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Brevi considerazioni sulle teste apotropaiche di Castel Morrone

Posted by on Feb 24, 2026

Brevi considerazioni sulle teste apotropaiche di Castel Morrone

Andrea A. Ianniello

Le teste apotropaiche sono una tradizione antichissima, legata, direttamente, al significato simbolico della testa. Qui vorrei dir qualcosa sulle “teste apotropaiche” di Castel Morrione, in particolare rimandando ad un link sul tema, pur essendo davvero pochissime rimastene ormai! E, chiaramente, Castel Morrone non è certo l’unico posto dove qualche “vestigia” di detta tradizione sia rimasta; per esempio, spesse volte le teste venivano trasformate nei mascheroni, che si pongono alle porte: qualcosa n’è rimasto a Cerreto Sannita, dove, comunque, ne sono rimaste pochissime, mentre, un tempo, fino al terremoto degli anni Ottanta del secolo scorso, era il paese dei mascheroni.

Si pongono alle porte le teste (o, laddove la “sostituzione” sia ormai avvenuta, i mascheroni) oppure alle finestre; insomma: per loro mezzo, si “segnano” i passaggi – i “passaggi” son sempre il “momento pericoloso” –; e, poiché si pongono ai (o nei) punti di passaggio, hanno quindi un senso “apotropaico”. Che cos’è in effetti, inevitabilmente qui “semplificando” – ma per farsi capire –, l’ “apotropaico”? Che cosa significa? Facciamo un esempio per capirci: la porta è la necessaria apertura, da essa però possono entrare – come anche uscire, chiaro, ma è l’ entrare il problema qui – sia influssi “buoni” che influssi “cattivi”.

Come si fa, dunque, a fermare, o almeno a controllare, tal influsso, quando malefico? Con una forma che “spaventi” le cose “cattive” in entrata! Queste forze “malefiche” possono mettere paura: mettiamo paura dunque a ciò che mette paura! Questo, detto “in soldoni”, è il significato dell’ “apotropaico”. Di conseguenza, figure animali, spesso spaventose, o qualche oggetto che scacci l’influsso malefico (tra i quali, senza dubbio, il fallo – detto spesso, significativamente, “fascinum” – che si vede in antiche case romane) oppure il cane. Il famoso “Cave Canem” altro non è se non l’ultimo riflesso di quest’uso antichissimo.

Sui portali delle chiese spesso vi sono figure mostruose, che da un lato vogliono “dire” che tali forze non possono entrare in un luogo consacrato, ma che anche significano che tali forze, potenzialmente malefiche, sono scacciate da figure altrettanto spaventose. Vi è, in effetti, un vasto “campionario” di figure “apotropaiche” da cui trascegliere, la scelta venendo fuori, tuttavia, mai da una decisione casuale o “estetica” oppure arbitraria. Vi è sempre una ragione. Una ragione spesso non evidente, certo, e questo è “il” punto che rende questi temi poco accettati: e tuttavia vi è sempre una ragione.

Detto questo, perché le teste? Questa è la questione che vado, in breve, chiaro, esaminando nel testo il cui link è il seguente:

https://www.academia.edu/145702443/Castel_monroe_correzioni_2020_

Il “caso di studio” è Castel Morrone. Ciò era dovuto al fatto che, in quel momento, era in corso, in quel paese, una manifestazione cui ero stato invitato, e questo è lo scritto per quell’occasione, nella quale scelsi quel tema; lo scritto non fu pubblicato mai, ed è stato salvato sul web. Il tema è molto interessante, anche se all’epoca (2019) mi limitai a dirne solo alcune cose, applicandole però al “caso” di Castel Morrone, cioè al caso specifico. Ma in realtà si può applicare a tanti altri casi.

Per finire, un’ultima osservazione: i passaggi. Tanto nello spazio quanto nel tempo – per esempio, i passaggi della vita individuale così come i passaggi d’epoca –, le fasi di passaggio sono considerate, nel mondo del simbolismo, come potenzialmente dei momenti pericolosi. Durante queste fasi, gli esseri nascosti, e potenzialmente “malefici”, possono venir fuori da una qualche frattura, sempre possibile: si vedano, in tal senso, le feste carnevalesche. Tali forze vanno esorcizzate, una volta che ormai siano venute fuori, o “fermate” dal venir fuori, cioè controllate. Nel primo caso, si fa uso di un esorcismo – da sorcio, cioè liberar dai topi una casa, guarda caso! –, mentre, nel secondo caso, quello dell’ “apotropaico” appunto, si usano delle figure spaventose per “far spavento” al male, potenziale, che ogni “fase di passaggio” corre il rischio d’evocare, tanto volontariamente quanto non volontariamente …

La cosiddetta “volontarietà” – nell’ “evocazione” del “male” – conta zero: non si tratta qui di legge, o di regole: qui, accidentalmente, si possono “mettere in moto” delle forze capaci di arrecar danno, pur senza che alcuno lo voglia in modo esplicito. Poi, certo, vi è anche il male voluto esplicitamente, ma non è sempre questo il caso, chiaramente. Detto altrimenti: un “male” posto “in moto” involontariamente non è affatto meno pericoloso di uno posto “in moto” volontariamente! Il problema è che “in moto” è stato posto, è cioè stato risvegliato e stimolato; ora, o questo “male” lo si ferma prima che si sviluppi, dunque lo si controlla, ed ecco l’ “apotropaico”, oppure si è ormai già sviluppato, e dunque va “scacciato”, ed ecco l’ “esorcizzare” per l’appunto.

 Qui abbiam parlato, molto in breve, del caso in cui detto “male” non si è sviluppato e quindi va “tenuto alla larga” dalle figure apotropaiche, tra le quali le teste, che poi è il caso specifico.

foto di Giuseppina Vallefuoco

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