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Alle origini della secessione italiana

Posted by on Nov 26, 2018

Alle origini della secessione italiana

Correva l’anno 1989, poco dopo la caduta del Muro di Berlino, quando il gotha dell’oligarchia mondiale, il “Club degli Eletti”, presieduto da Filippo d’Edimburgo, affidò all’industriale olandese Alfred Heineken un progetto di scomposizione degli Stati nazionali europei.

In tale progetto, elaborato in collaborazione con elementi del Sis (servizio segreto britannico), Heineken suddivideva l’Europa in 75 ministati in base a criteri demografici. Paesi come Olanda, Belgio, Italia, Germania, Yugoslavia, Francia, in questo disegno, cessano di esistere. Gli Stati vengono sostituiti da territori con un numero di abitanti varianti dai cinque ai dieci milioni e, l’Italia, viene a sua volta divisa in otto piccoli stati. Questo progetto prevedeva situazioni geopolitiche che puntualmente si sarebbero determinate negli anni successivi. Con la Slovenia integrata nel Noricum ex austriaco – molto simile al progetto in discussione nel 2008 di “Euroregione” tra Carinzia, Friuli, Venezia Giulia e Slovenia. Con Serbia, Croazia, Macedonia, Bosnia Erzegovina indipendenti. Con il Belgio – e siamo a giorni nostri – verso una drammatica secessione, divisa tra Fiandre e Vallonia che si contendono duramente la circoscrizione Bruxelles – Hal-Vilvoorde.

Il Nord Italia, in questo nuovo ordine, avrebbe dovuto far parte del gruppo dei piccoli stati europei dell’Europa centrale e il Sud, senza alternative, spedito verso il terzo mondo africano.

Uno dei massimi fautori della frammentazione dell’Europa in piccole realtà geopolitiche, sotto le spinte secessioniste, fu certamente il nazionalista russo Vladimir Zhirinovskij. Quest’ultimo, come si è potuto appurare dalle indagini della Magistratura e dei Carabinieri, avviò un giro d’affari con il leader nazionalista sloveno Nicholas Oman che incontrava in presenza di altri esponenti del suo partito e della stessa Duma.

Oman, tra l’altro, come ci rivelarono gli accertamenti della Digos di Arezzo, è stato un frequentatore di Villa Vanda, nota residenza di Licio Gelli, capo della Loggia P2.

Tra i maggiori sponsorizzatori di Zhirinovskij e del suo progetto ritroviamo il colonnello Gheddafi. Secondo gli investigatori ci fu, probabilmente, un enorme transito di valuta libica per sostenere l’attività destabilizzatrice in Europa. Gheddafi avrebbe concesso sostegno ”a gruppi (politici) a carattere secessionista e indipendentista che operavano nel nostro Paese”.

Dalle indagini della Procura di Torre Annunziata sono emersi “numerosi riscontri che legavano alcune parti del movimento di Bossi proprio con i nazionalisti sloveni“, legati a quelli russi e finanziati coi “dinari” libici. Sempre secondo i Carabinieri l’uomo cerniera tra Lega Nord, Zhirinovskij, Oman, Gheddafi, sarebbe stato l’ex colonnello del KGB Alexander Kuzin.

Dunque, i nazionalisti sloveni sono stati indicati tra i principali sostenitori dei movimenti indipendentisti del Nord-Est italiano, creando rapporti privilegiati con esponenti politici confluiti poi nella Lega di Bossi e, secondo Francesco Elmo, molti elementi dimostrerebbero l’esistenza di finanziamenti di Slovenia e Croazia ai movimenti più irriducibili.

Intanto, nei primi anni ‘90, i progenitori del “cosiddetto “partito del Sud Italia“, muovevano i primi passi. In Sicilia e nel Mezzogiorno nascevano una molteplicità di “leghe” e “leghine” tutte ispirate alla Lega bossiana.

Si chiamavano “Sicilia libera”, “Calabria libera” e così via. Il loro obiettivo era l’indipendenza e la secessione dal resto dell’Italia. Secondo un’indagine della Procura di Palermo, guidata all’epoca da Giancarlo Caselli, dietro questi movimenti politici vi erano mafia e ‘ndrangheta, P2 e neofascismo.

Tra il 1991 e1992, alla vigilia delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, Totò Riina decise di mettersi in proprio e di scendere in politica, mentre contemporaneamente Licio Gelli (dichiarazioni del cg Marino Pulito) chiedeva il suo appoggio per un progetto consimile: la creazione di un partito denominato “Lega Meridionale” da contrapporre alla Lega Nord.

Secondo Leonardo Messina ci furono diversi incontri di capi mafiosi per realizzare ”un progetto politico finalizzato alla creazione di uno stato indipendente del Sud, all’interno di una separazione dell’Italia in tre stati… In tal modo Cosa Nostra si sarebbe fatta stato. Il progetto era stato concepito dalla massoneria”.

Messina parla anche di una “Lega Sud” che doveva essere la risposta alla Lega Nord, specificando anche che “il vero artefice era Gianfranco Miglio”  dietro il quale vi erano Gelli e Andreotti”. Lo stesso Miglio ammise, poi, l’incontro con Andreotti.

L’inchiesta rivela anche che questi movimenti sudisti “stabilirono rapporti con la Lega Nord” favoriti dal fatto che, soprattutto alle origini, vi erano importanti personaggi “legati alla massoneria” nel partito di Bossi. In quel periodo ci fu un proliferare di leghe meridionali, sponsorizzate da Gelli, dall’ex esponente di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie, con “l’appoggio fornito da Umberto Bossi alle loro iniziative anche con la diretta partecipazione ad alcune manifestazioni…”.

La Lega Nord nasceva nel novembre 1989 federando i movimenti leghisti, tutti costituiti successivamente alla Lega Lombarda di Bossi (1983) con l’eccezione della Liga Veneta (1980). Oltre alla formazione lombarda aderiranno altri movimenti: Piemont Autonomista, Union Ligure, Liga Veneta, Lega Trieste, Lega Friuli, Lega Emiliano-Romagnola, Alleanza Toscana. Quest’ultima, che diventa poi Lega Toscana, era un movimento legato al mondo massonico e “contaminato” da soggetti appartenenti alla destra eversiva. Anche nella Liga Veneta era consistente la componente legata all’eversione nera che penetrerà anche nell’esperienza delle leghe meridionali. In particolare, tra i personaggi più rappresentativi, ricordiamo Franco Rocchetta, Stefano Meningacci – legale di Stefano Delle Chiaie – e vero tramite tra il movimento veneto e il leghismo centro-meridionale.

Nel 1992 si determina un’importante trasformazione della strategia leghista grazie al contributo di Gianfranco Miglio che diviene l’ideologo della Lega.

Il Professore considera non più adeguato il neoregionalismo, perché il contesto regionale è troppo ristretto e non ha potere contrattuale accettabile nel conflitto con lo Stato. E così le leghe regionali confluiscono nella Lega Nord e si comincia ad ipotizzare uno Stato federale articolato in macro-regioni: Nord, Centro, Sud. Si propone una vera e propria secessione con “la Repubblica del Nord, l’unico rimedio per tagliare il nodo della partitocrazia centralista, corrotta e mafiosa”. Dice Miglio: “io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cosa è la mafia? Potere spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”.

Nell’Aprile del 1990, per iniziativa di Cesare Costa, iniziava l’attività della Lega Centro e della Lega Sud cui facevano riferimento numerose leghe regionali.

Dunque, il progetto politico della Lega Nord, Gelli (P2), Delle Chiaie (estremismo nero), era quello di riprodurre nel Meridione lo stesso processo di formazione della Lega.

“La Lega delle Leghe del gruppo gelliano non si presentava come movimento antagonista alla Lega di Bossi ma ne condivideva il programma e l’ideologia, presentandosi come l’attore politico in grado di pilotare al Sud il programma di divisione dell’Italia in macroregioni”. Il progetto finale era, quindi, quello di creare entità separate con ordinamenti di stati autonomi in una Italia federata, attratta al Nord sotto l’influenza dell’Europa del Nord e al Sud sotto l’influenza dei paesi del Nord Africa (Libia).

Tale progetto faceva e fa, tuttora, gola alle organizzazioni criminali. La frammentazione del Paese in stati federali avrebbe consegnato il Sud all’egemonia del “sistema criminale”, e ciò anche grazie “alla regionalizzazione del voto e all’introduzione del sistema uninominale che esaltavano le potenzialità di condizionamento delle votazioni da parte delle lobbies criminali“. Grazie, poi, al cg Tullio Cannella è stato possibile ricostruire la genesi del movimento “Sicilia Libera” che sarebbe nata per iniziativa di Leoluca Bagarella con lo scopo di fondare un soggetto politico nuovo, controllato direttamente da Cosa Nostra e inserito in un progetto più ampio che collegava il movimento siciliano con altre formazioni autonomiste-secessioniste meridionali. Il fine era la separazione della Sicilia dal resto d’Italia al fine di tutelare meglio gli interessi dell’Organizzazione “pervenire alla realizzazione di piccoli stati, dotati di autonomia, riuniti in uno stato federale…”. 

La Democrazia Cristiana dopo il crollo del Comunismo aveva voltato le spalle alla Mafia, la quale aveva, a quel punto, scelto la via binaria dell’attacco militare (con le stragi) e la contemporanea formazione di leghe del Sud. L’obbiettivo era la conquista dello Stato. “Un meccanismo non molto diverso dalle istanze separatiste avanzate dall’Eta nei Paesi Baschi e dall’Ira nell’Irlanda del Nord, anche se con ideali molto diversi dai loro“. Secondo le inchieste, già alla fine degli anni ‘80, questa convergenza di poteri forti – cupola dei Corleonesi, Massoneria e intelligence deviata, poteri internazionali, estremismo nero – avevano ideato un piano di ricostruzione dell’Italia, dopo il crollo dei vecchi partiti, divisa in federazioni regionali e che avrebbe dovuto consegnare il Mezzogiorno nelle mani dell’Antistato, ormai diventato “Sistema” e inserito in un contesto apparentemente democratico. Un progetto politico in cui, come sempre, Cosa Nostra rimane nell’ombra. Saranno infatti Bossi con la Lega Nord, Berlusconi con il suo piano politico piduista e i poteri economici, a liquidare lo stato.

Per quanto detto finora, appare evidente perché il progetto secessionista della Lega Nord, incredibilmente, non ha trovato ostacoli. Il tutto è avvenuto con la complicità dei partiti di governo e d’opposizione – persino il PD propone una sua propria versione nordista e federata, così come è avvenuto in Belgio -, con la scarsa attenzione dei media, con il silenzio dei sindacati, con l’appoggio dei poteri economici ed imprenditoriali, con settori del mondo cattolico, con la regia di forze internazionali. E, purtroppo, anche con il fiancheggiamento di formazioni politiche d’ispirazione meridionalista. “Fai arrabbiare i Meridionali – dicono i leghisti – e questi faranno il nostro gioco”. Il “federalismo fiscale padano“, poi, segnerà inesorabilmente la fine dell’esperienza unitaria nazionale. 

Molti degli attori principali di quella drammatica stagione stragista ed eversiva , sono ancora presenti e si accingono a terminare la loro missione. Un “golpe”, quello degli anni’90, che ha fatto tremare le strutture “sensibili” dello Stato e che si è potuto dilatare nel tempo, fino ai giorni nostri, soltanto grazie alla discesa in campo di una “nascente forza politica” che recepiva in tempi brevi quelle istanze “particolari”.

Una lunga stria di sangue, di morti ammazzati e suicidati, di minacce, di depistaggi, di omissioni ha contrassegnato l’evolversi di questa strategia sovvertitrice.

E in tutta questa convergenza di interessi sotterranei il Sud paga un prezzo pesantissimo. Espulso progressivamente dall’ Italia che conta e da quella “kerneuropa” sempre più evidente, il Mezzogiorno italiano precipita irreversibilmente nella “ghettizzazione terzomondista”, governato sempre più da processi di “privatizzazione territoriale” e condannato all’anarchia della “sopravvivenza quotidiana”.

Menti sottili, forze superiori, hanno guidato questo processo di ridefinizione territoriale nel quale la Lega di Bossi è solo uno strumento rozzo e dirompente. Una attenta ed occulta regia, che trova la sua sede ideale nei Paesi di riferimento degli “Illuminati”, guida la metamorfosi politico-istituzionale

Per i tanti amici, movimenti politici, associazioni culturali meridionaliste, dunque, un momento di riflessione. Rivendicare l’indipendenza, la secessione vista da Sud, l’orgoglio autonomista, il distacco dalle altre comunità, senza avere in tempi brevi piena autonomia economica, libertà d’azione dalle organizzazioni criminali, una nuova e credibile classe politica, fa solo il gioco di quelle forze oscure che abbiamo citato sinora, e che hanno tutto l’interesse che il Sud sia abbandonato al proprio destino.

Il Mezzogiorno ha bisogno di una moderna forza politica e culturale che lo rappresenti con dignità e competenza nelle istituzioni nazionali e internazionali, tutelando con determinazione i propri interessi di comunità e rimanendo saldamente ancorato all’Europa. A tal proposito, ricordiamo l’inquietante articolo “Redrawing the map” comparso sul britannico “The Economist”, che, in un riassetto della carta geografica europea, prefigura per il Meridione d’Italia, separato dal resto d’Europa, un stato chiamato “Bordello”, sinonimo di “casino”, in inglese racket. Cioè mafia.

Certamente i Meridionali non devono cadere nella trappola della “secessione condivisa”, della “contrapposizione decostruttiva”, dell’incomprensione reciproca. Bisogna mantenere i nervi saldi e respingere ogni strategia d’isolamento. Soprattutto, i partiti del Sud non devono lasciarsi strumentalizzare da persone e forze legate ad interessi esterni, che si sono infiltrate in queste realtà politiche con lo scopo di portare il Mezzogiorno fuori dall’Europa e verso il baratro economico-sociale, favorendo un nuovo ordine territoriale.

Antonio Gentile

©2010 – L’Altro Sud-UDS

fonte

http://www.laltrosud.it/OriginidellaSecessioneItaliana/tabid/36/language/it-IT/Default.aspx

 

 

 

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