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ATELLA E LE “FABULE ATELLANUS” – 300 a.C

Posted by on Feb 19, 2026

ATELLA E LE “FABULE ATELLANUS” – 300 a.C

Mentre Capua deteneva il potere politico, attraverso il quale determinava le sorti di tutto il territorio, la città campana di Atella divenne il centro propulsore della cultura osca grazie alle fabulae atellanae.

La “fabula atellana” era una commedia popolare, caratterizzata dall’uso di maschere fisse e da rappresentazioni farsesche, brevi e spesso un po’ oscene (da “osci”).

Anche se gli spettacoli si basavano sull’improvvisazione, il canovaccio era più o meno lo stesso, così come i quattro principali personaggi: Pappus, il vecchio babbeo; Maccus, il bonaccione stupido; Bucco, noto per le sue espressioni volgari (da cui probabilmente l’aggettivo”sboccato”/; e Dossennus, l’astuto gobbo che imbroglia tutti.

Vi era inoltre una maschera aggiuntiva, il Kikirrus, che aveva l’aspetto di un animale e il cui nome richiama il verso del gallo.

Dopo le guerre sannitiche, la fabula atellana venne introdotta nell’Urbe e divenne popolare tra i giovani romani, che iniziarono a improvvisarla in latino.

Si trasformò così in un vero genere letterario, soprattutto durante l’età di Silla, e gli autori più noti furono Novio e Pomponio.

È probabile che alcune maschere della commedia dell’arte derivino proprio dalla fabula atellana.

Osservando le raffigurazioni di Kikirrus e il suo ruolo nella farsa, è facile pensare che abbia ispirato la nascita di Pulcinella, tra i personaggi più famosi della cultura partenopea.

Sergio Dattilo

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