BREVE STORIA DI BENEVENTO DI GIANANDREA DE ANTONELLIS (XI)
Gianandrea de Antonellis e la casa editrice Realtà Sannita, che ringraziamo, ci autorizzano a pubblicare uno studio sulla
storia della città di Benevento
Il regime fascista
La vittoria nella Grande Guerra veniva salutata con manifestazioni di gioia da ogni strato della popolazione. I Beneventani avevano offerto il meglio delle loro forze al raggiungimento dell’obiettivo e pensavano di trarne almeno ampia soddisfazione morale. In una terra scarsamente dotata di infrastrutture industriali e dal potenziale operaio irrilevante, le lotte sociali, altrove intense, non sviluppavano analogo turbinio.
La stessa rivoluzione fascista, nel 1922, si realizzava in un clima assolutamente pacifico. Aveva preso in mano la situazione una giovane “camicia nera”, lo studente Clino Ricci, dinamico e generoso, già distintosi in combattimento, che si affermava ben presto con indiscussa autorità. Adeguandosi alle direttive politiche del movimento dei Fasci, nel 1923 Ricci si trovava ad avere concentrate nelle mani amplissimi poteri al punto da detenere ben tre cariche chiave: regio commissario a palazzo Paolo V, fiduciario provinciale del PNF, console della milizia. Soprattutto quest’ultima responsabilità gli consentiva di esercitare il massimo potere nel Sannio.
Alle elezioni generali del 1924 l’opposizione era ormai ridotta ai margini della vita politica. Il “listone” della Destra poté vincere a mani basse – tra gli eletti figurava anche l’industriale Gaetano Alberti – raccogliendo quasi mezzo milione di voti in tutta la regione; nel Beneventano l’opposizione riuscì a contrastare in qualche misura la marea di consensi al partito governativo riportando a Montecitorio due figure notissime – il cattolico Giovanni Battista Bosco-Lucarelli (1881-1954)[1] e il liberale Raffaele De Caro (1883-1961) – ma il movimento fascista non conosceva più ostacoli e, tre anni più tardi, al censimento delle forze il PNF poteva presentare ben 11. 600 iscritti nel Sannio.
Sul piano amministrativo, intanto, il 16 gennaio 1927 era stato nominato il primo podestà della città nella persona di Matteo Renato Donisi (Arpaise, 1883-1959) che mantenne la carica fino al 22 luglio 1928. La sua chiamata doveva rivelarsi assai fattiva considerato che in precedenza aveva esercitato il mandato di sindaco e di commissario (praticamente, tra l’aprile 1924 e il gennaio 1927). Egli voleva fare di Benevento una “città-salotto”, dotandola anzitutto di un prestigioso spazio centrale. Notevole, a questo proposito, il progetto elaborato per ampliare piazza Roma da cui doveva essere visibile l’arco di Traiano con l’abbattimento di edifici (la chiesa del Gesù – che prima dava nome alla piazza –, palazzo dell’Aquila – l’attuale “galleria” Bosco-Lucarelli – le costruzioni prospicienti via Manciotti, le casupole di fronte all’arco), la costruzione di ampi porticati e la realizzazione di giardini e di un’esedra, mentre al centro della piazza sarebbe stato collocato il monumento alla Vittoria. Tuttavia, questa politica di fasti dette agio ai suoi detrattori di accusarlo di sperpero del denaro pubblico, determinandone l’allontanamento. In verità, va sottolineato che sotto la sua guida il bilancio del Comune riuscì prima a raggiungere il pareggio (1924) e poi addirittura a realizzare un avanzo reale di cassa (1925 e 1926).
A quell’epoca si deve il rifacimento di viale Principe di Napoli, l’ampliamento del cimitero, la realizzazione del campo sportivo, la sistemazione di piazza Roma secondo un progetto meno vistoso che richiedeva soltanto il sacrificio della degradata chiesa del Gesù ed i restauri del Teatro Romano. Di lì a breve, l’8 dicembre 1929, con una solenne cerimonia ed alla presenza del Re, veniva inaugurato il monumento ai Caduti, collocato – anziché in piazza Roma, come si era pensato in precedenza – nella sua attuale sede in piazza IV Novembre.
Una circostanza naturale – il terremoto del 23 luglio 1930, comunque dalle conseguenze non eccessivamente gravose – spinse gli amministratori a ripensare la struttura della città con il disegno di un nuovo piano regolatore affidato ad un giovane architetto dalla fama già incontrastata, Luigi Piccinato: il suo progetto, ben articolato, prevedeva tra le altre cose la costruzione di una città-giardino (da intitolare a Benito Mussolini, proclamato cittadino onorario nel 1924 e che avrebbe visitato la città nel 1935) nella zona compresa tra viale degli Atlantici e viale Mellusi. Riguardo al centro storico, prevaleva l’opinione di abbattere le costruzioni abusive sorte negli ultimi decenni e quelle di scarso valore artistico o storico per adibire a verde pubblico le aree in tal modo ricavate, rispettando anzi mettendo in maggior risalto i monumenti antichi. Purtroppo nessuno di questi disegni giungeva in porto, a parte l’inizio della costruzione del quartiere “Mellusi”, divenuto dopo la guerra ben altro che una città-giardino.
Durante il Ventennio la personalità che maggiormente si distinse sul versante della cultura fu il professor Alfredo Zazo (Benevento 1889 – Salerno 1987), complessa figura di studioso, ricercatore archeologico e docente universitario, insediato quale commissario prefettizio del Comune dal 1934 al 1938. Grazie alla sua tenacia a Benevento nacque finalmente un Museo – già auspicato dallo storico Theodor Mommsen sessant’anni prima – realizzato nell’ex convento di S. Sofia (sottratto ad un uso improprio) ove trovò collocazione una grande raccolta di reperti antichi. Nel 1928 lo stesso Zazo aveva fondato Samnium, rivista destinata a mantenere alta la tradizione culturale del luogo fino ai nostri giorni. Inoltre l’intensa opera pubblicistica dello studioso – nel dopoguerra per breve tempo di nuovo a capo dell’amministrazione civica – si è espressa attraverso circa 1600 titoli, tra saggi, studi ed articoli.
Dal punto di vista politico, tra i beneventani più noti va ricordato in particolare il senatore Arturo Bocchini (San Giorgio del Sannio 1880 – Roma 1940) temutissimo capo della polizia ed “inventore” dell’Ovra (la mitica e misteriosa – persino nel nome: Organizzazione Vigilanza Reati Antistatali oppure Organizzazione Volontaria Repressione Antifascismo – struttura poliziesca del regime cui aderì anche Luigi Pirandello). E sullo stesso versante ideologico il professore Giovanni Preziosi, pur non sannita a rigor di termini (Torella dei Lombardi 1881 – Milano 1945), che influenzava la regione con il suo pensiero tumultuoso: già sacerdote, abbandonava la tonaca per sposare la segretaria e dedicarsi in pieno agli studi filosofici; dopo il 1938 si immergeva nella campagna antiebraica diventando il massimo teorico italiano del razzismo; nella mussoliniana Repubblica di Salò assumeva la carica di ministro della Pubblica Istruzione; il 26 aprile 1945, bloccato in casa dai partigiani, preferiva togliersi la vita assieme alla moglie lanciandosi nella tromba delle scale. Va comunque rilevato che sul piano concreto la sua politica penetrava scarsamente nello spirito del popolo italiano, specialmente nel Mezzogiorno; in particolare nel Sannio, le leggi razziali erano destinate a restare senza seguito, considerata la totale assenza di ebrei nel territorio beneventano, analogamente a sole altre quattro province in Italia: quella di Reggio di Calabria e tre in Sicilia.
[1] Sulla sua figura cfr. Danila De Lucia, Giovanni Battista Bosco Lucarelli, Messaggio d’Oggi, Benevento 1996.


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