Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

‘A vucchella

Posted by on Dic 16, 2021

‘A vucchella

Incalcolabile il numero degli artisti che hanno interpretato questa canzone. Impossibile sapere in quanti modi sia stata letta la partitura. Tenori celebri da Enrico Caruso a Pavarotti, non omisero di cantare questa lirica d’amore. Soprani di spicco, vollero farla propria. Ma anche semplici e più modesti artisti che videro in questa canzone l’opportunità di esprimere ancora una volta il senso dell’amore tra un uomo ed una donna.

La musica che fu di Francesco Paolo Tosti mentre il Testo di Gabriele D’Annunzio e nel 1907, anno in cui venne edita da Giulio Ricordi, il Vesuvio si era da poco sedato dopo aver cancellato migliaia di ettari di terra dalla faccia della terra. Napoli viveva la sua Belle Époque ed in un clima, quasi sempre vacanziero, la produzione musicale era nel pieno.

Il termine che colpisce in questa canzone è appassuliatella. Non ha una traduzione vera. Non si può leggere questa parola se non attraverso una parafrasi, un insieme di concetti diversi. Un discorso. La bocca dell’amata diventa un qualcosa di tenero e piccolo, ma allo stesso tempo graziosamente sfiorito. Una bocca sfiorita? Ci chiediamo a questo punto. Si, una bocca leggermente sfiorita come sciupata per aver attraversato una malattia e che è pronta a riprendersi. Forse è questo il senso che si voleva dare al termine, che contiene tuttavia il vezzeggiativo. Una boccuccia che presto riprenderà vigore. Appassuliatella è come un preludio a qualcosa che avverrà. La tua bocca, continua il poeta è come una rosellina, un piccolo bocciolo, ‘na rusella. Ed in questo bisogna vedere anche l’idea di giovane donna appena sbocciata all’amore.

Sì, comm’a nu sciorillo
Tu tiene na vucchella
Nu poco pocorillo appassuliatella.
Meh, dammillo, dammillo,
– è comm’a na rusella –
Dammillo nu vasillo,
Dammillo, Cannetella!
Dammillo e pigliatillo,
Nu vaso piccerillo
Comm’a chesta vucchella,
Che pare na rusella
Nu poco pocorillo appassuliatella.

Sembra che il D’Annunzio in uno dei suoi tanti soggiorni a Napoli, abbia incontrato, al gran Caffè Gambrinus, Ferdinando Russo che all’epoca era considerato il migliore nel campo dell’arte di far musica napoletana. Anch’egli poeta e cantore delle bellezze di Napoli, non aveva rivali ed aveva creato un vero e proprio vocabolario per quella musica che aveva conquistato il mondo. Sui tavoli di quel caffe ed attorno a quei deschi che guardavano il Palazzo del Re, il San Carlo e la Galleria, si svolgevano vere e proprie guerre culturali, si disputavano le olimpiadi dei più bravi, tra musicisti, librettisti e poeti. Con una una tazza di caffè, il sigaro ed il giornale, gli artisti di Piazza San Ferdinando di ispiravano e fu così, che nel 1892 vi fu l’incontro tra Russo e D’Annunzio. E sembra che il nostro napoletano artista, sia stato proprio lui ad aver lanciato la sfida, asserendo che il napoletano è una lingua difficile, non solo da scrivere, ma anche da pensare. Fu secondo me questo pensiero che diede un’accelerata alla fantasia infinita del vate del Garda. E fu probabilmente per questo che egli partorì questa parola che fu allora come adesso un neologismo: appassuliatella.  Storse probabilmente il naso Ferdinando Russo, quando la canzone venne interpretata con successo da Enrico Caruso. Dopo di lui, cantarono questa canzone Roberto Murolo, Luciano Pavarotti e Rosa Ponselle, ma anche Mario Lanza, José Carreras e Franco Corelli.

‘A Vucchella è oggi ancora il cavallo di battaglia di tanti artisti che ne rivedono l’antica partitura e la reinterpretano anche in chiave moderna con successo. Ricordo con piacere la bellissima interpretazione di Consiglia Licciardi e la sua orchestra. Un pezzo da ascoltare certamente.

Antonio Langella

fonte

‘A vucchella – VesuviowebVesuvioweb

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