BREVE STORIA DI BENEVENTO DI GIANANDREA DE ANTONELLIS (XIV)
Gianandrea de Antonellis e la casa editrice Realtà Sannita, che ringraziamo, ci autorizzano a pubblicare uno studio sulla
storia della città di Benevento
Ai nostri giorni
Molte cose sono cambiate – sul piano delle strutture – negli ultimi anni. In particolare si ricorda la costruzione dell’Ospedale civile che copre il fabbisogno dell’intera provincia. Nel 1979 viene inaugurato lo stadio “Santa Colomba”, costruito nel giro di soli tre anni in sostituzione del vecchio (e glorioso: nel 1946 aveva visto la squadra di calcio promossa in “serie B”, ma problemi economici ne avevano impedito l’iscrizione alla divisione superiore) “Meomartini”: capace di 25.000 posti (ma potrebbe contenere senza rischi anche 30.000 spettatori) l’impianto appare sicuramente meritevole di ospitare una squadra di calcio di livello superiore a quelli frequentati negli ultimi anni. Ma la vita agonistica della città si esprime anche attraverso altri sport di squadra, come il rugby (la compagine locale ha a lungo militato nella massima divisione), la pallamano (con la squadra in A1) e la pallacanestro, sia maschile che femminile.
L’occasione più esaltante per riportare Benevento agli onori della cronaca nazionale riguarda il campo della cultura, grazie alla settembrina rassegna teatrale “Città spettacolo”, ideata nel 1980 da Ugo Gregoretti e proseguita con iniziative e mezzi sempre più vivaci. L’evento attira artisti di fama nazionale e internazionale, con una serie di “prime” italiane ed europee, permettendo la riscoperta di testi dimenticati e l’affermazione di originali novità. Ogni anno viene messa in risalto una specifica tematica (dal “teatro fantastico” della prima edizione al “teatro tetro ed atro”, sulla drammaturgia legata al grandguignol, fino al “teatro delle lingue morenti”, con la riscoperta di testi dialettali destinati all’oblio, e a quello basato sul dualismo “sacro-profano”). Secondo numerosi registi ed attori la rassegna “Città Spettacolo” consente di mettere alla prova giovani autori ed interpreti, diventando così un ideale trampolino di lancio per ogni nuova produzione. A tale scopo sono stati ripristinati il Teatro De Simone (all’interno dell’ex Collegio De La Salle), gioiello di fine secolo, e l’Auditorium S. Nicola, ricavato nell’omonima chiesa settecentesca, mentre è stato restaurato il Teatro comunale Vittorio Emmanuele e nell’area universitaria è sorto il capiente e moderno Auditorium Nicola Calandra (dedicato ad un operista beneventano del XVIII secolo).
In tema di nuove costruzioni vanno segnalati, sempre nella zona alta, gli edifici del nuovo Tribunale e dell’Inps con la funzione di promuovere il quartiere nato dopo il terremoto del 23 novembre 1980 che, pur facendo notevoli disastri, non ha colpito il Sannio con la stessa intensità della vicina Irpinia: solo due morti (anziani deceduti per lo spavento) e diffuse lesioni nell’edilizia del centro storico. Più gravi risultano i danni ai paesi confinanti con la provincia di Avellino: ad esempio Paduli oppure San Martino Sannita, andati distrutti in gran parte.
Travagli più intensi, invece, provengono dagli ambienti politici locali. Costantemente instabile si presenta la situazione amministrativa alle prese con ricorrenti crisi di giunta e con un turbinio di sindaci e assessori, a dispetto di una naturale e indispensabile continuità gestionale: tra i diciotto primi cittadini del dopoguerra soltanto due, Mario Rotili e Antonio Pietrantonio, sono riusciti a superare i cinque anni di lavoro, anche se attraverso più giunte. D’altro canto, per fortuna, la città subisce soltanto marginalmente l’inquietante fenomeno del terrorismo, sviluppatosi con tanta crudezza in altre regioni del Paese: l’unico evento che colpisce direttamente Benevento consiste nel barbaro assassinio, avvenuto però a Napoli, del giovane assessore regionale Raffaele Delcogliano, trucidato dalle Brigate Rosse il 27 aprile 1982.
Cambiando argomento, nel 1978 scompare uno storico ente cittadino: l’antico Monte Orsini, prima inglobato in un istituto bancario regionale e poi confluito in una banca nazionale. Era stato creato nel 1694 da Benedetto XIII con il nome di Monte Frumentario per venire incontro alle esigenze produttive locali: in particolare l’istituzione anticipava agli agricoltori poveri i mezzi per seminare le terre prese in fitto. Inoltre il Monte Orsini svolgeva un’intensa opera di finanziamento di ogni altra attività rurale, soprattutto delle coltivazioni di tabacco, che per secoli hanno determinato e tuttora costituiscono il settore di maggiore reddito dell’agricoltura beneventana (la qualità del tabacco sannita era considerata ottima, pari a quella famosa della provincia di Lecce). Più tardi, con la sezione Pegni, a questa finalità si aggiunse quella di tutelare dalle estorsioni degli usurai: il Monte beneventano elargiva i prestiti al tasso del 3% (al contrario di tutti gli altri Monti su pegno italiani, che richiedevano il 5%) e, nonostante il minimo margine, riuscì a dotarsi di un notevolissimo patrimonio.
Invece ulteriore lustro alla città proviene dall’apertura della Scuola Allievi Carabinieri, nei locali dell’ex seminario (al termine di viale degli Atlantici), dalla nascita del Conservatorio di Musica (sorto come succursale di quello napoletano di S. Pietro a Maiella e resosi autonomo nel 1988) e dalla istituzione, in via di sviluppo in questi anni, di una Università, collegata a quella di Salerno, con le facoltà di Giurisprudenza, Ingegneria, Economia (con un corso specialistico per la gestione dei servizi turistici tenuto a Buonalbergo), Scienze matematiche, fisiche e naturali (dislocata a Paduli).
Sul piano storico si ricorda un evento rimarchevole: il 2 luglio 1990, ad oltre centoquaranta anni dall’ultimo pontefice (era stato Pio IX nel 1849), Giovanni Paolo II compie una visita pastorale alla città e nell’occasione inaugura il nuovo seminario regionale, sorto a pochi passi dal vecchio.
Senza dubbio, una grossa lacuna per Benevento – uno dei pochi capoluoghi di provincia in Italia ad esserne privo – è derivata dalla mancanza di un proprio quotidiano. Molte le emittenti radio e televisive, numerosi i periodici e le riviste, ma nessun giornale esclusivo per seguire e commentare i fatti della provincia. Tale carenza viene quantitativamente colmata nel 1996 dall’uscita de Il Sannio quotidiano. La città, comunque, appare pervasa da un forte desiderio di cambiamento. Ciò risalta da due elementi: da un lato il movimento di opinione che vorrebbe separare la provincia beneventana dalla Regione Campania o per entrare nel Molise (progetto “Molisannio”) o per creare una nuova entità (progetto “I due Principati”, assieme alle province di Avellino e Salerno); dall’altro, la determinazione a tagliare i ponti con il vecchio apparato partitico fondato sui notabili (tra l’altro, l’elezione plebiscitaria di Pasquale Viespoli alla carica di sindaco nel 1993, la prima volta con voto diretto per il primo cittadino, sembra riflettere questo stato d’animo).
Ma il progetto “neosannita” ha trovato il veto dell’amministrazione regionale molisana ed il sogno di un rinnovamento amministrativo comunale si è spento nel 2006, con il ritorno al potere della classe politica democristiana, in alleanza con la sinistra.


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