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BREVE BIOGRAFIA DI DON ANTONIO COLELLA, PARROCO DELLA PARROCCHIA DI S.GIOVANNI BATTISTA IN CASSINO E FIGLIO DEVOTO DI MONTECASSINO

Posted by on Gen 7, 2018

BREVE BIOGRAFIA DI DON ANTONIO COLELLA, PARROCO DELLA PARROCCHIA DI S.GIOVANNI BATTISTA IN CASSINO E FIGLIO DEVOTO DI MONTECASSINO

Ho risposto all’invito di don Antonio Molle, rettore del Santuario di Canneto, tracciando una breve biografia dell’amato parroco don Antonio Colella. Poche, ma significative note, per ricordare il sacerdote, il fratello, l’amico prematuramente scomparso.

È stato come “ una folgore, che, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo” (Lc 17,23), come recita la liturgia proprio di quel giorno 16 Novembre scorso. Così l’amato Parroco della Parrocchia di San Giovanni Battista in Cassino, Mons. Antonio Colella, ha fatto ritorno alla casa del Padre, in silenzio, senza far rumore, solo, in un ultimo, intimo abbraccio d’amore, prima di entrare a far parte della schiera dei Santi. Nato a san Pietro Infine (CE) il 22 Maggio del 1954, da Nicandro Colella e Domenica Cortellessa, ben presto avverte una profonda vocazione al sacerdozio.  Il 1 Settembre del 1965 è l’anno del suo ingresso al seminario di   Montecassino, dove rimane fino al 1977, anno della sua ordinazione sacerdotale (2 Luglio). Prosegue intanto gli studi presso l’Università Lateranense, conseguendo la Licenza in Pastorale, titolo equipollente anche per l’insegnamento delle lettere. Presto gli viene affidata la parrocchia di Acquafondata e Viticuso. Le sue doti di confessore e di ascoltatore della gente, vengono subito alla ribalta; per ognuno ha infatti una buona parola, dei consigli da dare e dei sorrisi da dispensare.    La sua generosità e l’attaccamento al dovere sono un esempio per la popolazione, che si rende subito conto di trovarsi di fronte a un prete speciale. Si può dire che questa è la prima pietra miliare di un percorso, che lo vede impegnato profondamente nell’opera spirituale e parrocchiale, fino al 1989, quando viene nominato parroco della Chiesa Madre di San Vittore del Lazio, dedicata a Santa Maria della rosa. Per questo leggiamo nella cronaca di quel giorno:  “  Il suo arrivo a San Vittore per l’insediamento (Domenica 9 aprile 1989)  è stato un evento indimenticabile; ad attenderlo piazza San Nicola, per poi andare in processione fino alla Chiesa Madre, ci sono stati non solo tutti i sanvittoresi con in testa il Sindaco e gli amministratori comunali, ma anche tantissimi suoi ex parrocchiani di Acquafondata e Viticuso con i rispettivi sindaci”.( Testimonianza di Vittorio Casoni, già Sindaco di San Vittore). È in questo ambiente sanvittorese che don Antonio profonde le sue energia di pastore d’anime.  È proprio in questi anni che vanno fino al 2010, data in cui lascerà la Parrocchia di San Vittore per quella di San Giovanni Battista in Cassino, cui viene destinato dall’allora abate Vittorelli, che vengono portate a termine varie iniziative religiose, culturali e sociali, tutte ampiamente riconosciute non solo lodevoli, ma destinate a lasciare un segno nel tempo. Solo per brevità di spazio si possono indicare alcune tra le iniziative intraprese e che hanno lasciato, come si diceva, veramente il segno a futura memoria: sue le musiche e la regia delle rappresentazioni prodotte dalla parrocchia: il musical “Cristo 2000”, in occasione del Grande Giubileo del 2000, che viene replicata a  Cassino in Piazza Labriola; il musical “il testimone”, dramma musicale sulla vita di San Vittore il mauritano, prodotto nel Settembre 2003, in occasione del XVII centenario del martirio di San Vittore. Riesce, con queste due opere, a trasferire la sua passione per la musica d’organo nelle composizioni religiose e a sfondo sociale, per far crescere la comunità parrocchiale di San Vittore. Relativamente al musical per il XVII centenario del martirio di San Vittore, attingiamo alla cronaca del tempo, il manifesto con cui il comune di San Vittore annunciava l’evento:

IL TESTIMONE DRAMMA MUSICALE SULLA VITA DI SAN VITTORE MARTIRE – AREA PARCHEGGIO COMUNALE SABATO 20 SETTEMBRE ’03 ORE 21,00.

“Nell’anno dei festeggiamenti del XVII Centenario del martirio del Santo Patrono (8 maggio 303 – 8 maggio 2003 d.C.), oltre alle altre manifestazioni civili, religiose e culturali già svolte, la rappresentazione della vita ed il martirio di S. Vittore – in chiave moderna sotto forma di dramma musicale -sarà un evento straordinario che resterà nella memoria storica dell’intera comunità.

Si tratta di una rappresentazione teatrale con sceneggiatura e musiche originali, risultato del duro lavoro di preparazione di un folto gruppo di ragazze e ragazzi, che si avvale della presenza di giovani musicisti di valore, delle competenze di compositore, direzione artistica e regia di Don Antonio Coltella, parroco della Chiesa Collegiata di Santa Maria della rosa. La manifestazione è stata organizzata dalla Pro Loco di San Vittore del Lazio, con la collaborazione della parrocchia di Santa Maria della rosa ed il patrocinio dell’Amministrazione Comunale. La rievocazione del Martirio di S. Vittore era stata messa in scena, nella forma classica, l’ultima volta nel primo dopoguerra (nel 1948). L’antefatto del racconto ci proietta nell’alto medioevo. Un gruppetto sparuto di monaci benedettini si appresta a stanziarsi nel territorio sanvittorese per volere del loro abate. La curiosità del più stata organizzata dalla Pro Loco di San Vittore del Lazio con la collaborazione della Parrocchia di giovane di loro porterà il frate più anziano a mettere la sua saggezza a disposizione del pubblico. Il suo racconto ci porterà a Milano, allora capitale della parte occidentale dell’Impero Romano, nell’Anno del Signore 303, durante il pontificato di San Marcellino. In quel tempo, le persecuzioni cristiane, raggiunto il loro culmine con gli imperatori Diocleziano e Massimiliano, mettevano a dura prova la fede di chi seguiva gli insegnamenti evangelici. Il frate racconterà del “paladino nato in Africa”, narrando la vicenda umana che portò il giovane Vittore ad abbandonare la propria terra ed i suoi affetti per servire l’Impero Romano, senza rinnegare mai la fede abbracciata fin da giovanissimo. Pur conquistando i favori dell’Imperatore, divenuto centurione, continuerà sempre a professare la sua fede cristiana con la massima devozione. Sfidando apertamente il pericolo di essere condannato a morte, diffonderà la parola di Dio e tenterà di difendere le comunità cristiane confinate nelle catacombe. Ma tutto ciò avrà un prezzo. Sacrificare se stesso sarà inevitabile per garantire la diffusione delle idee cristiane secondo i dettami della non violenza e della tolleranza che hanno contraddistinto la parola di Gesù”. Appassionato com’era di musica d’organo, non poteva mancare l’iniziativa per restaurare l’organo a canne, posto alle spalle della navata centrale della Chiesa Santa Maria della rosa. Anche qui attingiamo alla cronaca locale del tempo: “Le ampie navate della chiesa si fanno apprezzare per la notevole qualità dell’acustica: le celebrazioni liturgiche sono rese ancora più solenni dai canti accompagnati dal potente suono del grande organo a canne costruito nel 1960 dall’officina Benzi di Crema (provincia di Cremona) e restaurato nel 1993 con l’aggiunta dell’impianto elettrico. Successivamente, nel 1995 la casa armonica in legno di abete è stata abbellita con rivestimento in legno di rovere intarsiato e con le colonne laterali che sostengono due angeli realizzati dallo scultore Alberto Di Campli”(Archivio). Il continuo impegno profuso per la crescita della comunità parrocchiale e per la città di san Vittore, fanno sì che l’ordinario diocesano lo propone per l’onorificenza del titolo di “Monsignore”. Secondo le norme canoniche impartite dalla Segreteria di Stato il 13 Maggio 2001, i vescovi diocesani possono proporre una onorificenza pontificia ad ecclesiastici, in segno di apprezzamento e riconoscenza per il servizio prestato. Così infatti avviene per don Antonio, al quale viene conferito il titolo di Monsignore. Anche qui attingiamo alla cronaca del tempo: “Cerimonia di vestizione per Monsignor Antonio Colella. La funzione, officiata dall’abate Vittorelli, è in programma per questa sera a partire dalle ore19:00 presso la Chiesa madre di Santa Maria della rosa. I cittadini e la comunità parrocchiale di San Vittore del Lazio parteciperanno ad una cerimonia di grande rilevanza per l’intera collettività che prevede la vestizione di Don Antonio Colella, che di recente ha ricevuto dal Papa Benedetto XVI l’onorificenza di cappellano di sua Santità con la nomina a Monsignore. “A nome mio, dell’amministrazione comunale e di tutta la comunità sanvittorese esprimo le più sentite congratulazioni per l’importante onorificenza, la gratitudine per il suo impegno costante e generoso, l’augurio di portare avanti un’attività pastorale sempre più illuminata -ha tenuto a ribadire il Sindaco Vittorio Casoni –  questo è un momento particolarmente significativo per tutti noi e di certo porterà maggiore prestigio ed attenzione alla chiesa parrocchiale e all’intero comune di San Vittore. Mi piace sottolineare, infine, come il nostro parroco abbia saputo esprimere quotidianamente quelle qualità, di cui si è fatto portavoce”. (Ciociaria oggi del 18 Aprile 2009). Dopo undici anni di permanenza nella comunità parrocchiale di San Vittore del Lazio, viene nominato parroco della parrocchia di S. Giovanni Battista in Cassino il 04 Luglio del 2010. Ben presto, com’era prevedibile, comincia a raccogliere attestati di stima e di affetto anche in questa parrocchia e non mancano interventi, ad opera del gesuita mosaicista Marko Ivan Rupnik, per rendere più bella e austera l’unica navata centrale, la cui area absidale viene arricchita di una simbolica policromia costituita dalle tessere  di un mosaico, sovrastato dal Cristo Pantocratore. Così come l’altare, sul cui basamento è raffigurato l’Agnello, come descritto nel capitolo 22 dell’Apocalisse di San Giovanni, simbolo per eccellenza della Pasqua di Cristo immolato; mentre sull’ambone sono ben visibili tre croci rigonfie del vento dello Spirito Santo, e che simboleggiano la Trinità.   Così titolava il quotidiano Ciociaria Oggi del 14 Febbraio 2011: “Un’opera eccezionale in 48 ore. L’entusiasmo di don Antonio Colella, la raccolta fondi dei fedeli e i significati nascosti fra le tessere del mosaico”. La Parrocchia di San Giovanni Battista, sia per numero di abitanti, sia per le caratteristiche socio-ambientali, presenta una costante contraddittorietà. Don Antonio, col suo fine intuito, conosceva la realtà, per la quale tanto si prodigava, soprattutto stando accanto alla gente, che riceveva nel suo studio, vuoi per le confessioni vuoi per un aiuto morale e anche economico. Come abbiamo già ampiamente documentato sia sulla stampa locale che al termine del rito funebre, don Antonio era un sacerdote sui generis, autentico, intelligente, preparato, schivo, discreto, di quella discrezione che è propria degli spiriti eletti. Un sacerdote dal cuore grande, saggio e sapiente, che sapeva leggere dentro l’anima, perché vero amante di Cristo e devotissimo alla beata Vergine Madre di Dio. Era un parroco, che si faceva amare per la sua umanità, per la sua saggezza, per la sua calma e serenità, che trasmetteva. Per questo   riusciva a valicare le frontiere dell’anima, capace com’era di grande discernimento del cuore.  Innamorato di Cristo e della sua Chiesa, un pastore, cui stava a cuore la salute spirituale e materiale dei suoi parrocchiani. Insomma la classica tempra di persona schietta e onesta, che ha “amato la giustizia e odiato l’iniquità”, come recita la lettera agli Ebrei ( Eb 1,9).   Lascia in tutti un gran vuoto, che solo la fede e una vita autenticamente cristiana, come da lui vissuta e trasmessa, possono colmare. Siamo fatti per l’eternità e l’immortalità, come insegna il libro della Sapienza, perché Dio ama chi vive con la Sapienza. E don Antonio era certamente uno che viveva di Sapienza e con la Sapienza. Come abbiamo avuto modo di documentare, egli era anche colto, quella cultura che non è fatta solo di riferimenti letterari e storici, perché era un profondo conoscitore dei testi sacri e della teologia; ed era capace, attraverso le sue omelie calibrate, puntuali e attente, di trasmettere concetti complessi in una forma semplice e che trovavano posto nel nostro cuore. Era uno che possedeva l’arte di Dio dentro, un patrimonio prezioso, che esprimeva anche attraverso la musica che scriveva, componeva e trasmetteva sui tasti dell’organo. Questo tassello   definisce i contorni nitidi di questo nostro fratello don Antonio, al quale noi possiamo dire soltanto: buona permanenza in Paradiso, organista di Dio, dove starai certamente componendo e suonando con gli Angeli la musica che a te piace e che tesse le lodi al nostro Signore.

 

Aldo Gervasio

Segretario del consiglio pastorale parrocchiale

 

Fonte

bollettino del santuario di Canneto n. 38 anno 2017

Ringrazio la famiglia di don Antonio Colella, nella persona della nipote Domenica, per il contributo, così come ringrazio don Lucio Marandola, parroco di S. Pietro Infine, per alcune notizie fondamentali sul giovane don Antonio. Ringrazio infine il prof. Vittorio Casoni, che mi ha fornito il materiale necessario di archivio, dal quale ho potuto attingere molto per la stesura di queste note.

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