Alta Terra di Lavoro

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A grandi passi verso l’apostasia

Posted by on Mag 10, 2026

A grandi passi verso l’apostasia

(Vitis Vera di M. D’Amico)

Brevi note sull’incontro fra papa Leone e la leader della setta eretica anglicana

Molti cattolici, giustamente, sono rimasti scandalizzati dalla visita che Sarah Mullally, pseudo-primate e pseudo-“arcivescovessa” della pseudo-chiesa anglicana, ha reso a papa Leone XIV in Vaticano lunedì 27 aprile 2026. Lo scandalo è, in effetti, più che giustificato: un Papa che riceve con tutti gli onori il leader religioso di una setta eretica dà, per ciò stesso, scandalo, perché può indurre i più semplici fra i fedeli a pensare che non vi sia nulla di male nella confessione anglicana, visto l’affetto e la stima che il Papa manifesta al suo leader.

Come minimo un incontro così favorisce l’indifferentismo in materia religiosa e oscura il dogma della Chiesa cattolica come unica arca di salvezza. Bisogna però ricordare che il gesto compiuto da papa Leone non è certo una novità; infatti è a partire dal Concilio Vaticano II e dallo scandaloso documento Unitatis Redintegratio, dedicato all’ecumenismo, ovvero al dialogo con le altre confessioni cristiane, che i Papi e le autorità vaticane si sono più volte incontrati con le più diverse autorità protestanti. Clamoroso fu, a tal proposito, l’incontro tenutosi a Roma, nella cappella Sistina, il 23 marzo 1966 fra Paolo VI e Ramsey, “primate” della cosiddetta chiesa anglicana. In quell’occasione il Pontefice si spinse fino a donare, in segno di amicizia, al suo interlocutore (che, fra l’altro, pare fosse membro della massoneria) l’anello piscatorio e a chiedergli di benedire i vescovi presenti.

Da lì in avanti il mondo cattolico è stato posto di fronte a una lunga serie di “orrori” ecumenici di ogni tipo, soprattutto sotto il lungo pontificato di Giovanni Paolo II: visite a templi luterani, a sinagoghe e a moschee si sono sprecate, per non parlare di incontri multireligiosi come il primo, clamoroso, di Assisi nel 1986. E non nominiamo qui le amichevoli relazioni con esponenti della massoneria occidentale o ebraica.

Lo stesso papa attualmente regnante, inoltre, aveva ricevuto re Carlo d’Inghilterra il 25 ottobre 2025 condividendo, in un incontro privato, dei valori in comune, come, ad esempio, la salvaguardia del creato (sic!). Leone XIV e il re inglese (che storicamente rappresenta il vertice della massoneria a livello mondiale) hanno tenuto una funzione liturgica in comune nella Cappella Sistina, con la presenza anche di un “alto prelato” anglicano.

Stante quanto sopra, il recente gesto di Leone XIV non è né nuovo, né originale, anche se ha dei tratti molto inquietanti, in particolare dipendenti dal fatto che ha reso i massimi onori possibili a una donna-“vescovo” (accompagnata, fra l’altro, da almeno una donna-pastore) che scimmiottava nell’abito talare violetto, nella stola, nella croce pettorale, nel pastorale i paramenti di un vescovo cattolico. In un momento storico di crisi gravissima della Chiesa, dove interi episcopati, di fatto scismatici, come quello tedesco, e un’ampia parte dei teologi, reclamano l’apertura alle donne-diacono e alle donne-sacerdote (come primo passo per poi avere, ovviamente, le donne-vescovo) sembra un gesto di incredibile imprudenza accogliere con tanta pompa e solennità appunto una finta donna-vescovo eretica.

La signora Mullaly poteva essere ricevuta, al limite, in forma privata e non solenne, ufficiosa e non ufficiale, senza fotografie e riprese televisive e senza alcuna dichiarazione finale.

Invece papa Leone ha scelto le forme più solenni e la massima pubblicità possibile, non risparmiando grandi sorrisi di apprezzamento per la sua ospite e mostrando una singolare affabilità. Inoltre la signora inglese ha goffamente benedetto prelati e vescovi cattolici, umilmente disposti a ricevere il suo gesto, come se fossero scolaretti. La domanda però è: che senso ha che un vescovo dell’unica vera Chiesa di Cristo (sempre ripreso dalle televisioni, naturalmente) si lasci benedire da una semplice donna eretica?

Dunque, piaccia o no, Leone ha, come minimo, dato scandalo ai fedeli e al clero cattolici, perché non può non averli indotti a pensare che, in fondo, se il Papa accoglie in questo modo la massima autorità di una setta eretica e per lo più travestita da “vescovo”, non c’è nulla di male o di drammatico né nell’avere convincimenti eretici, né nell’idea di aprire, pure nella Chiesa Cattolica, il sacerdozio e l’episcopato anche alle donne. Qui parlano i fatti, parlano le immagini diffuse e rilanciate a livello mondiale, parlano i sorrisi del Papa molto più delle sue parole. Come il Pontefice abbia potuto avere questo atteggiamento sapendo che davanti a lui non c’era né un vero sacerdote, né un vero vescovo, né il vero capo di una chiesa (gli eretici non possono a nessun titolo rivendicare il titolo di “chiesa”) rimane un mistero.

Ma ci sono, ovviamente, anche le parole: proviamo a leggerle

Ecco il testo (in grassetto) del discorso che il Papa ha tenuto alla finta-vescovessa, che chiosiamo con brevi note (poste fra parentesi e in corsivo).

Sua Grazia,

(come sarebbe stato meglio chiamarla semplicemente signora Mullaly!)

La pace sia con voi!

Nella gioia di questo tempo pasquale, mentre continuiamo a celebrare la risurrezione del Signore Gesù dai morti, sono lieto di dare il benvenuto a voi e alla vostra delegazione in Vaticano.

(Perché l’arrivo di una delegazione di eretici dovrebbe rendere lieto il Papa? L’unico motivo ragionevole potrebbe essere la speranza di riuscire a convertirli alla vera fede, ma non sembra il caso)

La Sua visita mi riporta alla mente il memorabile incontro tra San Paolo VI e l’Arcivescovo Michael Ramsey sessant’anni fa, il cui anniversario Lei ha commemorato con il Cardinale Koch nella Cattedrale di Canterbury la mattina successiva alla Sua intronizzazione.

(L’incontro di Paolo VI con Ramsey è uno degli episodi più tristi della storia della Chiesa, come abbiamo spiegato sopra. In secondo luogo perché un cardinale è stato inviato per partecipare all’ “intronizzazione” del superiore di una setta eretica?)

Da allora, gli Arcivescovi di Canterbury e i Vescovi di Roma hanno continuato a incontrarsi e pregare insieme, e sono lieto che questa tradizione continui anche oggi

(la Tradizione della Chiesa, già a partire da san Paolo, ha costantemente insegnato che non si devono avere contatti con eretici e infedeli, se non per casi di stretta necessità e la communicatio in sacris è sempre stata severamente interdetta. Inoltre Dio non può certo gradire la preghiera comune di un eretico e di un cattolico, visto che l’eretico non ha la fede. Pregare formalmente insieme con un eretico significa dare pubblico scandalo, tanto più gravemente, quanto più alto è il grado gerarchico del prelato cattolico)

Sono inoltre grato per il ministero del Centro Anglicano di Roma, anch’esso fondato sessant’anni fa, e porgo un saluto speciale al suo direttore, il Vescovo Anthony Ball, che Lei affiderà questo pomeriggio come Suo rappresentante presso la Santa Sede.

(Come può il Papa essere grato per il “ministero” di un centro anglicano nella Città Santa di Roma? Questo centro opera per diffondere la setta eretica anglicana e i suoi errati convincimenti in materia di fede, e nessun cattolico se ne può compiacere. Inoltre lo sforzo per diffondere a Roma e, in generale, in Italia sette protestanti fu tipico dei governanti massoni dell’Italia post-risorgimentale. Perché dopo il Vaticano II le autorità della Chiesa hanno iniziato a fare ciò che è sempre stato obiettivo fondamentale della setta massonica nella sua lotta contro la Chiesa?)

In questi giorni di tempo pasquale, le prime parole pronunciate da Cristo risorto risuonano in tutta la Chiesa: «Pace a voi» (Gv 20,19). Questo saluto ci invita non solo ad accogliere il dono della pace del Signore, ma anche ad esserne messaggeri. Ho spesso sottolineato che la pace di Gesù risorto è «disarmata». Questo perché egli ha sempre risposto alla violenza e all’aggressione in modo disarmato, invitandoci a fare lo stesso. Credo inoltre che noi cristiani dobbiamo insieme dare una testimonianza profetica e umile di questa profonda realtà (cfr. Messaggio per la 59ª Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2026).

Mentre il nostro mondo sofferente ha un profondo bisogno della pace di Cristo, le divisioni tra i cristiani indeboliscono la nostra capacità di essere portatori efficaci di tale pace.

(Il mondo non ha bisogno della “pace di Cristo”, ma di Cristo stesso, ovvero di convertirsi e di credere al Vangelo, aderendo alla Chiesa Cattolica. La pace è una conseguenza della fede e della vita di carità su di essa fondata ed è, innanzitutto, pace spirituale, da non declinarsi come semplice assenza di guerra, ovvero pace fra le potenze mondane. Le “divisioni tra i cristiani” sono causate dalle sette eretiche e scismatiche, che si sono separate dall’unica Chiesa di Cristo. Il problema causato da queste “divisioni” non sta nel fatto che indeboliscono “la nostra capacità di essere portatori efficaci di questa pace”, ma consiste piuttosto nel fatto che molte persone rischiano di dannarsi eternamente aderendo a sette eretiche e non avendo la vera fede)

Se il mondo deve accogliere il nostro messaggio, dobbiamo quindi essere costanti nella preghiera e nei nostri sforzi per rimuovere ogni ostacolo che impedisce la proclamazione del Vangelo. Questa attenzione alla necessità di unità per un’evangelizzazione più fruttuosa è stata un tema costante nel mio ministero; anzi, si riflette nel motto che ho scelto al momento della mia consacrazione episcopale: In Illo uno unum , «In Colui che è uno, cioè Cristo, noi siamo uno» (Sant’Agostino, Enarr. in Ps. , 127, 3).

(Gli ostacoli che impediscono l’unità si riducono a uno solo: le eresie alle quali aderiscono i membri della setta anglicana. L’unica via possibile per l’unità è la conversione degli anglicani. La Chiesa ha sempre parlato, prima del Vaticano II, di “reditus” (ritorno), mai di dialogo, condannando anzi con severità il dialogo e gli incontri ecumenici, in particolare nella solenne enciclica Mortalium Animos di Pio XI)

A questo proposito, quando l’arcivescovo Michael Ramsey e San Paolo VI annunciarono il primo dialogo teologico tra anglicani e cattolici, parlarono di ricercare il “ristabilimento della piena comunione nella fede e nella vita sacramentale” (Dichiarazione congiunta, 24 marzo 1966).

Certamente, questo cammino ecumenico è stato complesso. Se da un lato sono stati compiuti progressi significativi su alcune questioni storicamente divisive, dall’altro negli ultimi decenni sono emersi nuovi problemi che rendono più difficile discernere la via verso la piena comunione. So che anche la Comunione anglicana si trova ad affrontare molte di queste stesse problematiche.

Tuttavia, non dobbiamo permettere che queste continue sfide ci impediscano di cogliere ogni opportunità per annunciare insieme Cristo al mondo. Come disse il mio amato predecessore, Papa Francesco, ai Primati della Comunione anglicana nel 2024: “Sarebbe uno scandalo se, a causa delle nostre divisioni, non riuscissimo a realizzare la nostra comune vocazione di far conoscere Cristo” (Discorso ai Primati della Comunione anglicana, 2 maggio 2024). Da parte mia, aggiungerei che sarebbe altrettanto scandaloso se non continuassimo a lavorare per superare le nostre divergenze, per quanto difficili possano sembrare.

(Lo scandalo, purtroppo, è dato proprio dal fatto che continua un colpevole e dannosissimo dialogo ecumenico che, in sessant’anni, non ha prodotto il minimo segno di conversione negli eretici, che, anzi, hanno peggiorato la loro posizione ammettendo finte donne-pastore e finte donne-vescovo e aprendo a aborto, omosessualismo e ideologia del gender. Inoltre non sembra essere un caso che da quando c’è il dialogo ecumenico siano crollati tutti i numeri della Chiesa cattolica in modo rovinoso: battesimi, conversioni, percentuale dei praticanti, matrimoni religiosi, tasso di natalità,…)

Mentre continuiamo a camminare insieme nell’amicizia e nel dialogo, preghiamo affinché lo Spirito Santo, che il Signore ha infuso nei discepoli la sera della sua risurrezione, guidi i nostri passi mentre cerchiamo, con preghiera e umiltà, l’unità che è la volontà del Signore per tutti i suoi discepoli.

(La Chiesa Cattolica ha già una perfetta unità che le è stata donata da Gesù Cristo stesso e non la perde per l’eventuale scisma di sette eretiche. Si tratta infatti di una delle quattro note della visibilità della Chiesa)

Vostra Grazia, mentre vi ringrazio per la vostra visita odierna, chiedo che lo stesso Santo Spirito rimanga sempre con voi, rendendovi fecondi nel servizio al quale siete stati chiamati.

Che Dio benedica te e la tua famiglia.

(Il Papa sembra presupporre che lo Spirito Santo sia con la finta “vescovessa” eretica e chiede infatti che “rimanga” con lei: ma la sig.ra Mullaly è un’eretica professa e convinta, leader di una setta: come può il Papa dare per certo che lo Spirito Santo sia con lei? Se avesse ragione si dovrebbe concludere che Dio gradisce le eresie? Siamo all’assurdo. Ancora più strano l’augurio finale dove auspica che lo Spirito Santo rimanga sempre con la “vescovessa” rendendola feconda nel suo servizio. Ora, il servizio della leader di una setta eretica non può che essere quello mirato a diffondere la setta stessa, corrompendo ulteriori anime col veleno pestilenziale dell’eresia: può il Papa della Chiesa Cattolica augurarsi il successo di una setta eretica? Non crede forse più che la fede nella sua integralità sia necessaria per la salvezza eterna della propria anima? Inoltre perché cercare l’unità se la benedice e le augura ogni successo nella sua veste di leader eretica? Cosa aggiungerebbe l’unità? Il Papa chiede “Che Dio benedica te e la tua famiglia!”: ma può Dio benedire un eretico pervicace e ostinato? Un santo Papa del passato avrebbe benedetto così Lutero o Calvino? Come giustificare di fronte a dei fedeli cattolici la necessità che essi rimangano nella Chiesa dopo simili parole?). Concludiamo con una semplice osservazione: la visione di una donna travestita da vescovo che dentro san Pietro viene ricevuta dal Papa con tutti gli onori e benedice prelati cattolici ha in sé qualcosa di anticristico: il luogo santo è stato profanato, l’apostasia è pubblica e spudorata. Tutta la orrenda scena emana un fetore di morte e di corruzione spirituale estrema e si potrebbe temere che stiano approssimandosi tempi davvero apocalittici

Tutti sorridono: forse pensano che l’inferno sia vuoto…

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