Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Ancora un commento del Prof. Gennaro De Crescenzo

Posted by on Gen 31, 2019

Ancora un commento del Prof. Gennaro De Crescenzo

NOTA 2 (documento sui redditi europei del 1932)

Cari amici, capisco la foga e la gioventù, capisco meno la smania masochistica, subalterna e tutta da psicanalisi (Pino Aprile docet) di attaccare la nostra storia con la (inutile) scusa dell’esigenza di verità e dei rischi di fronte al nemico (ma lo avete mai fatto davvero un confronto con Galasso, Marotta o Scirocco, a differenza nostra):
dopo 150 anni siamo riusciti con un ventennale e durissimo lavoro (molti di voi ancora non erano nati) a trasmettere orgoglio tra i nostri e addirittura (Geo&Geo, Quark, Oggi, ecc. ecc.: magari gli scriviamo per protestare?!) tra i nostri nemici e ci si accanisce nel pelo nell’uovo?e per giunta nel fondamentale anno delle battaglie anti-150. Capisco meno, per, anche l’approssimazione storiografica, quella si pericolosa nel nostro ambiente, anche se, per fortuna, finora appelli e manifesti hanno raggiunto contatti davvero esigui. Per dovere di correttezza storiografica, per, e per amore e rispetto verso quanti (da Capecelatro a Glejieses, da Alianello a Topa, da Selvaggi a Pino Aprile) hanno sostenuto in questi anni le tesi dell’orgoglio a tutti i costi, vi ricordo quanto segue, pur essendo difficoltoso commentare un documento ricopiato (con loghi di gruppi contemporanei):
1) I dati riportati sono stati raccolti presumibilmente nel periodo 1826-1831: nel nostro Regno si tratta, dopo la bufera napoleonica, di un periodo di difficoltà e di passaggio (al governo c’era stato Francesco I dal 1825 al 1830);
2) I dati riportati, ovviamente, non fanno riferimento all?epoca d’oro della industrializzazione (quella successiva di Ferdinando II) il che non pu? essere affatto considerato secondario e annullerebbe, di fatto, qualsiasi analisi successiva;
3) I dati riportati non sono possono essere metodologicamente confrontati tra loro: come si potrebbe paragonare il reddito dell?Impero Russo (61 milioni di abitanti) con quello delle Due Sicilie (circa 9 milioni)
4) I dati riferiti non riportano (come nella mia tabella allegata) le cifre relative ai debiti dei singoli paesi;
5) I dati riportati non hanno legami con le industrie, la quantità, la qualità, e la variet? delle produzioni (e delle esportazioni) realizzate.

Si suggerisce ai volenterosi amici degli appelli di rivolgere il loro impegno magari:

a) allo studio del preziosissimo e quasi del tutto inesplorato fondo Ministero Agricoltura e Commercio dell?Archivio di Stato di Napoli ,

b) Altrettanto inesplorato fondo Brigantaggio custodito (gelosamente) a Roma presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano.

Capisco pure che sarebbe meglio non perdere il mio tempo (sto scrivendo un altro libro per la verità storica) dietro queste polemiche inutili e sterili, capisco pure il protagonismo e l’individualismo ma sto male a pensare che qualcuno possa offendere (addirittura preannunciando altri scooop ed entusiasmandosi!) la memoria (quella davvero sacra, altro che i neoborbonici), dei nostri scrittori, della nostra gente, della nostra storia

Cordiali e sempre più perplessi saluti
Gennaro De Crescenzo

P.S. DATI DEL 1853 (Paese, abitanti, redditi, debiti):
Spagna, 14 milioni, 200 milioni, 4 miliardi
Russia, 61 milioni, 650 milioni, 1,5 miliardi
Austria 32 milioni, 220 milioni, 700 milioni
Imp. Ottomano, 18.7 milioni, 400 milioni, 2 miliardi
Olanda, 3 milioni, 85 milioni, 300 milioni
Belgio, 4,2 milioni, 90, 800 milioni
Prussia, 15 milioni, 220 milioni, 700 milioni
Inghilterra 30 milioni, 1,6 miliardi, 20 miliardi
Francia 36 milioni, 1 miliardo, 4 miliardi

NOTA 3 (foto-briganti decapitati)

A proposito di falsi storici, alcuni siti riportano la foto delle teste dei briganti tagliate e poste nelle gabbiette ad Isernia: al di là degli accertamenti che andrebbero fatti sull’originale di quella foto (quella in circolazione legata ai moti cinesi), da chiarire che, vera o falsa che sia quella foto, si tratta di un?altra utilissima ed efficace semplificazione che sintetizza una notizia prima sconosciuta e riscontrabile archivisticamente se solo i responsabili della cultura di certi siti avessero l’ umiltà e la serenità giuste per approfondire i loro studi Si possono capire l’entusiasmo giovanile e la voglia di protagonismo con la scusa (infantile e leggermente patetica) della verità a tutti i costi, ma davvero pensate che sia cosa facile fare ricerche (e non scoop sulla pelle della nostra memoria storica e di chi, da decenni, la difende)
Busta 60, fascicolo 19, Ufficio (Archivio) Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, Ministero della Difesa, Roma: Circolare del Comando del VI Dipartimento Militare, 11 maggio 1864: in alcuni casi sono state tagliate le teste dei briganti uccisi per facilitarne il riconoscimento. Potendo i malevoli elevare dubbi calunniosi, si vieta questa pratica. Successivamente si spiega che la pratica era diffusa per la comodità di trasportare le teste piuttosto che tutti i corpi dei briganti uccisi.
Ma di che parliamo? Invece di attaccare i tanti nemici della nostra storia e per giunta nell’anno dei 150?

Gennaro De Crescenzo

fonte http://www.duesicilie.org/spip.php?article131

Si chiude con il suddetto articolo lo scontro-incontro tra brillanti “teste pensanti” del nostro Regno che nonostante sia avvenuto quasi dieci anni fa ha riscosso un notevole interesse. Come s’è potuto notare lo scrivente divulgatore non ha preso nessuna posizione e non la prenderà perché non serve assolutamente a nulla e chi pensa che la scelta di rispolverare vecchie polemiche ha secondi fini oppure vuole alimentare sterili retropensieri e fuori strada, perché l’unico scopo è quello di far comprendere che il nostro mondo, quello identitario, è composto da tante personalità che sono spesso concorrenti ma certamente complementari nell’operazione di divulgazione e di difesa della nostra causa, ognuno a suo modo.

Inutile continuare a predicare che “siamo tutti divisi” perché esiste solo una galassia variegata di associazioni storico culturali che nascono come funghi e che nessuno può avere la presunzione di poter controllare o indirizzare, non esiste nessun soggetto economico o politico che va oltre la semplice ricerca e divulgazione storica quindi divisi in cosa? se ancora dobbiamo registrare che c’è chi si sente brigante ma allo stesso tempo legato alla Repubblica Napoletana ignorando, anche consapevolmente, che i briganti insorgenti del 1860 hanno combattuto e sono morti con il mito dei Sanfedisti e Lazzari del 1799, erano estremamente cattolici e realisti e non combattevano nessuna lotta di classe.

Concludo dicendo: ognuno facesse quello puo e sa fare basta che fa, anche se se c’è il rischio di arrivare a scontri accesi perché vi posso garantire che non sono inutili e fini a se stessi.

Claudio Saltarelli


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