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ABBAZIA DI SAN LIBERATORE A MAJELLA

Posted by on Feb 25, 2021

ABBAZIA DI SAN LIBERATORE A MAJELLA

SERRAMONACESCA (PE), L’ ABBAZIA DI SAN LIBERATORE A MAJELLA, UNA DELLE PIÙ BELLE CHIESE D’ABRUZZO, MAESTOSA E SUBLIME NELLA SUA SEMPLICITÀ.

L’abbazia di San Liberatore è delle più belle chiese medioevali d’Abruzzo. L’edificio sacro esisteva prima dell’anno 884 e godeva di una posizione di privilegio, che la ponevano a capo dei beni e dei monasteri cassinesi d’Abruzzo. Secondo la tradizione, Carlo Magno avendo combattuto e vinto nell’anno 781 una battaglia contro i Longobardi nei pressi della Badia, avrebbe deciso di costruire una chiesa in quel luogo. Lasciata all’abbandono fino agli anni ’60, la chiesa è stata restaurata fra il 1967 e il 1996, anche se del monastero rimane traccia solo in alcuni muri alla sinistra della facciata. La Basilica di san Liberatore si presenta in tutta la sua maestà architettonica e nel fulgore della sua storia millenaria, dove ogni elemento è nato con l’intento di simboleggiare qualcosa per trasmettere valori cristiani. Per es; la chiesa è orientata verso est, dove nasce il sole, simbolo di Cristo: i primi raggi solari del giorno penetrano attraverso le finestre dell’abside e illuminano l’altare, per rinnovare giornalmente la presenza di Cristo; la finestra e l’oculo sulla facciata danno luce al tramonto, a simboleggiare il saluto del signore al termine della giornata. I 12 pilastri, esclusi i cruciformi, incarnano gli apostoli che conducono verso l’altare, luogo di salvezza. Lo spettacolare pavimento cosmatesco, caratteristico delle costruzioni cassinesi è un vero e proprio testo sacro in codice (s.v. il post sulla cattedrale di Sessa Aurunca del 5/9/2020). Nella parete dell’abside sono rappresentati grandi personaggi della storia conventuale: San Benedetto (la cui immagine, corrosa dall’umidità, è quasi completamente scomparsa) con il libro della sua “regola” in mano; l’abate Teobaldo, che regge la Chiesa di San Liberatore nell’atto di porgerla a San Benedetto; il patrizio romano Tertullo, che, secondo la tradizione, donò alcuni territori alla Badia; l’imperatore Carlo Magno e il benefattore Sancio, signore di Villa Oliveti. L’ambone, databile alla fine del XII sec., è stato rimontato usando i numerosi frammenti conservati nella Chiesa del paese.

Maria Franchini

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