-6QhnzHdx6JE8CvYzmCSKAO3XVliRqOUKxdvrG4izBG_YEO5RTT9t3A

Read More

Scuole Nautiche del Regno delle Due Sicilie

Posted by on Mar 22, 2017

Scuole Nautiche del Regno delle Due Sicilie

L’idea che lo sviluppo commerciale marittimo dovesse fondarsi sulla formazione di personale qualificato fu sempre promossa da Carlo di Borbone che con una serie di prammatiche sotto il titolo di De officio Nautis et Portubus delineò un primo sistema di qualificazione del personale. Fu con suo figlio Ferdinando che le cose presero una migliore strutturazione: nel 1770 nacquero veri e propri istituti nautici a Napoli, nel convitto di San Giuseppe a Chiaia, ed a Meta e Carrotto, nel territorio di Piano di Sorrento.

Read More