È il 1737 nel mese di ottobre del giorno 4°, a Napoli c’è l’inaugurazione del ““Real Teatro di San Carlo”” e a darcene un resoconto dettagliato è la nostra “inviata” Sabella Caposele. In verità la “nostra inviata” non è una giornalista, ma una semplice spettatrice, presente all’inaugurazione, e la cronaca dell’importante evento ci perviene da una lettera che Sabella Caposele, subito dopo il termine dello spettacolo, alle ore due della notte, scrive a donna Violante Zanolin, sua carissima amica a Venezia.
Siamo nel XVIII secolo e a Napoli dal 1734, siede il re Carlo di Borbone che regna su mezza Italia: quella del sud.
Il Re non è uno spirito artistico: non la poesia e meno che mai la musica.
“”Cet homme assuremént n’aime pas la musique””(quell’uomo certamente non ama la musica; ndr) così esclamava Charles De Brosses (1709-1777, magistrato, filosofo, linguista e politico francese; dal diario epistolare del suo viaggio in Italia del 1739-1740; ndr) che lo scorse nel palco reale “ciarlare” durante una metà dell’opera e dormire l’altra metà. Per converso, possiede altissimo il sentimento del regio decoro e un forte senso del prestigio. Per dare forza e lustro alla sua casata e al regno, decide di far costruire a Napoli, sede del trono, un magnifico teatro, al pari di quello che già hanno alcune capitali d’Europa, quali Parigi e Roma. Fino a quel momento, il teatro di riferimento di Napoli è il San Bartolomeo, ma ormai l’edificio mostra tutti i segni del tempo, è inadatto ad essere un luogo importante e la sua ristrutturazione si presenta complessa, lunga e molto onerosa. Molto meglio dar vita a un nuovo teatro che soddisfi pienamente le nuove esigenze. Generale ammirazione desta il nuovo teatro, splendido e grandioso, compiuto in tempo così breve (poco più di sette mesi, dal marzo all’ottobre 1737; ndr) “”da parer miracolo””. Della lettera di Sabella Caposele, in appresso i punti salienti per far rivivere l’atmosfera d’allora e cogliere gli aspetti rilevanti e considerevoli, nonché per consentire di “assaporare” tutti i sentimenti e gli ardori che riguardano la manifestazione artistica. Per una completa ed esauriente comprensione si accennerà, poi, sia al fautore e promotore del Teatro, sia alle peculiarità dello stesso fabbricato.
È il 1737 nel mese di ottobre del giorno 4°, a Napoli c’è l’inaugurazione del ““Real Teatro di San Carlo”” e a darcene un resoconto dettagliato è la nostra “inviata” Sabella Caposele. In verità la “nostra inviata” non è una giornalista, ma una semplice spettatrice, presente all’inaugurazione, e la cronaca dell’importante evento ci perviene da una lettera che Sabella Caposele, subito dopo il termine dello spettacolo, alle ore due della notte, scrive a donna Violante Zanolin, sua carissima amica a Venezia.
All’interno del celebre Teatro di San Carlo, uno dei teatri d’opera più antichi e prestigiosi d’Europa, si trova un elemento scenografico di straordinaria originalità: l’orologio collocato sotto l’arco del proscenio.
A prima vista può sembrare un semplice elemento decorativo, ma in realtà rappresenta una complessa allegoria del tempo e delle arti, ricca di simboli e dettagli che spesso sfuggono agli spettatori.
Questo orologio non ha solo una funzione pratica: è concepito come un piccolo manifesto filosofico del teatro.
Non è mia abitudine parlare e scrivere partendo dalle emozioni vissute, anzi lo detesto, sul lavoro e sulle creazioni fatte da amici come lo è Carlo Faiello ma questa volta mi permetto di fare un eccezione. Il 17 di febbraio ’23 finalmente mia moglie Cinzia ed io riusciamo a vedere lo spettacolo su Pulcinella di Carlo al Teatro Trianon a Forcella visto che, per colpa della tessera giacobina di cui eravamo sprovvisti, allo spettacolo di Acerra eravamo assenti, e il giorno dopo abbiamo entrambi sentito il bisogno di rivedere la Gatta Cenerentola di Roberto De Simone. Questo desiderio è nato in maniera naturale perché colpiti dallo spettacolo di Carlo come lo sono stati tutti i presenti che hanno tributato a lui e agli artisti, un lungo, appassionato ed affettuoso applauso.