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Asburgo e Borbone

Posted by on Mar 1, 2022

Asburgo e Borbone

Una lettera comparsa su Panorama la dice lunga come i pregiudizi, artatamente messi in piedi e diffusi, una volta accolti siano duri a morire: riportiamo quanto pubblicato:

La festa della Mitteleuropa di Cormons e Giassico (Gorizia), che oramai ha così tanto preso piede, è nata per nostalgia degli Asburgo, che fino al 1918 erano i nostri occupanti.

E perché questa nostalgia? Forse per­ché l’entrata in Italia non ci ha dato mai ciò che Vienna ha saputo darci? Noi friu­lani, giuliani, lombardo-veneti, dall’unità d’Italia non possiamo dire di averci gua­dagnato, anzi… Qui noi friulani erava­mo detassati perché terra povera, men­tre con Roma capitale abbiamo cono­sciuto furbacchioni, burocrati e sangui­sughe di ogni specie. Che guadagno ne abbiamo ricavato? Il guadagno l’avran­no avuto gli altri, borbonici e papalini, ma non di certo noi del Nord. Noi era­vamo sotto la protezione di un paese ve­ramente civile a quei tempi e tutt’oggi di esempio per tutti. Sì, Giassico celebra la grandezza di Vienna e degli Asburgo che hanno saputo farsi rispettare, rispet­tando a loro volta le nostre genti. Cavour diceva: «L’Italia è fatta, ora son da fare gli italiani». Quella di Giassico chiama­tela festa della Mitteleuropa, per noi re­sta la celebrazione della nostalgia.

Lino Peres – Panorama 8/9/2005 – Lettere

Intanto la frase non è di Cavour, ma di Massimo d’Azeglio, ed il signor Peres il cui cognome indica una quasi certa origine meridionale dovrebbe cedere più alla storia che all’innamoramento.

Sono convinto che l’azione onnivora dei Savoia non abbia portato vantaggi se non alla casa che da allora fu regnante.

Men che mai ha portato vantaggi ai “borbonici e papalini” che erano i popoli degli stati più ricchi: basti pensare che a colonizzazione compiuta, il tesoro dello stato, ammontava a 668,4 milioni (secondo F.S. Nitti – Scienza delle finanze – Ed. Pierro 1903) ed il Regno delle due Sicilie contribuì con 443,2 milioni, la Lombardia con 8, Roma con 35,3,  gli ex stati papalini con 55,3 (Marche Emilia e Umbria), Venezia con 12,7.

All’epoca, nel regno delle due Sicilie, i meno abbienti avevano facoltà di coltivare il 20 per cento delle terre demaniali e di quelle ecclesiastiche, e sulle stesse avevano diritto di “erbatico”, legnatico, e di attingimento d’acqua.

In Sicilia si produceva l’unico zolfo allora conosciuto, ed il grano riforniva praticamente il Regno ed era esportato. Il riso era coltivato dappertutto fino alla colonizzazione savoiarda, quando ne venne vietata la coltivazione per non interferire con quella del nord (avete presente gli arancini e le crispelle?). In Calabria operavano più di seimila telai per la produzione di sete che unite a quelle di San Leucio erano fomite di guadagno e di lavoro. Le attività meccaniche e siderurgiche avevano il loro epicentro in Calabria (Mongiana, Ferdinandea, Cardinale) e a Pietrarsa.

Avevano la seconda flotta mercantile e la terza flotta militare del mondo ed erano in quanto a marineria i padroni indiscussi del mediterraneo.

Stabilirono il record nelle prima traversata dell’atlantico con una nave a vapore e tennero il primo congresso scientifico mondiale.

Realizzarono la prima riforma carceraria ponendo l’uomo ed i suoi bisogni al centro del sistema detentivo. Teorizzarono per primi l’opinione a favore del reo in caso di parità di giudizio e istituirono per primi la motivazione sulle sentenze. Ebbero per primi l’istituto della pensione sella base di un prelievo del 2% sulle retribuzioni, abolita dall’avvento dei nuovi re. Ferdinando Palasciano, colonnello medico dell’esercito borbonico, fu il primo a teorizzare lo stato di neutralità del soldato ferito o ammalato, che poi fu la base dell’etica portata avanti dalla croce rossa.

Esistevano a Napoli e Palermo gli Alberghi dei poveri, costruzioni immense dove i poveri (a Napoli ne potevano essere ospitati più di tremila contemporaneamente) venivano lavati, nutriti, curati, assistiti, educati levandoli dalla strada ed affrancandoli dall’abiezione. Questi alberghi erano amministrati da volontari fino alla venuta dei Savoia, che ne fecero sinecure per i propri protetti, e che furono lasciati allo sbando, fino a quando, diventati più pericolosi della strada stessa, furono chiusi.

L’unità d’Italia portò nuove tasse, l’abolizione dei benefici per i poveri, l’abolizione degli ordini ecclesiastici, la leva obbligatoria, la tassa sul macinato, il latifondismo, l’emigrazione.

Il popolo si sollevò e combattè per il proprio Re e la propria Patria.

Senza fortuna; e furono detti briganti.

Mi dica il signor Peres, nel pieno rispetto della sua opinione, quali furono i vantaggi?

Antonio Nicoletta

fonte

Asburgo e Borbone

2 Comments

  1. Le bugie consolidate dal falso patriottismo savoiardo sono dure a morire. Ma pian piano gutta cavit lapidem!

  2. Bellissimo articolo. M’incuriosisce la firma “Nicoletta”, avendo cugini acquisiti in Francia dello stesso cognome… ovviamente oriundi…di dove? se e’ lecito sapere, magari in via riservata… caterina ossi

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