Antonio Capece Minutolo, Principe di Canosa (1768-1838)
L’esponente di maggior spicco del legittimismo del Regno delle Due Sicilie e non solo. Legittimista nel senso più puro del termine in quanto difensore estremo della visione Cattolica della monarchia, della politica, ispirata, cioè, ai principi cattolici, rispettosa dei diritti e delle libertà dei diversi corpi sociali.
Legittimista fino al punto di porsi anche in opposizione alla politica del suo Re qualora essa fosse eccessivamente “conciliatrice” e potesse costituire un pericolo per l’esistenza e l’indipendenza del regno, fondato su identità e tradizioni precise che tutti i rappresentanti del governo erano tenuti a difendere. Sempre pronto a difendere il Trono minacciato dall'”alleanza tra canaglie, parassiti e profittatori” (cospiratori giacobini, intellettuali liberali e burocrati borghesi).
Tentò invano nel corso di tutta la sua vita di coadiuvare il Re nel dare un orientamento fattivamente fedele alle identità dei popoli borbonici.
Al tempo della Repubblica Partenopea decise, ad esempio, di restare a Napoli dove organizzò la resistenza popolare contro l’invasore e venne arrestato e condannato a morte. Si salvò giusto in tempo per essere nuovamente arrestato per aver fatto valere l’antico diritto napoletano dei Sedili contro l’orientamento assolutista del rappresentante del Re, Francesco Pignatelli Principe di Strongoli.
Vero figlio del popolo napoletano scriveva: “il popolo è sempre più saggio dei cosiddetti filosofi: esso è sempre l’ultimo ad abbandonare la Religione, conservandola anche quando il Governo e le altre classi sono notoriamente incredule “.
Leale verso il Re continuò a servirlo anche in seguito, durante la seconda invasione francese. Finalmente fu costretto all’esilio per dedicarsi alla causa del legittimismo e della controrivoluzione morendo in miseria (aveva rifiutato la nomina a Consigliere di Stato e una lauta pensione). Con la “politica dell’amalgama” rivoluzionari e conservatori avevano avuto la meglio su di lui… e sul Regno.
Fu autore di svariati scritti, prima di carattere filosofico-religioso, e in seguito politico, messi da parte anzi nascosti dalla cultura ufficiale, falsamente libertaria, massonica quale si è imposta fino ai nostri giorni.
Pietra d’inciampo allora per chi non volle comprendere e ancor più oggi, dopo più di due secoli dall’apparente ma mai definitiva vittoria della Rivoluzione, il Principe ci obbliga a guardarci allo specchio, ora che sappiamo, e a raccogliere il testimone.
Giulietta Brezza


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