Alta Terra di Lavoro

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ATTACCO ALLA LINEA HITLER

Posted by on Giu 15, 2026

ATTACCO ALLA LINEA HITLER

Marco Marzilli

Sin dal Natale del 1943, dieci chilometri dietro la Gustav i tedeschi avevano avviato la costruzione di una seconda linea di difesa, denominata Hitler (successivamente, a fronte dell’inevitabile rovescio che si stava addensando sulla X Armata tedesca, il nome venne cambiato in Senger).

Il suo tracciato correva, appoggiandosi al massiccio del monte Cairo, attraverso i territori di Piedimonte San Germano, Aquino, Pontecorvo e Pico, terminando a ridosso della costa Tirrenica. Come per la Gustav, anche per la Linea Hitler i lavori erano stati eseguiti dall’Organizzazione Todt mediante l’uti lizzo di prigionieri di guerra e lavoratori civili più o meno “volontari”. Nel settore tra Aquino e Piedimonte lavorarono alla realizzazione delle fortificazioni anche soldati italiani della R.S.I., come quelli dell’84° reggimento fanteria (circa 600 uomini tra soldati ed ufficiali). Di essi scrive Costantino Jadecola, nel suo “Guerra di Liberazione in Ciociaria”: “Il loro morale è depresso; mancano mezzi, assistenza e conforto. Impiegati in lavori faticosi a cui non sono idonei essendo per la quasi totalità stu denti, si sentono abbandonati dai comandi superiori; non hanno medicinali e sono malvisti dai tedeschi per la loro inefficienza”. Le fortificazioni della Linea Hitler si sviluppavano per una profondità di quasi un chilometro ed erano state realizzate con largo uso di reticolati, mine, bunker e sistemi difensivi del tipo “Panzerturm”, consistenti in una torretta da carro arma to (solitamente appartenente ad un Panther, con cannone da 75mm) posta su una base interrata in cemento. Oltre a queste fortificazioni fisse, i tedeschi potevano mettere in campo un certo numero di mezzi corazzati a copertura delle vie obbligate di passaggio, nonché diverse unità di Nebelwerfer, lanciarazzi a canne multiple che sostituivano degna mente l’artiglieria in quanto ad efficacia nel tiro a breve gittata. La sua disposizione, inoltre, consentiva di costituire una solida spalla per la Linea Gustav qualora quest’ultima avesse accusato dei cedimenti localizzati.

In corrispondenza di Piedimonte, Aquino e Pontecorvo, la difesa era affidata a truppe tedesche abbastanza eterogenee, provenienti dai reparti che si erano dissanguati per mesi sulle propaggini di Montecassino e nella città sottostante. Si trattava di truppe paracadutiste del 3° e 4° reggimento, di panzergrenadieren della 305ª e della 90ª divisione e altre unità miste, tutte più o meno distaccate dalle proprie divisioni d’origine per far fronte all’emergenza di dover arrestare l’avanzata Alleata lungo la valle del Liri. Quando, poche ore dopo la caduta di Montecassino, britannici e canadesi iniziarono a prendere contatto con le prime difese della nuova Linea tedesca, furono ben presto bloccati dai vasti campi minati e dalle catene di bunker. Era evidente che il nuovo ostacolo non poteva essere superato di slancio, anche perché un nuovo ed inaspettato nemico si era materializzato per gli Alleati: la congestione del traffico alle spalle delle loro truppe avanzanti. Con 2.000 carri armati ed oltre 20.000 veicoli di tutti i tipi che sciamavano attraverso le brecce praticate nella Gustav infatti, il controllo del traffico stava diventando una necessità impellente forse più di quanto non fosse necessario sfondare la Linea Hitler. Sovente i mezzi, dopo aver avanzato per qualche chilometro lungo i pochi sentieri transitabili in aperta campagna, dovevano tornare sulla Casilina e sulle poche strade transitabili degne di tal nome, aumentando ancora di più la confusione. A fronte di questa nuova situazione, il generale Leese informò Alexander che non avrebbe avuto possibilità alcuna di affrontare la Linea Hitler con la forza necessaria prima del 23 maggio, ovvero ben dodici giorni dopo l’inizio dell’offensiva. Morale della favola: ci si era di nuovo fermati dopo appena pochi chilometri. Si decise allora di continuare nel frattempo ad “ammorbidire” il nemico e a tal proposito, dal 19 maggio, ben 400 cannoni bombardarono di continuo le posizioni tedesche continuando fino al 23, giorno fissato per l’attacco della 1ª divisione canadese. Intanto, a partire dal 20, i polacchi che avevano appena preso Montecassino tentarono di scendere su Piedimonte San Germano, ma furono ben presto fermati da una guarnigione tedesca composta da circa 200 paracadutisti posti a guardia del cardine orientale della Linea Hitler.

Anche qui come nella valle, erano state costruite molte fortificazioni, alcune consistenti nelle ormai famose “Panzerturm”, e ci vollero ben cinque giorni per avere ragione degli ostinati paracadutisti ger manici. Alle 06:00 del 23 maggio, tutta l’artiglieria dell’VIII Armata presente nella valle del Liri aprì il fuoco contro i principali capi saldi nemici, colpendo un fronte di 3000 metri davanti alle posizioni tenute dai paracadutisti e dai panzergrenadieren. La 1ª divisione canadese puntò su Pontecorvo, seguita dall’8ª divisione indiana e dalla 6ª corazzata britannica del generale Evelegh, pronte entrambe a sfruttare lo sfondamento ed a prendere Aquino continuando poi in avanti, a cavallo della via Casilina. La mattina seguente, 24 maggio, unità avanzate della 1ª divisione presero Pontecorvo, ma l’ostinata resistenza dei tedeschi fece sì che l’allargamento della breccia fosse ritardato fino al giorno seguente, costringendo i canadesi a rastrellare l’intera zona da sacche di resistenza nemiche. Anche Aquino cadde, per mezzo dell’avanzata degli indiani dell’8ª divisione, supportati da elementi della 78ª divisione britannica. Mentre questo avveniva, i carri della 5ª divisione canadese con fanterie al seguito passavano avanti e, raggiunto il fiume Melfa nei pressi della stazione ferroviaria di Roccasecca, individuavano un guado e lo difendevano dai contrattacchi tedeschi. A questo punto era chiaro che il catenaccio della Linea Hitler era saltato; per i tedeschi non rimaneva altra alternativa che la ritirata verso Ceprano e verso Arce, da dove rispettivamente la via Casilina e la Statale 82 valle del Liri avrebbero con cesso di proseguire verso nord, nella speranza di sfuggire alla trappola che si stava delineando.. Le perdite Alleate per questa azione immediatamente susseguente lo sfonda mento della Linea Gustav furono molto ingenti: i soli canadesi persero 47 ufficiali e 832 uomini tra morti, feriti e prigionieri e, nella sola giornata del 23 maggio, ben 41 dei loro carri armati vennero messi fuori combattimento dalle mine o dal fuoco controcarro nemico. Ai tedeschi non andò meglio: durante i quattro giorni di scontri sulla Hitler, essi lamentarono la perdita di ben quattro battaglioni, oltre a 700 uomini presi prigionieri

Cassino, una vittoria amara.

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