Alta Terra di Lavoro

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Una replica all’articolo sulla Emmerick

Posted by on Set 7, 2016

Una replica all’articolo sulla Emmerick

circa tre settimana fa in corrispondenza del 15 di agosto pubblicai un importante articolo sulla profezia della Emmerick e mi hanno inviato una replica.

Replica

Una prima cosa, generale, che andrebbe puntualizzata è che una cosa sono le “visioni” e le “predizioni” di vari veggenti, altra cosa sono le vere e proprie profezie, che si ritrovano nei Testi Sacri.

Son due piani differenti, che, dunque, non andrebbero confusi.

Quello dei Testi Sacri è un futuro necessario, quelli dei veggenti son futuri possibili.

I futuri “possibili” possono realizzarsi o non realizzarsi, mentre il futuro necessario deve realizzarsi.

Allo stesso modo con il quale si può giungere a Roma da vie diverse, ma giungere a Roma è l’obiettivo, così il futuro “necessario” può prendere vie molto diverse, si può realizzare in maniere differenti. Quello dei veggenti è questo secondo livello, quello cioè dei futuri possibili. Per questo motivo, ovunque confliggono le “visioni” con le “profezie” (dei Testi Sacri), le prime – le “visioni” – devono passare in secondo piano.

Questo non significa che le “visioni” siano tutte false, solo che vanno prese “con le (dovute) molle”. Il problema, in tal caso, alla radice di tutti gli usi delle “visioni”, sta sempre nelle loro interpretazioni.

Questo è anche il caso delle visioni di Anne Catherine Emmerick (1774-1824). Nel link in questione (https://www.altaterradilavoro.com/14-e-15-agosto-due-date-importanti-per-noi-napolitani/), vi è un passo: ‘“La Messa era breve. Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine.” (12 luglio 1820) [Si tratta della nuova Messa nata dopo il Concilio Vaticano II, dove è soppresso l’ultimo Vangelo, quello di San Giovanni, che viene letto nella Messa tridentina – ndr]’.

Tra parentesi quadra vi è l’interpretazione, infatti, è aggiunto “ndr”, dove “r” è redattore, il redattore dell’ interpretazione del passo della Emmerick.

Da dove spunta fuori, ora, che nella Messa post Concilio Vaticano II non si legga più il Vangelo di Giovanni?

Si tratta di un’ evidente sciocchezza[1].

Probabilmente il passo della Emmerick si riferisce al fatto che il Vangelo di Giovanni – considerato all’epoca, e per molto tempo ancora, il più “spirituale”[2] – non sarebbe più stato (secondo la stessa Emmerick) centrale, a sua volta immagine del fatto che lo “spirito” avrebbe, per lei, abbandonato la Chiesa o che una visione “materialistica” e poco “spirituale” vi sarebbe venuta – nella Chiesa – a predominare, ma non può voler dire che il Vangelo di Giovanni non sarebbe stato più letto, “letteralisticamente”! Infatti, ciò è semplicemente falso.

Chiaro che i passi della Emmerick, dunque, dipingano una situazione di grave “crisi della Chiesa” (né sono affatto i soli, in tal senso), ma che superficialità darne la colpa al solo abbandono del rito tridentino, peraltro identificato con quello originario, quando, invece, il tridentino stesso è stato una modifica delle forme precedenti.

In una parola: la “crisi” della Chiesa non nasce da questioni di rituale, per quanto importanti esse siano, ma da una perdita di “presa” sulla società, a sua volta derivata non solo dal “modernismo” – peraltro in fase finale, agonizzante ormai -, vale a dire dalla scarsa capacità di convincimento del messaggio cristiano se non ritorna ad interpellare la coscienza umana e si trasforma sempre in un qualcosa di “surrettizio” [3], di perennemente “aggiunto” ad “altro”, dunque incapace di “camminare sulle sue sole cosce” mentre, invece, a quest’ “altro” (e aggiunto) si dona l’attenzione massima.

Tutti questi usi di “visioni” varie nascono, quindi, per “puntellare” una determinata “interpretazione” della Chiesa e della sua “crisi”, solo che talvolta son passi che vengono forzati per seguire quest’interpretazione stessa.

Non solo, ma, se il vero oggetto della controversia è determinare invece l’ origine della “crisi della Chiesa” – le sue cause “vere” -, è pressoché inutile cercare di usare questa o quella “visione”, che non potrà se non supportare l’idea della “crisi della Chiesa” ma non determinarne le precise origini.

Si obietterà che, in tali visioni, s’incolpano, della crisi della Chiesa, le “forze del male” e la “corruzione nella Chiesa” stessa.

Questo è tutto vero, ma: 1) quando mai non ci sono state le “forze del male” e la “corruzione nella Chiesa”; 2) queste ultime cause sono troppo generiche, qualora si voglia – come poi si vuole (qui è la controversia) – con esattezza scoprire, denotare, circoscrivere la forma precisa delle generiche “forze del male” e “corruzione nella Chiesa”, che ci son sempre state, eppure mai la Chiesa è stata in questa situazione.

Conseguentemente, davvero è semplicemente inutile sapere che ci siano “forze del male” e la “corruzione della Chiesa”, perché già si sa che ci sono!

Il problema, appunto, è denotarne la precisa natura, in vista di un’ eventuale cura.

Allora il dibattito dovrebbe esser condotto sui binari che gli son propri, piuttosto che “esondare” (nel senso “traslato” di “cedere all’impeto di un sentimento”), deviare, debordare su canali insufficienti.

Qualunque cosa si pensi a riguardo di “riforma della Chiesa”, sarebbe un dibattito forse più interessante.

Infatti, se, certamente, il dibattito così condotto non farà cambiare le posizioni, tuttavia, altrettanto certamente, aiuterebbe a chiarirne i veri contorni, a farne venir fuori la vera “posta in gioco” reale, in luogo di scantonare nascostamente bighellonando su, ed in, sentieri secondari.

Octavius Lepcismagnus

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/34/Severan_Basilica_03.JPG/800px-Severan_Basilica_03.JPG,

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/34/Severan_Basilica_03.JPG/800px-Severan_Basilica_03.JPG,

(https://it.wikipedia.org/wiki/Leptis_Magna#/media/File:Leptis_Magna_-_Severan_Basilika,_Reliefpfeiler.jpg)

(https://it.wikipedia.org/wiki/Leptis_Magna#/media/File:Leptis_Magna_-_Severan_Basilika,_Reliefpfeiler.jpg)

(https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/34/Severan_Basilica_03.JPG/800px-Severan_Basilica_03.JPG)

(https://it.wikipedia.org/wiki/Leptis_Magna#/media/File:Leptis_Magna_-_Severan_Basilika,_Reliefpfeiler.jpg)

[1] ‘Solitamente il vangelo di Giovanni (Gv) è letto durante i cosiddetti “tempi forti”, cioè nei momenti in cui si celebra un grande mistero di Gesù. Ad esempio, si ascolta il Prologo alla messa del giorno di Natale o alla messa di Capodanno; così anche la Passione di Gv viene letta ogni Venerdì Santo, mentre durante la domenica delle Palme sono proclamate le diverse passioni secondo gli altri tre vangeli sinottici. I quattro vangeli canonici sono i più antichi: indubbiamente non esistono apocrifi antichi come loro. Sul numero “quattro” i Padri fecero da subito una forte speculazione’ (cfr. http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_diocesi/43/2008-10/22-79/2008_materiali_Giovanni%20Vangelo%20spirituale.pdf).

[2] Al contrario, le interpretazioni recenti rivalutano il valore propriamente storico di Giovanni, mentre recenti scoperte hanno inficiato la reputazione del Vangelo di Luca come di quello più “storico” quando, invece, si hanno indizi del fatto che la ricostruzione delle scene della Passione in Giovanni è piuttosto storicamente attendibile. Il link citato nella nota n°1 (qui sopra) riporta l’interpretazione “classica” del Vangelo di Giovanni come del più spirituale.

[3] Vale a dire, che tace intenzionalmente la sua origine.

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