ALDO CAZZULLO, “PER SEMPRE SI POTREBBE ESSERE LA COLONNA SONORA DI UN MATRIMONIO DELLA CAMORRA”
Annamaria Pisapia
Oh, finalmente! il razzismo viscido, becero, strisciante, di cui è impregnata ogni cellula del corpo dei “fratelli” del Nord e qualche colonizzato ascaro del Sud, è straripato. Così, il “francescano” Cazzullo che predica la pace in quel di Assisi e dalle pagine del suo libro dedicato a San Francesco, non riuscendo a trattenere i suoi bassi istinti non ha potuto esimersi dall’esternare il suo razzismo, dalle pagine del Corriere della Sera, cercando di camuffarlo con un pseudo giudizio “tecnico” sulla canzone di Sal Da Vinci che a lui non piace (giudizio legittimo: i gusti son gusti!). Ma ovviamente la questione sul gusto è solo un trampolino da cui egli si è lanciato in quel che gli riesce meglio: vomitare giudizi che nulla hanno dal punto di vista tecnico quanto piuttosto del pre-giudizio , come è solito fare Cazzullo quando si tratta di tutto ciò che riguarda Napoli, soprattutto la sua storia, propinando la solita favoletta dei mille che vennero a liberare quel brutto sporco e cattivo del Sud. Dunque, la vittoria schiacciante di un napoletano era un affronto indigeribile che andava ridimensionato in qualunque modo: sporcare l’immagine della vittoria associandola a qualcosa di illegale. Così, se altri hanno mascherato il razzismo che albergava in loro lanciandosi in finte analisi sociologiche, che mai avevano sollevato su testi uguali e peggiori, di un ipotetico incitamento al femminicidio e a patriarcati vari (non ricordo che abbiano mai denunciato i testi di Eminem, il quale fa esplicito riferimento su come eliminare e riporre nel bagagliaio la malcapitata di turno o addirittura di un orgasmo con la propria madre), Cazzullo ha mostrato nella sua interezza, il vero volto di questa Italia: il “gioco” tra colonizzatori e colonizzati. E come ci rammenta Frantz Fanon: nelle colonizzazioni i colonizzati “sono sempre supposti colpevoli”. Ma mai vincitori
La maschera è caduta. La separazione dalla zavorra nord sarà un vero ed enorme piacere.
p. s. Giacché Cazzullo conclude l’articolo dicendo che in questo paese chiunque ritiene di saper fare qualsiasi cosa, posso dire che concordo: anche lui ritiene di essere un giornalista e non un pennivendolo.



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